Acqua dei veleni di Bussi: dopo 10 anni l’indagine sui consumatori finali

Pescara. La Regione starebbe disegnando i contorni dell’indagine epidemiologica voluta dalla Direzione generale a seguito dell’inquinamento del sito di Bussi.

Foto TrozziDieci anni dalla scoperta dell’acqua avvelenata e solo ora un’indagine coinvolgerà i consumatori dell’acqua potabile captata a valle di Bussi officine, quella dei famosi pozzi inquinati e chiusi nel 2007. Il valore scientifico dell’indagine, inoltre, verrà supportato anche dallo studio delle abitudini delle famiglie interessate al consumo di acqua potabile, cercando soprattutto di capire il profilo del consumatore finale in relazione anche all’età. Questa mattina a Pescara il direttore generale, Cristina Gerardis, ha chiamato attorno ad un tavolo quelli dei tecnici per l’indagine epidemiologica: dall’Istituto superiore della sanità all’Agenzia regionale della sanità, fino alle Asl, allo Zooprofilattico e all’Arta. “La presenza dell’Istituto superiore della Sanità (Isn) nella figura del direttore del reparto di epidemiologia ambientale, Pietro Comba è la conferma che vogliamo portare avanti un discorso serio dal punto di vista scientifico per dare risposte certe e autorevoli ai cittadini abruzzesi, chiaramente frastornati, per non dire impauriti, dopo i fatti emersi nella vicenda della discarica di Bussi – dichiara il direttore – L’approccio che oggi ci ha proposto  Comba ci sembra assolutamente condivisibile e la volontà degli enti regionali chiamati a partecipare attivamente all’indagine, è la conferma che siamo sulla strada giusta”.

Si partirà dunque dall’elenco delle utenze che hanno utilizzato l’acqua proveniente dai pozzi dell’area di Bussi. La finestra temporale dell’indagine sarà presumibilmente dal 1995 al 2014 – ha spiegato Comba – Nello specifico, intendiamo incrociare i dati di coloro che hanno consumato quest’acqua con degli indicatori di salute su ricoveri ospedalieri e cause mortalità registrati in regione per avere una misura della possibile maggiore diffusione di malattie legate al consumo dell’acqua e capire se esiste un nesso tra le due circostanze”. La Regione dovrebbe  creare 2 tavoli operativi per incrociare i dati raccolti. “Sappiamo benissimo di intraprendere un cammino che non sarà agevole – ha concluso Gerardis – ma sembra che sia forte anche la volontà politica di capire quanto ha inciso sulle nostre vite la vicenda dell’inquinamento dell’area industriale di Bussi. Mi sembra che sia l’unica strada percorribile in grado di dare risposte ai cittadini sullo stato della salute pubblica”.