Interrogazione M5S sulle Acque del Gran Sasso, nessuna risposta, solo dubbi dalla Regione

L’Aquila. Ancora nessuna risposta, dall’esecutivo regionale, all’Interrogazione sulla qualità delle acque del Gran Sasso d’Italia presentata dal consigliere regionale Riccardo Mercante (Movimento 5 Stelle).  A fine agosto le acque della falda del monte più alto degli Appennini sarebbero state inquinate da Diclorometano (DCM), per attività annesse ai laboratori di fisica nucleare tra il 30 agosto e il 2 settembre. L’incidente  non ha mai rappresentato un pericolo per la salute pubblica, ha assicurato la Ruzzo, società che gestisce la risorsa idrica. Fatto è che la popolazione ha avuto notizia dell’inquinamento 3 mesi più tardi e solo grazie alla testardaggine investigativa di alcuni giornalisti che hanno intercettato un inquietante documento della Regione in cui si trattava dell’emergenza su Isola del Gran Sasso (Te).

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Laboratori del Gran sasso D'ItaliaIl capogruppo consiliare M5S in Regione, Mercante, ha chiesto lumi sullo sversamento di sostanze pericolose nella condotta del Gran Sasso,  sulle condizioni di sicurezza della sorgente, sulla qualità delle acque che quotidianamente dissetano i teramani, domante rimaste prive di risposte. “Nonostante la rilevanza del tema, quello della salubrità dell’acqua e nonostante la richiesta di chiarimenti puntuali e circostanziati, la risposta ai miei interrogativi è stata affidata ad un’improvvisazione dell’assessore Lolli che non è riuscito a far luce su molti dei punti che avevo sollevato – chiarisce mercante – Mi chiedo che valore possano avere promesse sul potenziamento delle forme di controllo, intervenute del resto solo a seguito della rilevanza mediatica della vicenda se, fino ad oggi, non si è riusciti neppure a fare chiarezza su quello che è accaduto e cioè se, in tutti questi anni, a partire dalla scoperta della sorgente sotto il Gran Sasso siano stati rispettati o meno gli standard di sicurezza nella captazione delle acque e perché se, come sostenuto da Lolli, non è vero che vi siano stati sversamenti di inquinanti, la Regione abbia ritenuto opportuno dichiarare lo stato di emergenza idrica. E, soprattutto, per quale motivo, nonostante si continui a decantare la qualità delle acque del Gran Sasso, la Ruzzo reti stia mettendo in campo sistemi di approvvigionamento da fonti alternative, come il potabilizzatore di Montorio al Vomano, offrendo ai cittadini teramani acqua di minor pregio a costi più elevati. A tutto questo non è stata data risposta alcuna ed i dubbi che avevo sollevato nella mia interrogazione restano tali. Dubbi che si vanno ad aggiungere ai tanti lati oscuri di questa vicenda ed alla totale mancanza di trasparenza e chiarezza da parte della Ruzzo reti – concliude Mercante – Mi spiace constatare che su una faccenda così importante vi sia stato un atteggiamento tanto superficiale da parte del Governo regionale che neppure questa volta è riuscito a farsi garante della tutela e salute dei cittadini”.


Riccardo Mercante (M5S)

Interrogazione M5S su acqua porabile del Gran Sasso: la Regione dica la verità

Aggiornamento

16.12.2016 “Davvero sconcertante il silenzio della Regione e della Asl sullo sversamento di sostanze inquinanti dai laboratori dell’Infn nella condotta del Gran Sasso ed è altrettanto sconcertante che la Ruzzo reti minimizzi l’accaduto con la scusa che si tratti di un episodio accaduto la scorsa estate – dichiara Riccardo Mercante consigliere regionale M5S – L’inquinamento comunque c’è stato ed è necessario spiegarne le conseguenze e gli effetti”. Ancora nessuna risposta dunque alla interrogazione dei pentastellati, depositata alla giunta regionale per conoscere le reali condizioni in cui versa la sorgente del Gran Sasso. “Ci sono voluti più di 3 mesi per essere informati dello sversamento di sostanze tossiche, che sembrerebbero le stesse che, nel lontano 2003, determinarono lo stato di emergenza ambientale, da parte dei laboratori del Gran Sasso – denuncia Mercante – Nessuno, Asl e Regione in primis, si è degnato di far sapere ai cittadini cosa stava accadendo e tantomeno che le acque destinate all’uso quotidiano fossero inquinate. Una omissione gravissima visto che, in questo caso sono in gioco la salute e l’incolumità pubblica ed era, quindi, un preciso dovere, da parte delle Autorità, informare tutti sin dalla scorsa estate, da quando, cioè la Asl ha constatato l’inutilizzabilità delle acque. Per anni ci hanno decantato i pregi e le qualità delle acque della sorgente del Gran Sasso. Adesso, invece, si scopre, e solo perché hanno dovuto dichiarare lo stato di emergenza idrica, che le acque sono inquinate, che non sono sufficienti a coprire l’intero fabbisogno e che bisogna ricorrere ad altri bacini previo trattamento nel potabilizzatore di Montorio al Vomano. Ci obbligano, in sintesi, a pagare di più per avere in cambio un’acqua di minore qualità- conclude il pentastellato – Ritengo, pertanto che sia ora, alla luce di quest’ultimo gravissimo accadimento, che Regione, Asl e Ruzzo reti, che fino ad ora sono state piuttosto reticenti sull’argomento, ci spieghino chiaramente come stanno davvero le cose e se e con quali rischi sia possibile per i cittadini continuare ad utilizzare l’acqua del rubinetto. Domande puntuali, quelle contenute nella mia interrogazione, alle quali la Giunta questa volta non potrà sottrarsi”.


