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Aggressione al San Donato, Uil PA: “Un Inferno se sostituisce l’Opg. Chiudete il reparto psichiatrico”

Pescara. Ancora un’aggressione a un poliziotto nel carcere di San Donato, è la seconda in pochi giorni. Durante un controllo di routine in una sezione detentiva, un Sovrintendente della Polizia penitenziaria è stato messo K.O. da un ex pugile che, colto da un improvviso raptus, si è scagliato contro il poliziotto. Il detenuto, E. Z. 35 anni, ha un curriculum di tutto rispetto: dentro nel 2016 per aver aggredito la compagna, alla quale ha versato dell’olio bollente durante una lite e qualche giorno dopo aver partorito il figlio del 35enne, in carcere nel 2015 per aggressione alla nonna materna e allo zio disabile. Nel 2010 l’uomo ha sparato ad un’altra ex compagna, ferendo lei ed altre persone. 

Aggiornamento 1 e

Il sovrintendente preso a pugni è stata salvato in extremis dall’intervento dei colleghi, ma è tuttora ricoverato in ospedale con la mandibola “spappolata e un forte trauma cranico” spiega Mauro Nardella, vice segretario regionale della Uil Pa Polizia Penitenziaria. Il sindacato di polizia chiede la chiusura del reparto psichiatrico del San Donato e l’allontanamento, dall’istituto di pena, dei soggetti psicotici. Anche perché è di pochi giorni fa un altro episodio analogo. Un detenuto psicopatico ha pestato a sangue un altro agente poi finito al pronto soccorso. “Da carcere modello quello di San Donato a Pescara sta divenendo un inferno – interviene il sindacalista – Non è un caso che dalla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari il numero di aggressioni, anche violente come in questo caso, stanno aumentando in maniera esponenziale nell’istituto di pena. Vorremmo tanto capire perché le Residenze sanitarie per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) non stiano svolgendo così come previsto il loro ruolo – continua  Nardella – Pensare che un carcere, senza gli opportuni accorgimenti, si possa sostituire, così come avveniva negli Ospedali psichiatrici giudiziari(Opg), al lavoro svolto da esperti nel settore è un errore che si sta rivelando fatale. Se lo Stato, attraverso questo nuovo modo di vedere custoditi soggetti psicotici e molto pericolosi, non è in grado di garantire la prevenzione di questi atti inconsulti siamo portati a pensare ad un ritorno al passato, ma qualcosa bisognerà pur fare per ridimensionare un bollettino che sa poco di pace e molto di guerra – conclude Nardella – La Uil Pa Polizia penitenziaria chiede un pronto intervento volto alla prevenzione e, in conseguenza di quanto accaduto, domanda l’allontanamento di tutti i soggetti psicotici dal carcere pescarese, ossia, l’immediata chiusura del reparto psichiatrico” dove sono internati una decina di soggetti, tra i più pericolosi.

Tempo fa si dava notizia che tra gli ospedali psichiatrici l’ultimo a chiudere sarebbe stato quello Lombardo: l’Opg di Castiglione delle Stiviere (Mn) con 160 pazienti di cui 65 donne. Purtroppo non è così se insistono all’interno delle carceri dei reparti psichiatrici come quello del San Donato, nel capoluogo adriatico. La struttura mantovana era conosciuta, un tempo, come l’ospedale delle mamme assassine. Dal primo aprile 2015 il nosocomio ha ceduto il posto a 8 Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, grazie ad un’attenta attuazione della riforma del 31 maggio 2014 che in altre regioni è ancora tutta da definire. Ciascuna delle Rems conta 20 posti letto senza sbarre alle finestre e impiega molto più personale rispetto a quello operativo nella vecchia struttura.

