La verità vi prego sulla Tap. La Puglia difende molto più degli ulivi. Emiliano niente Gassate!

Metanodotto esploso il 3.6.15

Infrastrutture della disonestà addosso ai cittadini di buona volontà in lotta contro le multinazionali che costringono l’ambiente nell’imbuto delle opere strategiche. Attorno a questo secolo buio, inquinato dai padroni, vorticano interessi tali da sommergere il ghiaccio dell’Antartide con tanto oro nero da imbrunire il Polo Sud intero. La Puglia è in rivolta, ma non difende solo gli alberi, in gioco c’è molto di più!

Nasce il Coordinamento nazionale NoTubo per unire NoTap, NoSnam NoStoccaggioGas

Tap e Rete adriatica senza soluzione di continuità Report-age.com 2014
Tap e Rete adriatica il tracciato dell’unica anaconda che attraverserà i crateri sismici senza soluzione di continuità

Riprendiamo il filo del discorso. Cominciamo a chiarire partendo da un assunto. Da San Foca, Trans adriatic pipeline si allungherà sul tacco dello stivale e la Tap si aggancerà ad un’altra enorme condotta. Proprio da lì infatti partirà il metanodotto Rete adriatica. Le manifestazioni di protesta in Puglia ci riguardano da vicino, da molto vicino riguardano anche le regioni, non solo i comuni, attraversati da questa prima condotta, ma anche quelle che presto saranno intubate lungo la dorsale Appenninica in aree a massimo rischio sismico, per volontà di sua maestà Snam.

Non solo disinformazione, ma destrutturazione dello spirito critico perché sia annichilito, questo è dare notizie oggi. In queste ore, sulla rivolta pugliese, il messaggio che passa è solo quello dell’espianto degli ulivi secolari, che qualche tempo fa si volevano far passare per malati gravi e irrecuperabili di xylella. Il lavaggio del cervello va fermato perché sta pericolosamente prosciugando chi subisce le manipolazioni dell’etere e, nell’ipnosi del Tg, avvista fantasmi spettrali rimanendo distante dalla verità e dalla realtà. Corriamo ai ripari, non è solo una questione di ulivi da espiantare. I pugliesi, da San Foca a Melendugno non stanno lì a proteggere semplicemente delle piante, ma cercano di evitare di essere colonizzati. Se non ci uniamo alla loro protesta, nessuno continuerà la nostra. Come hanno fatto notare più volte i Comitati ambientalisti, sono proprio i comuni del cratere sismico, dei terremoti di agosto e ottobre 2016, quelli attraversati dal tubo del Rete adriatica Brindisi-Minerbio. Persino l’Aquila, capoluogo della regione Abruzzo, reduce dal devastante terremoto del 6 aprile 2009, viene intubata dalla condotta della Snam. Silenzio però, perché l’Eni ha finanziato il restauro dell’abbazia di Collemaggio. Che dire poi di Sulmona (Aq), alle pendici del monte Morrone, su una faglia a 2 linee parallele, lunga 23 km da Pacentro (Aq) a Popoli (Pe). Proprio nella Patria di Ovidio, il poeta latino che cantava delle gelide acque dell’entroterra abruzzese, si costruirà una centrale di spinta che per 2/3 sarà realizzata sotto terra, a molto meno di 15 km di profondità si ricongiunge la frattura del Morrone individuata tra le più pericolose d’Italia proprio dai geologi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Non è tutto. Ad appena 20 km di profondità dalla superficie della centrale c’è quello che alcuni geologi, in uno studio del 2004, individuavano come il sovrascorrimento dell’Abruzzo Citeriore.

Deviare dal tema principale, spostare l’attenzione dal rischio agli ulivi da espiantare è assurdo. Un vizio di regime? Il problema per questo lungo serpentone progettato per avvolgere l’Italia, a servizio esclusivo dell’Europa e della Snam, è anche quello di rappresentarne i connotati garantendo una corretta informazione. L’anaconda trasporterà metano e nonostante insistano sul fatto che la struttura è sicura, sappiamo benissimo che il rischio non è mai pari a zero, soprattutto in questi territori così trasandati. Siamo umani, di esplosioni di condotte ne abbiamo avute abbastanza anche in Abruzzo, a Mutignano di Pineto, in provincia di Teramo, quel giorno era maltempo. Il rete adriatica raggiungerà il Nord per il commercio del metano, da vendere all’Europa. Con profitto esclusivo per la multinazionale, solo rischi invece per le popolazioni che lo subiscono sin da ora. Seconda questione, perché tutti questi gasdotti? Soldi nostri, bollette che lievitano per i costi fissi giustificati da un’opera che farà della Snam l’hub del trasporto del gas naturale. Intanto, i consumi di metano sono al minimo storico. Le fonti di energia alternativa avanzano e crescono di misura, nonostante siano stati cancellati incentivi e agevolazioni, il sole invincibile non spegne l’Italia! La Germania inoltre non ne vuole più sapere di questo tracciato, gli interessi sono altri.

In Abruzzo intanto tutto è silenzio in questi giorni. Assordante il silenzio delle amministrazioni comunali sia in termini di solidarietà ai sindaci che alle popolazioni salentine. Meditate gente, meditiamo!

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