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Pantaleo: ‘Pensavamo di lasciare un segno..’ invece Sulmona ancora senza monumento alla Brigata Maiella

Sulmona (Aq). Quasi un ventennio chiuso in un cassetto, così è ammuffito il progetto del monumento alla Brigata Maiella. Nonostante gli incontri e le promesse, persino rinnovate, la scusa è sempre pronta per non ricordare ‘come si deve’ la Brigata Maiella. Residui di lapidi e lastre crepate su strade devastate dedicate ai patrioti, questo a Sulmona è ricordare?

Aggiornamento 1 e 2 

Pratola (Aq) Giardino Brigata Maiella a sinistra del sindaco de Crescentiis, il patriota Gilberto Malvestuto

Non una lapide, nella città ce ne sono già troppe e non in buone condizioni. La questione del monumento alla Brigata Maiella si trascina da 17 anni perché una volta occorre progettare, poi accordarsi, un’altra aspettare per poi riprogettare e dopo ancora convocare la commissione Toponomastica e ancora il parere  della commissione cultura, dopodiché eventualmente, l’autorizzazione, forse. Così tra una dimissione contestuale e l’altra dei consiglieri comunali, cadono i sindaci e le speranze di ricordare la formazione partigiana. Alla fine, quando sembra tuttapposto ecco l’assurdo: il sito individuato per accogliere il monumento è già pieno come un uovo. Non c’è spazio e del monumento alla Brigata Maiella nemmeno l’ombra. Bella riconoscenza nei confronti di chi, nella seconda guerra mondiale, sacrificò la vita per liberare gli altri. Così, affidare il ricordo della grande formazione partigiana a qualcosa che richiami almeno l’attenzione di giovani e distratti sulmonesi non è possibile e il monumento alla Brigata Maiella resta scolpito solo nel cuore di quei pochi che restano a difendere la formazione e quei pochissimi della Brigata Maiella che sono in vita. Tra questi patrioti a chiedere che si dia luce e ricordo alla storica formazione è Ennio Pantaleo che, a 14 anni, da volontario ha combattuto per liberare tutti noi. Perché realizzare il monumento proprio nella città di Sulmona? Perchè è stata uno snodo importante per liberare il Paese. Nel 1944 dall’entroterra abruzzese aderirono alla Formazione partigiana in tanti che si raccolsero in città e la brigata avrebbe ancora combattuto al fianco degli alleati. Caduto il protettorato inglese, proprio a Sulmona, la Maiella si è ricostituita in senso militare.

Nei libri di scuola non se ne parla. La città dei confetti ha avuto un ruolo decisivo (liberata a giugno) perché nella patria di Ovidio la Brigata Maiella viene rifondata. A Sulmona c’è stata una prima sommaria vestizione. In breve si provvide a selezionare i tanti volontari che si fecero avanti per combattere contro l’invasore tedesco mettendo a repentaglio la vita per il bene della comunità. Una volta riformata, la Brigata fu dotata di mezzi per ripartire, quasi sufficienti per combattere. A Recanati viene persino dotata di un cappellano e si dotano i maiellini di vestiario uniforme e di un corredo. La Brigata Maiella dal 18 giugno 1944 e sino al termine delle ostilità è stata sul fronte italiano ed era parte organica del 2° Corpo Polacco.

Documento dal sito dell’Associazione Brigata Maiella

La sezione di Sulmona dell’associazione nazionale Brigata Maiella, medaglia d’oro al valor militare, contribuirà di certo alla realizzazione del monumento, ma gli amministratori comunali che si succedono alla guida della città sembrano non avere interesse se del progetto del monumento se ne parla e se ne parla soltanto, almeno dal 2000. Alla formazione aderirono circa 350 uomini (12 di Cansano, 8 di Castelvechio Subequo, 32 di Corfinio, 5 di Introdacqua, 5 di Pacentro, 13 di Pettorano sul Gizio, 37 di Popoli, 108 di Pratola Peligna, 38 di Prezza, 12 di Raiano, 150 erano sulmonesi e per  2/3 giovani con meno di 20 anni. Per intenderci, i ragazzi che hanno questa età oggi sanno questo? No, bene il monumento servirebbe anche a domandare ciò che oggi non viene nemmeno pensato perché la Brigata Miella, a parte le cerimonie ufficiali, è praticamente invisibile.

