Niente centrale biomasse a Bazzano, dopo 8 anni di battaglie vince La terra dei figli

L’Aquila. La centrale a biomasse nell’area Bazzano-Paganica non si farà davvero, il terreno è stato venduto ad una ditta diversa dalla società che spingeva per l’autorizzazione del progetto. Ad annunciarlo è il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. 

Pierpaolo Pietrucci
Pierpaolo Pietrucci

“É una nostra vittoria, abbiamo lottato con tutti gli strumenti possibili, dai ricorsi giudiziari ai presidi e alle proteste in strada fino ad arrivare alla sede politica dove mi sono fatto fautore di una battaglia giusta prima da consigliere provinciale, poi da consigliere regionale e da cittadino – commenta Pietrucci – Siamo sempre stati convinti che l’installazione di una centrale a biomasse a Bazzano fosse una scelta miope e pericolosa. Oggi possiamo affermare tutti assieme, a cominciare dalle associazioni territoriali, le pro loco, i comitati, di avercela fatta”. In breve la vendita e l’assegnazione del terreno che avrebbe dovuto ospitare l’impianto è stato ceduto ad un’altra società, si mette così la parola fine a una vicenda che dimostra quanto la mobilitazione e sui temi ambientali possa essere efficace “Specialmente quando gli argomenti sollevati riguardano la salute delle popolazioni. L’inquinamento causato dall’attività della centrale sarebbe stato un rischio concreto e intollerabile” conclude il presidente della Commissione regionale ambiente e territorio.

La storia. Per lo stop si erano espressi, in questi lunghi anni di battaglia contro l’impianto, i rappresentanti comunali, provinciali e regionali. A maggio 2015 la Regione ritirò il provvedimento autorizzativo per la sua costruzione a Bazzano, così anche il Comune dell’Aquila. Tra vicissitudini e procedimenti, una sentenza del Consiglio di Stato, luglio 2015, ha annullato il ricorso al Tribunale amministrativo regionale vinto dai comitati, dalla Pro loco di Onna e dell’associazione La terra dei figli. Per il collegio amministrativo “non vi è alcun pericolo per  l’incolumità delle persone, e che non sussistono difficoltà per il piano di approvvigionamento”. Nemmeno la decisione amministrativa riesce a piegare la mobilitazione contro la centrale. Ad agosto dello stesso anno è stata aperta un’inchiesta, le indagini sono in mano ai carabinieri di Pescara. Gli esposti sono innumerevoli è arrivano dai comitati no-biomasse alle Procure della Repubblica del capoluogo adriatico, ma anche di Teramo e l’Aquila. Le prime autorizzazioni per la centrale dell’Aquila risalgono a 8 anni fa, a pochi mesi dal sisma che devastòil Capoluogo di regione. La centrale di Bazzano era uno dei 14 impianti a biomasse autorizzati in Abruzzo dai vertici regionali.

Il progetto. Una centrale della potenza di 5 megawatt, gestita dalla ditta Futuris, che avrebbe bruciato per produrre energia elettrica grandi quantità di cippato. Le emissioni che avrebbe rilasciato il camino alto poco più di 8 metri, avrebbero inquinato per 365 giorni l’anno la frazione poco ventosa dell’aquila con micro-polveri cancerogene al suolo e nei polmoni degli abitanti. Un impianto antieconomico, per gli attivisti, perchèquanto ricavato dalla vendita dell’energia prodotta, tenuto conto del costo della biomassa e del suo trasporto, non sarebbe stato sufficiente a coprire le spese dell’impianto. Dunque solo i generosi incentivi statali spingono alla realizzazione di un progetto dannoso per il territorio e per giunta pagato dai cittadini.