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7 Aree funzionali: via d’uscita contro le sottrazioni di servizi. Oggi se ne discute a Sulmona

Sulmona (Aq). Una riorganizzazione urbana dell’intero Abruzzo con la istituzione di 7 Aree funzionali urbane (Fua) che dividono la regione non più in province, ma in aree d’attrazione: Pescara-Chieti, Lanciano, Vasto, L’Aquila, Avezzano, Sulmona e Teramo. É la proposta avanzata dalll’Università D’Annunzio sulla quale si discuterà alle 16.30 alla comunità montana Peligna, nella conferenza organizzata al Centro Studi e Ricerche Vittorio Monaco.

Aggiornamento

Due relatori della proposta, il professor Roberto Mascarucci, l’architetto Aldo Cilli, autore di un volume di ricerca sul caso specifico del Centro Abruzzo, si confronteranno oggi con i sindaci di Sulmona, Anna Maria Casini e di Avezzano Gianni Di Pangrazio e con il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. L’iniziativa mira ad offrire una importante occasione di confronto sul futuro del territorio colpito, da anni, da una gravissima crisi con perdite di tessuto produttivo e minacciato dalla sottrazione di importanti servizi che ne riducono drasticamente la qualità della vita e ne deprimono le possibilità di ripresa. La proposta delle 7 Aree funzionali urbane costituisce una via di uscita per ridare alla città di Sulmona ed il suo territorio una prospettiva valida per svolgere una funzione attiva nella programmazione del suo sviluppo. Il confronto su questi temi  potrà offrire una occasione per  ragionare delle politiche del territorio, strategie per le  aree interne, aree di crisi, ma soprattutto, vista la natura policentrica dell’Abruzzo, con poli urbani intermedi, come Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto, che offrono al territorio di riferimento importanti funzioni e servizi, è possibile  definire la dimensione ottimale per attuare su scala locale politiche di sviluppo  e rendere i territori  protagonisti nella  progettazione strategica del loro futuro, in grado di  intercettare fondi comunitari e nazionali da destinare alla crescita, e interfacciare la programmazione regionale. Alla Regione il compito, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge Del Rio (56/2014), di attuare questa proposta, che prevede, oltre le 4 città intermedie,  l’area metropolitana, Chieti-Pescare e le città medie di Teramo e l’Aquila, disegnando un Abruzzo più rispondente alla sua natura e alle sue aspettative. Ciò rimetterebbe in linea con l’agenda urbana europea di Bruxelles anche l’Italia e le 7 aree urbane avrebbero accesso ai Fondi per lo sviluppo e la coesione (Fsc) altrimenti destinati solo ai capoluoghi di provincia. Attorno alle 7 aree urbane graviteranno i sistemi insediativi intermedi e marginali e per ciascuna lo studio del Dipartimento di architetture dell’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara, partito nel 2013, prevede specifici interventi.

Le chiusure. Deroghe e manifestazioni di piazza non bastano a salvare il salvabile, occorre una riorganizzazione amministrativa seria per la regione, almeno per recuperare i servizi persi e quelli in bilico e a rischio. Parliamo della Polizia ferroviaria della stazione di Sulmona, secondo scalo d’Abruzzo, dei tribunali di Sulmona e Avezzano, nell’aquilano, Lanciano e Vasto nel teatino, in proroga sino al 2020, con l’impellente necessità di rafforzare le piante organiche del personale e dei magistrati negli uffici giudiziari ancora scampati alla riforma della geografia giudiziaria. Il monopolio dei tabacchi appena chiuso nella città dei confetti, l’agenzia delle entrate a rischio e l’ospedale che ti tenta di smantellare unico, quelo di Sulmona a non essere  riconosciuto come ospedale di Primo livello.

La ricerca. Gli indicatori classici non sono del tutto rappresentativi delle aree, ad esempiocome i dati demografici nudi e crudi, nella ricerca del professore Mascarucci sono stati implementati, migliorati, considerando start up, imprese, per lo studio sviluppatosi ulteriormente nel 2014.

Por asse 7 sviluppo aree interne, ma le 7 città  per accedere ai fondi devono essere classificate autorità urbane

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