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Pericolose, tossiche e radioattive. Ecco le sostanze trattate nei Laboratori di fisica Nucleare del Gran Sasso vicino alla captazione dell’acqua potabile

Abruzzo. Quattro pagine, una sfilza di materiali inquietanti riempiono l’elenco aggiornato delle sostanze usate nell’Istituto nazionale di fisica nucleare, il rischio? La captazione dell’acqua per dissetare mezza popolazione d’Abruzzo si fa proprio lì, nel cuore gigante degli Appennini. 

Materiali pericolosi, tossici e radioattivi usati in gran quantità dall’istituto scientifico del Gran Sasso vicino ai punti di captazione per l’acqua potabile che tratta anche Argon o Azoto, gas dagli effetti asfissianti usati all’interno di un laboratorio sotterraneo. Quanto basta insomma per provocare incidenti a effetto domino sugli apparati che utilizzano materiali ad alta tossicità. Per le altre sostanze, si tratta di 1.040 tonnellate di Nafta pesante, 1.292 tonnellate di Trimetilbenzene, (Pseudocumene, neurotossico) 45 sorgenti radioattive, dal Cesio137 all’Americio241 (3 rilevanti) seppur utilizzate in appositi contenitori. Ciò preoccupa perché il Gran Sasso preserva uno dei patrimoni idrici più importanti d’Europa che non può essere messo a rischio dalle sostanze trattate dal laboratorio ideato da Antonino Zichichi. Nel 1982 i locali vengono costruiti assieme al traforo autostradale del Gran Sasso. Dopo 5 anni venne eseguito il primo esperimento, da qui cominciano i problemi. L’ultimo allarme a fine agosto quando le acque della falda del monte risultano inquinate da Diclorometano (DCM), per attività legate ai laboratori di fisica nucleare, esattamente tra il 30 agosto e il 2 settembre. L’incidente non ha rappresentato un pericolo per la salute pubblica, assicurano dalla Ruzzo, società che gestisce la risorsa idrica in alta quota, ma solo 3 mesi più tardi e grazie alla testardaggine di alcuni giornalisti si viene a conoscenza dell’incidente per un documento della Regione in cui si tratta dell’emergenza sull’Isola del Gran Sasso (Te).

L’elenco aggiornato è stato ottenuto con un accesso agli atti alla Asl che avendolo negato, in un primi momento, con la scusa che gli atti erano stati inviati in procura li riteneva già sottoposti a segreto istruttorio, quando invece ancora nessuna inchiesta è stata aperta dal magistrato. Dopo non poche reticente vengono dunque consegnate le 4 pagine che confermerebbero come i punti di captazione del Gran Sasso non rispetterebbero l’art. 94 del Testo unico dell’ambiente in riferimento alle distanze da rispettare in  presenza di sostanze chimiche, pericolose o radioattive, ma anche agli obblighi relativi alla Zona di tutela assoluta, ossia 10 metri dal punto di captazione, e alla Zona di rispetto, ovvero una distanza di 200 metri dal luogo in cui i materiali pericolosi sono trattati. Un servizio giornalistico del programma Le Iene (Italia 1 – Mediaset) e le risposte dell’Istituto superiore di sanità a dell’Azienda sanitaria locale teramana, dopo tanta ritrosia, confermano quanto sospettato sulla sicurezza e regolarità dei punti di captazione del Gran Sasso che riforniscono acqua a centinaia di migliaia di persone. Proprio per l’elenco di sostanze tossiche e radioattive impiegate nei laboratori, l’istituto di fisica nucleare del Gran Sasso è ufficialmente a rischio di incidente rilevante sulla base della direttiva comunitaria Seveso 3 (ter). Tra i problemi, mancanza di trasparenza, la scarsa documentazione a disposizione sulle attività e gli incidenti relativi alle sostanze pericolose impiegate nell’impianto, il fatto che per la gestione dell’acqua potabile la legge impone la prevenzione e trattare materiali tanto pericolosi a poca distanza dai punti di captazione è un grande problema. L’uso di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose per gli ambienti acquatici e sostanze radioattive all’interno di un vero e proprio serbatoio di acqua come il Gran Sasso, che rifornisce sorgenti a decine di chilometri di distanza (sino al fiume Tirino – Sorgenti del Pescara), è un rischio in caso d’incidente rilevante per gli effetti che si estenderebbero su un’area vastissima e di per sé già vulnerabile.

mariatrozzi77@gmail.com 


All’origine delle scie. Nel centro Ettore Majorana, tempo fa, è stato presentato un progetto di geoingegneria ambientale per l’Europa. Nell’agosto 1997 a Erice in Sicilia, dal 20 al 23 agosto venneorganizzato proprio dal fisico Zichichi il 22nd International seminar on planetary emergencies. Global warming and Ice Ages (riscaldamento globale e glaciazioni: I. Prospects for physics-based modulation of global change. La guerra non convenzionale, proibita dalla Convenzione Onu Enmod dal 5 ottobre 1978 porta il seguente titolo: Global warming and oce ages: I. Prospects for physics-based modulation of global change ossia Riscaldamento globale ed era glaciale: I. Le prospettive per la modulazione basate sulla fisica del cambiamento globale. Che qualche esperimento del genere sia stato prodotto nei laboratori, non è dato sapere, ma si può ipotizzare. 


Documento ufficiale Istituto nazionale fisica nucleare

Materiali pericolosi e radioattivi trattati nei laboratori del Gran Sasso

Archivio


Disciplina delle aree di salvaguardia delle acqua superficiali e sotterranee destinate al consumo umano
I 4 commi art.94 del d.lgs.152/2006
3. La zona di tutela assoluta è costituita dall’area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni: essa, in caso di acque sotterranee e, ove possibile, per le acque superficiali, deve avere un’estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione,deve essere adeguatamente protetta e dev’essere adibita esclusivamente a opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio.
4. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d’uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia dell’opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare, nella zona di rispetto sono vietati l’insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività: 
a) dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;
b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l’impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;
d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade.;
e) aree cimiteriali;
f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;
g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione dell’estrazione ed alla protezione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;
h) gestione di rifiuti;
i) stoccaggio di prodotti ovvero, sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;

l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
m) pozzi perdenti;
n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. É comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta.

5. Per gli insediamenti o le attività di cui al comma 4, preesistenti, ove possibile, e comunque ad eccezione delle aree cimiteriali,sono adottate le misure per il loro allontanamento; in ogni caso deve essere garantita la loro messa in sicurezza. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto le regioni e le province autonome disciplinano, all’interno delle zone di rispetto, le seguenti strutture o attività:

a) fognature;
b) edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;
c) opere viarie, ferroviarie e in genere infrastrutture di servizio;
d) pratiche agronomiche e contenuti dei piani di utilizzazione di cui alla lettera c) del comma 4.

6. In assenza dell’individuazione da parte delle regioni o delle province autonome della zona di rispetto ai sensi del comma 1, la medesima ha un’estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione.”

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