Il primo progetto. Si parlava di riqualificazione di piazza Brigata Maiella, si pensava in grande durante l’amministrazione Ranalli non solo per un monumento ai patrioti, ma per dare lustro e decoro a quell’angolo trasandato del centro storico. Niente da fare, dalle dimissioni obbligate del sindaco resta il solito parcheggio a pagamento strumentale all’ufficio centrale delle poste sulmonesi e all’istituto di credito. Per l’amministrazione Casini poi quella piazza è improponibile per un monumento alla Brigata Maiella, le ragioni restano sconosciute. A dicembre in un incontro spuntano pure le commissioni, già coinvolte, si cambiano le carte in tavola e a gennaio il nulla di fatto. Altra prospettiva e il progetto viene ridimensionato.

I luoghi per realizzare, in alternativa, almeno un monumento. Villa comunale, la seconda piazza retrostante il tribunale, la strada che porta al liceo Ovidio e liceo Fermi, un’ampia scelta, ma il Comune propende per la villetta di Porta Napoli. Siepi, cabine elettriche, alberi, giochi per bambini, panchine, monumenti all’ingresso della ex caserma Cesare Battisti, fontanella, contenitori per rifiuti, cartelli per le affissioni e marciapiedi strettini non farebbero respirare sin da ora dinanzi al futuro manufatto artistico. Sull’arte puntano all’associazione Brigata Maiella, per la realizzazione sell’opera.

Ennio Pantale (Foto Trozzi tutti i diritti riservati)

“Quando vado nelle scuole per ricordare la storia della Brigata Maiella i ragazzi cadono dalle nuvole – dice Pantaleo e degli atti di eroismo della Brigata Maiella poco si studia “.. ma e vero?” domandano i giovani studenti al Partigiano che racconta, a Sulmona è un pezzo che non lo invitano a parlare alle classi. Copriva 20 km di fronte la Brigata Maiella, ma la sua attività risulta solo in qualche testimonianza polacca, messa in ombra dalle formazioni militari del Regio Esercito perché, nonostante l’esiguo munizionamento e l’insufficiente armamento, i patrioti morivano, ma vincevano e liberavano con poco. Erano destinati al macello e invece liberarono città dopo città come Pesaro e Bologna, mentre gli altri facevano a gara per chi dovesse entrare per primo in quelle liberate. Il potere politico ha reso importanti gli altri corpi mentre sulla Brigata (avanguardia.. fanteria .. guerriglia) tutto tace, ancora oggi.

A Bologna non esiste una lapide per la Brigata, ma un grande monumento. L’idea del monumento a Bologna parte proprio da Ennio Pantaleo, il più giovane dei Patrioti della Brigata: “Noi pensavamo di lasciare un segno permanente e invece..” non ci sono parole!

