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Costruire su terreni agricoli nel cratere? In Abruzzo, con l’emergenza, si può!

Con l’emergenza si ottiene tutto e se su un terreno agricolo si piazza qualcosa che richiami all’ingegneria naturalistica allora ogni ostacolo è superabile bypassanbdo persino l’obbligo di fornire strutture provvisorie ad allevatori e agricoltori, magari, stalle e fabbricati se li costruiscono da sé se colgono l’attimo. L’escamotage dell’emergenza viene cristallizzato nella legge regionale 12/2017 e farà consumare suolo nelle campagne.

Frana Roccacasale(Aq) Foto Maria Trozzi Report-age.com 7.3.2015

Foto Maria Trozzi

L’unica soluzione possibile, per gli ambientalisti, è recuperare e aggiornare la politica del territorio, superare le criticità evidenziate dalla Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. Invece di rivedere il testo, la regione che fa dopo l’emergenza terremoto e maltempo? La pianificazione territoriale in Abruzzo è dettata dalle procedure urbanistiche di una legge del 1983, il Piano regionale paesistico risale al 2004 ed è persino limitato a certe porzioni di territorio. “La dura lezione della natura purtroppo ancora inascoltata vista la geniale trovata del Consiglio regionale  che, con la  legge regionale 14 febbraio 2017 n. 12 Disposizioni straordinarie per le edificazioni delle zone agricole ricomprese nelle aree del cratere a seguito degli eventi sismici del 24.8.2016 e del 30.10.2016 intende dettare disposizioni di carattere straordinario e urgente a tutela delle aree agricole ricomprese nel territorio del cratere sismico permettendo di realizzare annessi rurali di superficie massima di 40 metri quadri, per l’emergenza in termini transitori legati all’evento, su lotti di superficie non inferiore a 1.000 metri quadri con relativa viabilità di accesso e parcheggi pertinenziali seppure  realizzati con materiali compatibili con l’ambiente, applicando tecniche di ingegneria naturalistica – contrario a questa disciplina di ripiego è anche il WWF Abruzzo che aggiunge in una nota – Una regione che, da decenni, non riesce ad approvare una moderna legge urbanistica e che ha da anni ferma la rielaborazione del Piano regionale paesaggistico e si è vista bocciare per illegittimità costituzionale la legge regionale 24 del 28 aprile 2014 Legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo senza minimamente preoccuparsi di riproporla eliminando le criticità evidenziate dalla Corte costituzionale, decide di risolvere i problemi del sisma permettendo a chiunque di costruire, su lotti minimi di 1.000 mq, anche in forma frazionata (accorpamento che la vigente  legge regionale 18/83 permette solo agli imprenditori agricoli a titolo professionale) annessi  derogando i parametri dell’articolo 71 della legge regionale 12 aprile 1983, n. 18 (Norme per la conservazione, tutela, trasformazione del territorio della Regione Abruzzo) a causa dello stato di emergenza, come definito dalle disposizioni statali in materia – la domanda sorge spontanea per l’associazione dal Panda – Tali costruzioni, passato lo stato di emergenza, verranno demolite? O, come dice la norma, dovendo rispettare i caratteri e i materiali propri dell’edificazione rurale tipica dei luoghi (tra l’altro come disciplinato da atto amministrativo da parte dei comuni interessati, il che significa che ogni Comune potrà fare un po’ come gli pare – domanda ancora l’associazione ambientalista – avranno carattere di stabilità?  E che ne è delle disposizioni dei Piani Comunali? E dei piani territoriali di coordinamento provinciale? E dei Piani dei Parchi, dei piani di assetto naturalistico delle Riserve? E le esigenze di protezione dei territori, dettate da Pai, Psda, dai vincoli idrogeologici? Che fine ha fatto la pianificazione di area vasta, la tutela del paesaggio e del territorio? Quale utilità riveste la possibilità, per tutti, e non solo per gli imprenditori agricoli a titolo professionale, di realizzare manufatti in zone già colpite dal terremoto, dove, semmai, l’urgenza è quella di ricostruire gli immobili danneggiati e dotare gli agricoltori e gli allevatori di strutture provvisorie (che devono avere, di certo, dimensioni superiori a 40 mq) per poter portare avanti le loro attività economiche? Si tratta, forse, di un tentativo di bypassare l’obbligo, da parte delle istituzioni, di fornire strutture provvisorie, sia abitative che produttive, a chi ne ha necessità? Di certo, fra le tante leggi che ci saremmo aspettati di vedere approvate, questa sembra la più inutile e dannosa, in un territorio, che da anni, aspetta, anche dalla Regione, risposte molto, ma molto, più incisive”.

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