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Caccia al cinghiale sino a giugno, ma l’abbattimento peggiora il problema del sovrappopolaménto

Non è una soluzione. Così il problema del sovrappopolaménto non si risolve, anzi! L’abbattimento che la Regione spalma sulle prossime stagioni, autorizzando la caccia al cinghiale fino a giugno, fa bene solo ai cacciatori “responsabili del proliferare dei cinghiali” scrive il WWF Abruzzo. Cinghiali reintrodotti in Abruzzo proprio per le dippiette, sottolinea l’associazione ambientalista. E gli agricoltori, se non hanno l’hobby della caccia, vengono strumentalizzati e continuano a subire danni. Senza studi di settore, censimento accurato, indagini nelle aree più colpite dall’ungulato, si interviene ‘a mosca cieca forse proprio per peggiorare la situazione. 

Campo maturo di un ettaro devastato completamente dai cinghiali il 14 agosto 2014 ad Ofena, nella fascia esterna del Parco Gran Sasso Monti della Laga.

Ofena, fascia esterna Parco Gran Sasso, foto Trozzi.

Dunque caccia al cinghiale autorizzata in Abruzzo sino a giugno, da febbraio ne è previsto l’abbattimento dei selecontrollori in postazione fissa anche nelle Zone di protezione esterna (Zpe) delle aree protette regionali e del Parco nazionale d’Abruzzo dove non manca l’Orso bruno marsicano. Il Piano di azione per la tutela dell’orso bruno marsicano (Patom) preveda che il potenziale impatto sull’orso nell’attività venatoria è riferito alla sola caccia al cinghiale in braccata, dall’altra lo stesso chiede una implementazione delle buone pratiche di gestione con cartografia che segnali la presenza del grande mammifero per ridurre i fattori di disturbo. Autorizzando la caccia in un periodo delicato per la riproduzione non si riduce, ma si aumentano il disturbo contravvenendo il Patom, di cui la stessa Regione Abruzzo è cofirmataria. “La Regione Abruzzo sostiene inoltre di voler contrastare il fenomeno dei danni provocati dai cinghiali alle produzioni agricole, dimenticando però che prima di procedere agli abbattimenti si dovrebbero promuovere misure di prevenzione che non si spiega la ragione sarebbero di difficile attuazione per la Regione e per gli Ambiti territoriali di caccia (Atc) – aggiunge il WWF – Questi ultimi dovrebbero mettere in atto una serie di misure ambientali e di prevenzione del danno prima di autorizzare gli abbattimenti, soprattutto in un territorio che fa della natura il suo spot per creare valore economico” e per ricevere stanziamenti dall’Unione europea, è da aggiungere. “Da anni numerosi studi scientifici hanno dimostrato che non vi è alcuna relazione tra l’entità dei danni e il numero di cinghiali presenti in un’area – chiarisce l’associazione ambientalista – L’estensione e la quantità delle colture distrutte va rapportata alla destrutturazione delle popolazioni di cinghiali, il grado di disturbo antropico a queste popolazioni e l’accessibilità dei campi coltivati. Bisognerebbe considerare la quantità e qualità dei danni all’agricoltura, le caratteristiche ambientali dell’area, la consistenza della popolazione, i dati sull’attività venatoria, elementi che non sembrano essere stati presi in considerazione – un dettaglio che non è da trascusare – Le aree in cui è autorizzata la caccia di selezione non registrano danni all’agricoltura da parte di cinghiale o altri ungulati – dichiara Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo – Le Aree protette, le associazioni ambientaliste e il mondo scientifico sono stati totalmente esclusi da decisioni che dovrebbero vederli invece coinvolti. É una presa in giro di quanti subiscono danni, ennesimo tentativo della politica abruzzese di accontentare il mondo venatorio, strumentalizzando quello agricolo, e non è un metodo serio per affrontare la problematica cinghiale trovando soluzioni vere e durevoli. Si insiste a cercare una soluzione affidandosi ai cacciatori, quando il mondo venatorio, in particolare proprio per il caso dei cinghiali, è il principale responsabile di questa situazione visto che i cinghiali sono stati introdotti in Abruzzo e in tante altre regioni italiane proprio a scopo venatorio – conclude Di Tizio – La Regione dovrebbe mettere a punto un piano di gestione del cinghiale su criteri tecnico-scientifici che prescinda totalmente dai desideri dei cacciatori che non hanno alcun interesse a risolvere il problema visto il ritorno, anche economico, che hanno dalla caccia e dalla vendita in nero dei capi abbattuti”.

mariatrozzi77@gmail.com

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