Report-age.com 2015
Laboratori Gran Sasso Immagine Vitturini

Storia dei laboratori del Gran Sasso.  Nati da un’idea di Antonino Zichichi, la loro costruzione risale al 1982 assieme al traforo autostradale del Gran Sasso, dopo 5 anni venne eseguito il primo esperimento. I sotterranei contengono 3 ambienti (A, B e C) di lunghezza 100 metri20 metri larghi e 20 metri alti. Non mancano i locali di servizio, gallerie di collegamento, possono transitare degli autocarri nel corridoio di collegamento delle 3 sale. Nelle aree sperimentali di dimensioni ridotte vengono eseguite altre attività. In 2 piccoli tunnel ausiliari trova collocazione un interferometro ottico.

All’origine delle scie. Nel centro Ettore Majorana, tempo fa è stato presentato un progetto di geoingegneria ambientale per l’Europa. Nell’agosto 1997 a Erice in Sicilia, dal 20 al 23 agosto venne organizzato proprio dal fisico Zichichi il 22nd International seminar on planetary emergencies. Global warming and Ice Ages: I. Prospects for Physics-Based Modulation of Global Change. La guerra non convenzionale, proibita dalla Convenzione Onu Enmod dal 5 ottobre 1978 porta il seguente titolo: «Global Warming and Ice Ages: I. Prospects for Physics-Based Modulation of Global Change».

