La Riforma delle aree protette: Parchi in regalo per le clientele. Chiamata alle armi del WWF

Passo del gambero per la riforma della legge sulle aree protette, il testo licenziato dalla Commissione ambiente della Camera regala il parco alle clientele. E se la legge 394/91 mirava a garantire un futuro ai parchi nazionali, obiettivo comunque mancato, il disegno di legge licenziato oggi consegna i parchi in mano ai poteri locali, esponendoli al rischio di politiche clientelari che subordineranno la Natura a logiche di corto respiro. IL WWF mobilita il mondo ambientalista

Parco Sirente Velino Report-age.com 2016La governance dei parchi disegnata dal progetto di riforma non fa eccezione a questo principio, scrive in una nota il WWF Italia: “Non ci sono competenze specifiche per direttori e presidenti e soprattutto la presenza dei portatori di interesse nei consigli direttivi sposta i pesi delle decisioni. Insieme ad altre 15 associazioni ambientaliste, tutte quelle più importanti, nelle ultime settimane abbiamo provato più volte, anche attraverso un documento unitario, a chiedere modifiche specifiche ai deputati della commissione. Tra le richieste c’era quella di una governance dei parchi che avrebbe dovuto puntare sulla valorizzazione delle competenze e sull’indipendenza dagli interessi di parte”. Nemmeno a dirlo, ha prevalso la necessità di gestire qualche altra poltrona a livello locale. Aggiunge l’associazione del Panda: “Avevamo avanzato proposte specifiche sulle royalties e chiesto maggiore coraggio nell’affrontare il ridisegno delle Aree marine protette, con la previsione di veri e propri parchi marini che avessero la stessa dignità di quelli terrestri. Com’è di tutta evidenza la Commissione, con un’approvazione frettolosa che non ha tenuto conto di larghissima parte delle proposte avanzate dalle associazioni, non ha accolto queste richieste e, anzi, su temi come quelli delle royalties ha segnato un pericoloso e preoccupante passo indietro. Ora non resta che la mobilitazione per scongiurare il rischio che la Natura protetta d’Italia, bene comune, continui ad essere, come prevede la Costituzione un affare di Stato e non uno strumento per dare risposte ad appetiti locali.

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