App per la qualità dell’aria, ma da luglio restano operative solo 3 delle 6 centraline a Pescara

Pescara. É la prima app per Android, completamente gratuita, disponibile sullo store di Google play che, una volta scaricata, fornisce in diretta i dati sulla qualità dell’aria in città. L’applicazione si chiama Aura monitor Abruzzo e l’ideatore è Michelangelo Morrillo, studente 17enne dell’istituto superiore Alessandro Volta di Pescara. Peccato che 3 delle 6 centraline per il monitoraggio dell’aria, nel capoluogo adriatico, siano state smantellate luglio scorso. Sono state dismesse proprio quelle installate nei punti nevralgici della città, i più trafficati e inquinati, ha fatto notare il presidente del Wwf Chieti Pescara, Nicoletta Di Francesco. Per l’Arta 3 stazioni possono bastare a confronto dello standard italiano di centraline, per noi no. 

Dal 12 febbraio l’app ideata dallo studente pescarese è disponibile in rete. Una volta installata nello smartphone si accede facilmente agli esiti delle analisi sulla qualità dell’aria relativi ai monitoraggi delle centraline del Comune. A Pescara i termometri dell’aria sono gestiti dall’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta). Bella pensata la app, per conoscere in tempo reale i monitoraggi forniti non più da 7 ma solo da 3 stazioni. Centraline ridotte da luglio scorso, in virtù di una ristrutturazione regionale della rete, la solita razionalizzazione. Nel 1998, la qualità dell’aria a Pescara era rilevata da stazioni fisse dotate di oltre 20 analizzatori automatici in funzione 24 ore su 24 (h24) per l’intero anno. Uno degli impianti, di proprietà della Provincia, 11 anni fa è stato ceduto all’Arta, poi è stato dismesso. Gli altri 6 impianti di proprietà del Comune di Pescara, responsabile della manutenzione della strumentazione, sono gestiti dall’Arta, ma di questi ne rimangono 3 per il monitoraggio in città.

A fine luglio 2016, l’Arta chiarisce sulla riduzione delle centraline, criticata anche dal WWF Chieti Pescara: “Le centraline sono finanziate nell’ambito del Piano regionale per la tutela dell’ambiente 1994-96.. l’’Arta ne ha assicurato esclusivamente tutta la filiera dell’’esercizio.. Il sistema di monitoraggio della qualità dell’’aria è di competenza regionale e viene esteso all’’intero Abruzzo – nella nota è scritto che costi di gestione e razionalizzazione hanno spinto all’impiego di sistemi alternativi e non si tratta dell’aggiunta di droni ma di: “Poche centraline, posizionate in modo adeguato, analisi dei dati e utilizzo di modelli matematici idonei, alimentati dai dati stessi”. Inoltre l’Arta a luglio annuncia che la Regione è in procinto di varare definitivamente la Rete regionale dell’’Abruzzo per monitorare la qualità dell’aria, assumendosi gli oneri della gestione e procedendo ad affidare la gestione tecnica della rete all’’Arta. Dopo il proclama estivo il futuro è ancora incerto.

Pagina Web Arta 20.2.2017
Pagina Web Arta 20.2.2017 (Figura 1)

Prima della realizzazione della rete regionale, dice l’agenzia, a Pescara erano in funzione 7 stazioni di monitoraggio, 6 di proprietà del Comune e poi quella di viale Bovio che, acquistata e posizionata dalla Provincia di Pescara nel 2005, è stata ceduta all’Arta: “Nel corso degli anni alcuni analizzatori della stazione di viale Bovio (strumentazione anni ’90) hanno avuto una naturale obsolescenza, tanto da renderne estremamente difficoltosa e onerosa la manutenzione” così luglio scorso, dall’Arta, si viene a sapere che dopo l’’attivazione della centralina la postazione non è risultata rispondente ai requisiti tecnici di posizionamento delle stazioni fisse perché accanto alla centralina c’era un semaforo. Questo non ha mai inficiato in alcun modo il valore o l’’attendibilità dei dati rilevati dalla centralina nel tempo, chiarisce l’Arta che ammette però che “I dati rilevati non sono idonei a rappresentare il grado di esposizione media della popolazione agli inquinanti da traffico per tutta l’’area urbana. In parole semplici: la stazione di viale Bovio descrive ciò che accade in quel punto, ma non si può riferire quella rappresentazione all’’intera area urbana”. Per questo, nella riorganizzazione della rete ispirata dal decreto legislativo 155/2010, l’’Arta cessa il monitoraggio a viale Bovio e dismette la stazione. L’agenzia abruzzese per la tutela dell’ambiente dichiara che: “Sono state assegnate alla città di Pescara 3 centraline scelte fra quelle storicamente operanti nella rete comunale ed è risultato necessario dismetterne altre 3. Le 3 stazioni che rimangono perché inserite nella rete regionale di monitoraggio sono numericamente in linea con lo standard nazionale” così l’Arta pone l’esempio di metropoli come Roma con 13 centraline ( una stazione ogni 204 mila abitanti), e Milano con una centralina ogni 150 mila abitanti. Proprio il dossier Mal’Aria 2015 di Legambiente  non fa sconti alla metropoli del Nord che ha superato i limite di 35 giorni per l’emissione di Pm10 con 101 giorni consecutivi di aria irrespirabile, questo per sottolineare con quale città l’Arta ha paragonato Pescara. Pescara fortunata? Dal report di Legambiente la città adriatica ha superato, sino al 2015, il limite per tutti e 7 gli anni di analisi dei dati studiati dall’associazione ambientalista, Teramo 1 anno su 7.