Dopo il seminario di geoingegneria, il 14 settembre ‘97 titola il Corriere della Sera: Sparare in cielo uno scudo antiradiazione “Uno sconcertante progetto del celebre scienziato Edward Teller per affrontare i problemi dell’effetto serra Sparare in cielo uno scudo antiradiazione Erice L’ingegneria planetaria, cioe’ la possibilita’, da parte dell’uomo, di modificare a proprio vantaggio i grandi sistemi geologici e geofisici della Terra, e’ una delle chimere della fantascienza. Al Seminario sulle Emergenze Planetarie, che si e’ svolto presso il Centro Ettore Majorana di Erice, questa chimera e’ diventata un progetto scientifico: “I cambiamenti climatici, provocati dall’uomo o da cause naturali, possono essere scongiurati da meccanismi artificiali di regolazione della radiazione solare”. Quali? C’e’ l’imbarazzo della scelta: prodotti chimici, metalli e cristalli, da immettere in stratosfera o in orbita terrestre, sotto forma di minute particelle. A sottoscrivere queste singolari affermazioni e’ Edward Teller, uno scienziato di indiscussa genialita’, anche se si e’ spesso attirato severe critiche per la sua adesione a programmi di ricerca scientifica e tecnologica finalizzati alla produzione di nuove armi. Membro del Manhattan Project che porto’ alla realizzazione della prima bomba atomica durante la Seconda guerra mondiale, padre della bomba H sperimentata negli anni ’50, piu’ recentemente fra i maggiori supporter dello scudo stellare, Teller doveva intervenire personalmente al seminario di Erice, come fa puntualmente da diversi anni, per presentare il suo grandioso progetto di ingegneria planetaria dal titolo esplicito: “Effetto serra e glaciazioni. Prospettive per un meccanismo di regolazione dei cambiamenti globali su basi fisiche”. Gli acciacchi della sua tarda eta’ (compira’ 90 anni a gennaio prossimo) glielo hanno impedito: al suo posto ha parlato il suo allievo Lowell Wood, che e’ il secondo firmatario del progetto. Secondo Teller e Wood i tempi sono maturi per sperimentare una serie di “scatterers”, ossia di dispositivi per la diffusione della radiazione solare, che possono essere impiegati per modulare, a piacimento, le temperature medie globali. “Da piu’ parti viene suggerito che per prevenire il surriscaldamento globale, dovuto alle emissioni di gas serra nell’atmosfera da parte dell’uomo, si debba ricorrere a riduzioni dei consumi energetici concordate su basi internazionali. Tali limitazioni comportano un impatto economico stimato in 100 miliardi di dollari all’anno. Ebbene noi, a costi inferiori alla centesima parte di questa cifra, suggeriamo l’impiego di scatterers che rimandino indietro nello spazio circa l’uno per cento della radiazione solare che oggi arriva sulla Terra: tanto quanto basterebbe per scongiurare il surriscaldamento globale. D’altra parte quando, come ci si aspetta, arrivera’ una delle cicliche ere glaciali, un analogo tipo di scatterers potrebbe essere impiegato per impedire l’uscita di quel tre per cento della radiazione termica terrestre necessario per mantenere le nostre temperature medie ottimali e evitare che il nostro pianeta precipiti nel gelo delle glaciazioni”. Gli scatterers di cui Teller e Wood propongono la rapida sperimentazione sono di diversi tipi e dovrebbero essere collocati in diversi luoghi dentro o fuori il pianeta, al fine di verificarne la funzionalita’ e l’impatto ambientale. Eccoli in ordine crescente di efficienza nella diffusione della radiazione solare. 1) Spray di ossidi di zolfo (SO2 o SO3) da disperdere in stratosfera emulando un’emissione simile a quella prodotta dal vulcano filippino Pinatubo; 2) particelle di alluminio allo stato cristallino (Al2O3) da immettere in stratosfera attraverso i getti di missili; 3) minuscole pagliette di metalli a elevata conducibilita’ da distribuire o in stratosfera oppure in orbita terrestre; 4) palloncini volanti ricoperti di un sottile film metallico, del tutto simili a quelli usati per gioco dai bambini, da liberare dal suolo fino alla stratosfera; 5) particelle submicroscopiche di perfluoroidrocarburi con capacita’ di diffondere la radiazione solare per risonanza, da collocare in stratosfera. Assicurano Teller e Wood, che nel caso della collocazione stratosferica, sarebbe possibile variare la quantita’ degli scatterers anche in funzione della latitudine, in modo da creare una serie di bande parallele all’equatore e arrivare cosi’ a una “regolazione fine” della radiazione solare a seconda delle esigenze. Quanto alla massa totale del materiale necessario per ottenere gli effetti desiderati, essa varia dai milioni di tonnellate (caso degli scatterers meno efficienti) alle migliaia di tonnellate (scatterers piu’ efficienti). Cio’ che ha piu’ colpito la platea di Erice non e’ tanto l’eccesso di innovazione e di stravaganza del progetto (gli scienziati americani ci hanno abituato a delle fascinose fughe in avanti), quanto la totale mancanza di sensibilita’ ambientale che lo contraddistingue. Risolvere l’effetto serra nei termini proposti da Teller significa rimuovere del tutto la questione degli sprechi e dell’inefficienza energetica, a danno totale del pianeta che si afferma di voler salvare”.