La situazione in Abruzzo: commissariata. A gennaio 2016, assieme ad altre 5, la Regione è stata commissariata dal sottosegretario alla giustizia. Franco Corleone è il commissario unico. L’Abruzzo non ha localizzato in tempo la Rems regionale dove ospitare una decina di pazienti psichiatrici e detenuti con problemi mentali e si diceva che sarebbero arrivati, quasi tutti, dall’Opg di Aversa, in provincia di Caserta. La Rems doveva sorgere a Ripa Teatina (Ch), abbattendo un rudere destinato a Residenza sanitaria assistita per anziani e ancor prima a centro riabilitativo per spastici. Il costo dell’impresa è di 4,7 milioni di euro, ma circa 5 milioni sarebbero stati messi a disposizione dal ministero per la Rems regionale, in aggiunta 1,2 milioni di euro stanziati dalla Regione. A fare opposizione all’iniziativa Teatina è il Comitato Stop Opg che chiede di rimodulare le risorse a vantaggio dei centri di salute mentale e della rete assistenziale che si occuperanno dei pazienti psichiatrici, mantenendo come definitiva la struttura aquilana di Barete, in provincia dell’Aquila, inaugurata il 4 aprile 2016, disattendendo gli accordi che l’Abruzzo aveva preso con il Molise. Il giorno dell’inaugurazione a Barete, il direttore generale della Asl1, Avezzano Sulmona L’Aquila, Rinaldo Tordera e il direttore del Dipartimento salute mentale, Vittorio Sconci, indicano le potenzialità della Rems aquilana: “20 posti letto distribuiti su 2 piani, una forza-lavoro di 25 nuovi operatori sanitari e un ampio spazio riservato all’attività degli avvocati che assistono i pazienti. Si tratta di una struttura sanitaria che ospiterà pazienti di Abruzzo e Molise” e quelli di Aversa dove sono finiti?

Fatto sta che il reparto psichiatrico del San Donato di Pescara resta aperto con una decina di psicotici tra i più pericolosi, gli altri sarebbero nelle Rems, ma di residenze del genere non c’è traccia nei territori di Pescara e Chieti.

mariatrozzi77@gmail.com

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Fonte immagine Mafiagiustizia

Report Dagli Opg alle Rems 

Come previsto dalla legge (n. 81 del 30 maggio 2014), il 31 marzo 2015 sono stati chiusi i 6 ospedali psichiatrici giudiziari italiani conosciuti come manicomi criminali. Di certo è servita la staffetta del digiuno per scongiurare la proroga della chiusura degli Opg, ma è fondamentale applicare l’Accordo della Conferenza unificata (Stato/Regioni/Comuni) per attuare i protocolli di collaborazione* tra magistrature e Asl.

Il periodo di transizione necessario per  la nascita delle nuove strutture (Rems) è stato, come al solito, lacunoso sotto l’aspetto organizzativo. Così, la gran parte dei problemi per la detenzione di soggetti con problemi psichici è ricaduta soprattutto sulle spalle degli agenti di Polizia penitenziaria soprattutto in quelle Regioni in cui non si è provveduto, e ancora non si provvede, all’istituzione delle Residenze in alternativa agli Opg e comunque quelle istituite non sono sufficienti. Organizzare le dimissioni e privilegiare le misure alternative alla detenzione era indispensabile per evitare altri ingressi in carcere ai molti internati degli opg. In breve, la risposta di collocazione nelle Rems doveva essere residuale perché sono pur sempre detentive. Meno Rems e più risorse ai Dipartimenti di salute mentale (Dsm) e ai servizi socio sanitari del territorio, questo era l’obiettivo, evitando agli operatori  funzioni di custodia così come accadeva nei manicomi. Sarebbe toccato il commissariamento* alle Regioni che non si erano fatte carico delle persone internate nei loro territori. In tutto in Italia se ne contavano circa 700 unità nel 2015

* Commissariamento. Recita una nota del ministero delle giustizia il 31 marzo 2015 sulle Rems: “.. quasi tutte le regioni hanno individuato e allestito le strutture che saranno disponibili entro il termine previsto: sono strutture definitive o in alcuni casi provvisorie, predisposte per garantire il rispetto della scadenza fissata dalla legge. Alcune Regioni completeranno tale percorso nelle prossime settimane. Si tratta del Friuli Venezia Giulia, della Puglia, della Provincia autonoma di Trento e del Piemonte, che avrà la disponibilità di tali strutture solo fra qualche mese”. Nel caso del Veneto si è provveduto con un commissario perché non sono state individuate le strutture necessarie e la regione non risulta in condizione di prestare l’assistenza alle persone. Per le altre inadempienti, aggiunge il ministero: “eventuali commissariamenti si moduleranno in relazione alle concrete caratteristiche delle diverse realtà. Sarà il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, in collaborazione con l’autorità giudiziaria, con le Regioni e con le Province autonome a provvedere ai trasferimenti presso le Rems dei soggetti destinatari delle misure di sicurezza”. Il ministro della giustizia, Andrea Orlando, ha segnalato al ministro della salute, Beatrice Lorenzin “l’opportunità che la prosecuzione della positiva esperienza dell’organismo di coordinamento del ministero della Salute possa essere sostenuta dalla istituzione in ambito regionale di analoghi meccanismi di raccordo delle competenze coinvolte e della cooperazione istituzionale, anche sollecitando il contributo delle competenti autorità giudiziarie”.

mariatrozzi77@gmail.com

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