mariatrozzi77@gmail.com


Vi presento la Brigata Maiella

Relazione Polacca

La Brigata Maiella venne organizzata gradualmente mediante la fusione di taluni gruppetti di partigiani. Da un minimo di 200 uomini del novembre-dicembre 1943 la consistenza numerica sella Maiella raggiunse un migliaio di uomini nel periodo dall’ottobre ’44 al giugno ’45. Durante la campagna adriatica del 2° Corpo polacco, la Maiella procedeva spesso all’assorbimento di formazioni locali di partigiani, raggiungendo talvolta e per breve tempo una consistenza di 2 -3 mila uomini. La costituzione della “Maiella” risale al tempo della stabilizzazione del fronte sul fiume Sangro nelle montagne abruzzesi, e cioé nel novembre – dicembre 1943. In tale epoca il settore occidentale della Ottava Armata si venne a trovare su un terreno non idoneo ad azioni belliche di rilevante importanza e pertanto le opposte forze limitavano le proprie attività alla sorveglianza delle principali linee direttrici di marcia. A causa della intermittenza delle piante topografiche della regione e della insufficiente rete stradale, le parti combattenti utilizzavano elementi locali in un primo tempo come guide e, successivamente, con compiti autonomi quali quelli di sentinella, avamposto. La crudeltà e il comportamento dei tedeschi inducono le simpatie di quelle popolazioni verso gli alleati, provocandone l’odio a causa delle requisizioni, delle espropriazioni e di altre repressioni, quali la distruzione di case, arresti e fucilazioni. Perciò quei montanari, offrendo la loro collaborazione agli alleati, sono guidati spesso da un desiderio di vendetta e cercano la possibilità, essendo rimasti privi delle loro case e dei mezzi di sussistenza, di superare le difficoltà del momento mediante l’aiuto delle forze armate alleate. D’altra parte la collaborazione viene pure offerta da numerosi giovani, in maggioranza studenti, unicamente spinti dall’impulso patriottico. Il 5° Corpo Britannico, schierato lungo l’ala occidentale della Ottava Armata, si giova largamente di tale apporto della locale popolazione, stimolando ed organizzando il movimento dei partigiani secondo le direttive del Comando Supremo Alleato. A tale scopo il comandante di detto 5° Corpo destina il maggiore Wigram, assistito da 3 ufficiali. Il maggiore Wigram si accinge subito all’opera di organizzazione dei reparti volontari di partigiani che, in un primo momento, erano costituiti da piccoli gruppi di 10-15 uomini che fornivano al 5° Corpo delle guide, ove occorresse, o che sorvegliavano di propria iniziativa sentieri e passi delle montagne. Il 5° Corpo contraccambia fornendo, secondo le possibilità, il vettovagliamento. I partigiani devono procurarsi le armi che risultano spesso insufficienti. Non possiedono divise e portano soltanto coccarde dai colori nazionali italiani sulle giubbe o sui berretti. Nel dicembre 1943 alcuni gruppi isolati di partigiani che agiscono nel settore del 5° Corpo vengono riuniti in uno speciale reparto denominato Banda Maiella dall’omonimo massiccio montuoso dell’Abruzzo. Notevole apporto reca a tale reparto l’avvocato Ettore Troilo, patriota italiano, di fede politica democratica e già segretario dell’onorevole Giacomo Matteotti. Il capitano Troilo raccoglie i volontari, li pone in evidenza e si mette in rapporto con le autorità italiane. Nel frattempo il maggiore Wigram, assistito dagli ufficiali inglesi capitano Lamb, tenente Filliter e tenente Aixell dirige l’organizzazione, l’utilizzazione e l’attività della Maiella.

Gennaio e febbraio 1944 la Maiella conduce alcune azioni dimostrative di pattuglia. Durante una di tali azioni cade il Maggiore Wigram e perciò il comando della formazione viene assunto dal Cap. Lamb. Allorquando  il 2° Corpo polacco sostituisce il 5° Corpo, il grosso della Maiella” passa, in data 15 giugno 1944, a Sulmona (sulla strada Pescara-Roma, 68° chilometro). L’organizzazione e la struttura della Maiella così si presenta in quel tempo:

  • f.f. di comandante il cap. Lamb;
  • 2 ufficiali di linea, il ten. Filliter ed il tenente italiano Domenico Troilo;
  • comandante del plotone di amministrazione (cioè della base) il cap. avv. Troilo.