Intervento Camera su messa in sicurezza dei laboratori del Gran Sasso Report-age.com 2016 Il 16 agosto 2002 tra i tanti esperimenti che passano inosservati, per le gravi conseguenze, uno porta la verità scomoda da tempo sospettata: dichiarazione dello stato di emergenza socio-economico ambientale nel territorio delle province dell’Aquila e di Teramo interessato dagli interventi necessari alla messa in sicurezza del sistema Gran Sasso è il titolo di un decreto del presidente del consiglio dei ministri 27.6.2003 (pubblicato in Gazzetta ufficiale, Serie Generale numero 154 del 5.7.2003) in cui è scritto: «Rilevato che, in data 16 agosto 2002, all’interno dei laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso, durante la fase di test di un impianto di filtrazione e purificazione della pseudocumene, nell’ambito dell’esperimento denominato Borexino, si è verificato un incidente comportante sversamento nel pozzetto di drenaggio di circa 50 litri di detta sostanza chimica. Considerate le caratteristiche geomorfologiche del territorio in cui è localizzato il succitato laboratorio e nel quale e’ presente la rete idrica che alimenta l’acquedotto Ruzzo; Considerato che allo scopo di verificare eventuali commistioni tra le acque di raccolta dello stillicidio all’interno del laboratorio e l’acqua potabile destinata al consumo umano, sono state effettuate delle indagini commissionate dall’azienda consortile dell’acquedotto del Ruzzo di Teramo, dalle quali è emersa la sussistenza di un collegamento idraulico ed idrogeologico tra tutte le sorgenti e gli sbarramenti che hanno costituito oggetto di studio. Preso atto del provvedimento in data 28.5.2003 del giudice per le indagini preliminari di Teramo, con cui è stato disposto il sequestro preventivo della sala C dei laboratori del Gran Sasso; Constatato che in data 18.6.2003 durante le prove di monitoraggio effettuate dai tecnici della commissione è stata ritrovata una sostanza del tipo diisopropilnaftalene nelle acque destinate al consumo umano; Considerata la necessità di contenere gli effetti di eventuali sversamenti di sostanze pericolose proprie delle lavorazioni in corso all’interno del laboratorio attraverso l’adozione di misure di prevenzione dei fenomeni di inquinamento, di messa in sicurezza degli impianti e, se del caso, mediante opportuni interventi infrastrutturali. Considerato che, nonostante tutte le forme di controllo attivate dalla Regione Abruzzo al fine di mettere in sicurezza l’intero sistema Gran Sasso, è necessario porre in essere interventi di carattere straordinario, al fine di superare il contesto emergenziale in atto. Considerata la ineludibile esigenza di definire un piano globale di messa in sicurezza dell’intero sistema, al fine di prevenire eventuali danni alla salute pubblica… Decreta: Ai sensi e per gli effetti dell’art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, è dichiarato fino al 30.06.2004, lo stato di emergenza socio-ambientale nel territorio delle provincie di L’Aquila e Teramo della regione Abruzzo per le parti interessate dagli interventi necessari alla messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. Il presente decreto verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 27.6.2003 Il Presidente: Berlusconi». Gazzetta ufficiale. Dichiarazione stato d’emergenza socio economico ambientale tra le province dell’Aquila e Teramo interessato da interventi necessari alla messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. (GU Serie Generale n.154 del 5-7-2003)

Rifiuti in discarica del Laboratorio Gran Sasso Report-age.com 2016Una discarica aquilana con rifiuti del Laboratorio. L’Interrogazione è del 24 giugno 2003, Nichi Vendola  «Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, al Ministro della salute, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che: il Corpo Forestale dello Stato, a seguito di una indagine, ha rinvenuto e sequestrato in una discarica abusiva, nella provincia di L’Aquila, tonnellate di rifiuti tossici provenienti dai laboratori dell’Istituto di fisica nucleare del Gran Sasso; il materiale tossico era stato abbandonato in tre località: Tempera, Sassa e Pettino, in quest’ultimo caso nelle vicinanze dell’ospedale San Salvatore; in alcuni fusti di plastica è stato rinvenuto olio misto a Trimetilbenzene, parte del materiale tossico è finito anche nel terreno; si tratta dello stesso olio che secondo la Direzione dei laboratori del Gran Sasso era stato versato «per errore umano» in un tombino e che si era infiltrato nella falda idrica che alimenta gli acquedotti abruzzesi; le sostanze tossiche scoperte in tre discariche abusive sono un pericolo per l’uomo in particolare per il possibile inquinamento delle falde acquifere; l’Istituto di fisica nucleare del Gran Sasso si era rivolto ad una ditta de L’Aquila per smontare e smaltire un macchinario utilizzata per l’esperimento «Macro», compresi i rifiuti tossici contenuti nei fusti, la ditta incaricata attraverso imprese subappaltanti avrebbe dovuto trasferire tutto in discariche autorizzate, in realtà l’olio tossico e nocivo è in parte finito in discariche abusive e in parte a due raffinerie di Milano e Napoli che lo hanno acquistato come olio «puro»; già lo scorso 29 maggio 2003 il corpo forestale aveva sequestrato la sala C dei laboratori del Gran Sasso a seguito della verifica delle regole di sicurezza riscontrate assenti, e per questo l’attività di ricerca sospesa e i laboratori chiusi -: se i Ministri interrogati non ritengano necessario e improrogabile procedere all’immediata messa in sicurezza dei laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso; quali iniziative intendano intraprendere affinché fatti come quelli accaduti in relazione allo smaltimento di rifiuti tossici e nocivi dei laboratori del Gran Sasso non abbiano più ad accadere in quanto rappresentano un rischio gravissimo».

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