Qualità dell'area in Emilia Romagna Report-age.com 2017
Qualità aria città Emilia Romagna

Le virtuose città italiane, quelle dell’Emilia Romagna per esempio, possono contare su fior di stazioni per il monitoraggio dell’aria, centraline che funzionano. Non come in Abruzzo dove il monitoraggio da centraline fisse è svolto solo da 6 stazioni di proprietà Arta, una all’Aquila, una a Teramo, una a Città Sant’Angelo, una a Montesilvano, una a Spoltore e l’ultima a Popoli, in provincia di Pescara. Così è indicato nel sito ufficiale dell’agenzia, settore Qualità dell’aria del suo sito ufficiale (Figura 1). Inoltre delle 6 stazioni indicate nel Comune di Pescara ne sono rimaste solo 3 gestite dall’Arta tramite convenzione e sarebbe il caso di aggiornare la pagina ufficiale dell’agenzia dato che sono trascorsi appena 7 mesi dalla dismissione di 3 delle 6 centraline. Ne sono state eliminate 4 su 7, ripercorrendo tutta la storia dei monitoraggi dell’aria. Le 2 centraline fissate nel Comune di Bussi sul Tirino, gestite dall’agenzia per la tutela ambientale  in convenzione con il Comune della val Pescara e la Provincia di Pescara, sono state piazzate perché legate ai problemi delle discariche dei veleni del polo chimico, tra le più grandi d’Europa. Senza nulla togliere all’immane lavoro dell’agenzia abruzzese, sembra assurdo però puntare al ribasso per i controlli sulla qualità dell’aria. Non fa bene a nessuno, né all’Abruzzo né alle città metropolitane, se altre località possono contare sul monitoraggio e le strumentazioni. Ad esempio Bologna che conta su una stazione di monitoraggio dell’aria ogni 43 mila abitanti, Ravenna una ogni 41 mila abitanti, addirittura Ferrara una ogni 26 mila abitanti. Pescara ha una centralina, vecchiotta, ogni 40 mila abitanti. Altre città abruzzesi sono poi completamente sprovviste di centraline e di ricambi d’aria. Dunque una rete regionale che taglia fuori, alle solite, l’entroterra abruzzese.

Due delle 3 centraline pescaresi operative, ossia confermate, sono su via Firenze via Sacco, neiluoghi esse hanno rilevato più di 35 superamenti del limite giornaliero (fissato in 50 microgrammi/m3) del PM10 e quindi non possono essere escluse dalla rete regionale. La terza stazione di Teatro d’’Annunzio è rimasta perché l’’Arta, sempre sulla base dei dati storici, ritiene sia la più rappresentativa per le caratteristiche della qualità dell’’aria del fondo urbano sul territorio cittadino. Dai dati rilevati e dalle relazioni redatte annualmente, per le centraline smantellate di viale Bovio, corso Vittorio Emanuele, viale D’Annunzio e piazza Grue il numero di superamenti è minore rispetto alle altre del Comune di Pescara e per questo non sono state individuate come prioritarie, da mantenere. Per le 3 stazioni non inserite nella rete della Regione, il Comune non ha ritenuto di dover rinnovare il contratto di manutenzione stipulato con Project automation. Da qui la loro dismissione, chiarisce l’Arta. 

Le centraline a Chieti, sono state ubicate a Chieti Scalo (scuola Antonelli) oltre che in alcune aree della provincia (Francavilla, Ortona, Atessa, San Giovanni Teatino – quest’ultima per il rilevamento anche dei parametri meteo). Per la situazione particolare dell’’inquinamento di origine industriale di Chieti Scalo, l’’Arta continua la propria azione di monitoraggio e controllo, commisurata ovviamente alla disponibilità di personale, strumenti e risorse di cui è messa in condizione di poter disporre. E la Regione non è di certo generosa con i fondi da stanziare alla sua (nostra) agenzia.

A dicembre 2015 in Abruzzo,  il monitoraggio dell’aria sarebbe stato  possibile solo a Pescara, così chiarisce la Valutazione integrata dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sull’ambiente e sulla salute (Ccm Viias), progetto finanziato dal Centro controllo malattie del ministero della salute e coordinato dal Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio. Delle 7 centraline esistenti nel 2015, ora ne restano solo 3 operative, per l’Arta bastano. Dunque se traffico veicolare, cementificazione selvaggia e insediamenti industriali si allargano a macchia d’olio e il consumo di suolo si sviluppa in ogni dove nella città, l’unica speranza di monitoraggio è a richiesta con la stazione mobile Arta sempre che ci sia una eventuale domanda del cittadino che, anche se segnala, prima di ammalarsi sarà in coda dopo centinaia di migliaia di altre richieste simili purtroppo e magari prioritarie. “Pescara ha avuto per 2 decenni una centralina per ogni 17 mila abitanti” tiene a precisare l’Arta nella nota di luglio scorso e ora no.

Niente droni anti-smog, ma code interminabili (di mesi) per un controllo e niente sostituzioni anche se più della metà delle centraline sono state dismesse. Basta una rassicurante nota dell’Arta sulla media nazionale e lo standard delle stazioni presenti altrove, in altre grandi città metropolitane, per andare avanti. L’Italia detiene il record di morti per smog con 66 mila 630 decessi prematuri per il Pm2,53 mila 380 per l’Ozono e 21 mila 600 per N Ox, sono i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente diramati nel 2013. In tutto 87 mila morti  per inquinamento.

mariatrozzi77@gmail.com

Archivio

Mal’Aria dossier: Pescara al 35°, Teramo

Droni anti-smog affiancati alle centraline urbane per monitorare l’aria

Lo smog uccide: 30mila decessi per inquinamento da polveri sottili in Italia