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Si organizza l’accoglienza per i profughi, ma nei Comuni non c’è spazio nemmeno per gli studenti

Sulmona (Aq). Il prefetto, Giuseppe Linardi, prega i sindaci per una manifestazione di interesse alla fase 2 dell’accoglienza migranti di supporto all’Associazione nazionale comuni italiani (Anci). Una risposta non proprio contraria arriva dai primi cittadini del comprensorio, del genere: vorrei ma non posso. La riserva è semplicemente volta a conoscere altri aspetti del progetto Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) che il prefetto dell’Aquila ha proposto stamane agli amministratori della valle Peligna, dell’Alto Sangro, della valle Subequana e del Sagittario. Per la stessa ragione, le scorse settimane, Linardi ha incontrato anche i primi cittadini marsicani e di altri comuni dell’aquilano, in una provincia che accoglie, a quanto pare, 840 migranti. Ben oltre le quote indicate e questa volta l’accoglienza dovrebbe arrivare non dai privati, ma dai Comuni che però sono alle prese con scuole vulnerabili e inagibili, lunghe code per case parcheggio e popolari e spazi ridotti al lumicino per il terremoto. Saputo dell’incontro, Alberto Di Giandomenico, coordinatore di Sovranità, commenta  sul progetto Sprar in un post su Facebook: “Caro prefetto noi vogliamo i Musp (Moduli ad uso scolastico provvisorio) per tenere i nostri figli in tutta sicurezza, non i migranti”.

Sulmona aula consiliare Foto Maria Trozzi palazzo San Francesco incontro con il prefetto Linardi 21.2.20017Difficile recuperare e trovare immobili da destinare agli immigrati, ma è anche un problema di ordine pubblico e sicurezza. Lo è a Sulmona, dove si ammassano gli alunni nelle scuole sicure, fuori dalla città. In altri istituti si fa lezione, ma in alcuni solo al pian terreno. Si è in coda per una casa parcheggio, un contributo sociale e per un permesso di attività commericale. In 11 mila sono disoccupati o inoccupati, ma il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, prova a far passare per buona l’esperienza con i migranti ospitati a Sulmona, in primis, dalla Casa Santa dell’Annunziata. Il fatto che, armati di pale, abbiano partecipato alla pulizia della città, come fanno tanti volontari sulmonesi, non può certo superare i problemi affrontati dopo il loro arrivo. Giusto per ricordare, il 3 novembre 2016 una discussione fra 2 ospiti della struttura in centro storico è degenerata a tal punto che uno di loro è stato accoltellato. Mesi prima la struttura dell’Ipab, su Corso Ovidio, è stata chiusa per un periodo dai carabinieri dei Nas di Pescara e poi riaperta. Molti richiedenti asilo ospitati dall’Ipab hanno creato problemi in stazione, viaggiando senza pagare il biglietto del treno e per le corse in autobus, per non dire altro. Forze dell’ordine spesso mobilitate, operazioni che costano alla comunità: un principio di incendio dinanzi al cancello dell’Europa Park hotel dove sono stati ospitati altri richiedenti asilo e tanti interventi della volante della Polizia di Sulmona per i migranti poco avvezzi al rispetto delle regole. É questa l’esperienza non segnalata stamane dal sindaco Casini, che in aula ammanta la questione di pelle di agnello e sollecita gli altri suoi colleghi a partecipare ad un secondo incontro per un approfondimento del progetto presentato dal prefetto. La prima cittadina dà l’impressione di essere favorevole ad accogliere altri migranti e potrebbe avere già in mente la struttura in cui ospitarli a Sulmona. Oggi ai vertici parlano di organizzazione, quella che per 3 anni è mancata, ma cos’è cambiato rispetto a qualche settimana fa nel sistema dell’accoglienza? L’accordo con il governo da circa 24 miliardi di euro per la Libia, a quanto sembra non ferma il flusso migratorio e si chiede disponibilità e altro impegno ai Comuni, anche nell’entroterra abruzzese. Soprattutto di che genere di progetto si tratta se puntando all’organizzazione non è chiaro quanti altri migranti ci saranno da aggiungere a quelli già ospitati nelle strutture ricettive e negli immobili dei paesi del Centro Abruzzo. I condizionali dell’intervento del prefetto non aiutano: “Il sistema Sprar consentirebbe di superare tutto questo e consentirebbe ai prefetti.. piano piano.. si redistribuirebbe anche dove ci sono concentrazioni oltre misura”.