 Complessivamente risultano 280 uomini organizzati in gruppi di combattimento autonomi di varia consistenza numerica e in più il plotone di amministrazione. In effetti ad ogni azione sono in grado di partecipare non più di 100 uomini, essendo gli altri malati o senza scarpe o vagabondi in cerca di viveri. L’armamento della Maiella si presenta notevolmente vario e insufficiente. Di regola tutti gli uomini sono in possesso di fucili, mentre ogni gruppo di combattimento è dotato di una oppure 2 mitragliatrici leggere e di 3 o 4 pistole mitragliatrici. Gli uomini, sono individualmente forniti di 2-3 bombe a mano. Armamento di fabbricazione italiana, tedesca, greca, inglese, ciò rende notevolmente difficoltosa la fornitura di munizioni. La Maiella non ha propri mezzi di trasporto né mezzi di collegamento. In seguito al turno di riposo del 5° Corpo, resta sospesa la questione della Maiella, dato che non si conosce se il 2° Corpo accetterà tale formazione. L’idea di destinare la Maiella sotto il Cil (Comando italiano di liberazione) ha incontrato una decisa ostilità da parte dei partigiani e se le ragioni sono conosciute i patrioti purtroppo non le svelano. Il comando del 5° Corpo nella metà di giugno 1944 rivolge al comando del 2° Corpo Polacco la proposta di accettare la Maiella per utilizzarla successivamente in operazioni belliche. Il Corpo Polacco attraversa in quel momento una crisi determinata dalle sanguinose perdite subite nella battaglia di monte Cassino. La situazione si presenta più difficile a causa del lungo settore affidato al 2° Corpo. Il Comando e il capo si Stato maggiore del 2° Corpo in un primo momento assumono un atteggiamento piuttosto negativo sull’incorporazione della Maiella, soprattutto a causa dell’assenza di una solida base nell’organizzazione di tale formazione. Influiscono anche le mutate condizioni di attività in quanto i partigiani, lontani dalle proprie residenze, non offrono più un notevole ausilio quali guide o pattuglie. Con l’allontanamento degli uomini dalle loro case, occorre seriamente provvedere al loro mantenimento. Prima di decidere, si esaminaattentamente la questione, il capo di Stato maggiore del Corpo polacco invia presso la Maiella, il 16 giugno, il tenente colonnello Wilhelm Lewicki. Questi ha la missione di studiare la questione, particolarmente per quanto concerne il rendimento bellico della Maiella e la possibilità di poterla utilizzare nelle preordinate operazioni del 2° Corpo. Contemporaneamente il capo di Stato maggiore Wisniowski propone all’inviato di assumere il comando della Maiella qualora la missione abbia risultato positivo. Lewicki si reca immediatamente a Sulmona dove tiene una serie di conversazioni con ufficiali e soldati della Maiella e prosegue nell’organizzazione, assume il comando della formazione stessa, pur considerando appieno le difficoltà ed il rischio che siffatta opera comporta. Il 17 giugno Lewicki si reca nuovamente a Sulmona ove, dopo un incontro con i capitani Lamb e Troilo, riunisce tutta la brigata Maiella al fine di discutere la questione del passaggio della formazione sotto il comando del 2° Corpo Polacco. Dopo aver esposto ai convenuti la situazione nella quale è venuta a trovarsi la Maiella in conseguenza del trasferimento del 5° Corpo, Lewicki interpella i partigiani per conoscere se desiderino continuare a combattere al comando del 2° Corpo Polacco. Nello stesso tempo Lewicki espone loro le principale condizioni e cioè: 

  • il comando viene assunto dal Ten. col. Lewicki, avente quale sostituto il cap. Lamb; 
  • tutti i partigiani dichiareranno di obbligarsi a combattere insieme con il 2° Corpo fino ai confini settentrionali dell’Italia;
  • verrà imposta la più assoluta disciplina militare; rafforzamento della consistenza della Maiella agli effettivi di un reggimento di 900 1000 uomini. 

Da parte sua il Corpo polacco assume l’onere del vettovagliamento e, secondo le possibilità, procurerà le uniformi e soprattutto le calzature che sono soggette a forte consumo a causa delle operazioni in terreno montagnoso. Il 18 giugno il Capo di S.M. approva tali condizioni, mentre il Comandante del 2° Corpo procede alla nomina di Lewicki a comandante della Brigata Maiella. Il 18 giugno viene dedicata dal nuovo comandante al febbrile lavoro preparatorio di organizzazione per trovare un ufficiale o un sottufficiale da assegnare al vettovagliamento, una certa quantità di calzature nonché qualche mezzo di trasporto per i viveri. Per la benevola e piena comprensione del quartiermastro del 2° Corpo e dei capi dei singoli servizi è possibile compiere tutto in un sol giorno. Il mattino del 19 giugno Lewicki torna a Sulmona con tre autocarri, viveri e scarpe. Il 19 giugno viene dedicato alla parziale riorganizzazione e ai preparativi di marcia.

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