Prefetto Giuseppe Linardi Foto Trozzi Report-age.com 2017

Giuseppe Linardi Foto Trozzi

Sino a qualche tempo fa si caricava sui sindaci l’arrivo di centinaia di migranti, con poche ore di preavviso per la loro sistemazione. Oggi la prefettura, ancora pressata dal governo, chiede quasi il permesso. Pronunciare la parola organizzazione di cui tanto si è sentito la mancanza, sino a ieri, può convincere oggi i sindaci e le loro comunità? Il Centro Abruzzo non è comunque in condizione di potere accogliere altri richiedenti asilo. Interviene nell’incontro il sindaco di Introdacqua, Terenzio Di Censo, gli uffici amministrativi del suo paese sono stati traslocati alla scuola elementare Pascal D’Angelo, trasferendo i piccoli studenti nell’incubatore della frazione Cantone: “Rispetto ad una imposizione dall’alto e alla iniziativa unilaterale di un privato, com’è avvenuto in passato, le cose sono migliorate. Il mio è un NI” così Di Censo che vuole semplicemente saperne di più del progetto, consapevole di non avere lo spazio per ospitare perché fa i conti con il terremoto, come tanti. Così i sindaci di Villalago, Anversa degli Abruzzi e Acciano, Fabio Camilli: “Ad oggi non ci sono le condizioni, ma ciò non esclude una riflessione sul tema soprattutto in relazione ai servizi sociali”. Il sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato è estremamente chiaro: “Abbiamo già pagato un prezzo troppo alto per ospitare i migranti. Non dimentichiamo che in alcuni casi ci sono stati episodi anche gravi” e nell’Alto Sangro ci sono frazioni con 60 abitanti che ospitano 60 migranti e si chiede ospitalità alle strutture vicine per una quota parte dei migranti accolti in alta quota. terenzio-di-censo-facebook-migranti-report-age-com-2017Contrario anche il sindaco di Scanno, Pietro Spacone, dove le difficoltà sono evidenti, parla delle continue disdette per manifestazioni culturali e sportive, è una situazione di emergenza nella località turistica. Insomma, il terremoto allontana iniziative di richiamo e turisti, preoccupa e carica promotori e organizzatori di responsabilità. Dall’amministrazione di Pacentro la richiesta è di poter scegliere chi accogliere magari ospitando famiglie con bambini così per superare il problema delle iscrizioni e salvare la scuola da una eventuale chiusura. Nessuna perplessità dal sindaco di Bugnara, che sembra convinto che si tratti di una buona iniziativa. Il progetto Sprar è per organizzare l’accoglienza, meglio tardi che mai, ma si chiede di stare in prima linea ancora ai sindaci di un Centro Abruzzo già tanto martoriato da tagli, sisma e maltempo e il sacrificio, non solo economico, resterebbe ancora a carico delle comunità mai immuni dalle conseguenze di certe scelte. Si punta all’avvio di partnership tra i comuni, enti e associazioni, si tratterebbe di redistribuzione ragionata degli immigrati nei vari centri con l’attribuzione ai sindaci della gestione diretta delle politiche sugli immigrati, ha dichiarato il prefetto. Premesso e non concesso, quanti di coloro che sono ospitati già dal 2014 a Sulmona hanno fatto richiesta d’asilo, sono davvero gli stessi che sono rimasti? Non è dato sapere poi se qualcuno dei richiedenti asilo ha ricevuto risposta o asilo, quanti possono restare e cosa accade a quelli che devono andare via? Anche questi aspetti dovrebbero rientrare nell’organizzazione che oggi si dice di voler garantire per l’accoglienza.

mariatrozzi77@gmail.com

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