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Appello processo Bussi. É disastro colposo aggravato: in 10 condannati

L’Aquila. Riformata la sentenza di primo grado, non faranno un giorno di carcere perché i fatti sono precedenti al 2 maggio 2006 (condono), in 10 però sono stati condannati oggi per la discarica dei veleni di Bussi sul Tirino (Pe), tra le più grandi d’Europa. L’importante di questa sentenza è che porta la ex Montedison a rispondere economicamente anche per la bonifica del sito, oltre i risarcimenti, e per alcuni interventi eseguiti ai tempi del commissario Goio per contenere l’inquinamento della discarica Tremonti. Soprattutto per quest’ultimi (capping e paratie) sembra che l’erede della maggiore società dell’industria chimica italiana rifiutò di coprire parte dei costi all’esito delle assoluzioni in Corte d’assise a Chieti. La Corte d’assise d’appello dell’Aquila ne condanna 10  per disastro colposo aggravato proprio partendo dal riconoscimento dell’avvelenamento delle acque, si tratta di tecnici e funzionari inpiegati a Bussi officine ai tempi della gestione Montedison.

Corpo forestale dello stato a Bussi nel 2007 Report-age.com 2016

Corpo forestale dello stato a Bussi nel 2007

Comprovato l’avvelenamento aggravato, purtroppo prescritto, la Corte ha così riconosciuto le aggravanti superando la prescrizione per il reato di disastro colposo contestato ad alcuni imputati. Dieci minuti per leggere la sentenza di condanna: 3 anni per Maurilio Aguggia, Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont, Leonardo Capogrosso (coordinatore dei responsabili dei servizi Pas degli stabilimenti facenti capo alla Montedison-Ausimont di Milano), Salvatore Boncoraglio (responsabile protezione ambientale e sicurezza della sede centrale di Milano). Pena di 2 anni per Nicola e Nazzareno Sabatini, quest’ultimo direttore dello stabilimento dal 1985 al 1992. Angelo Domenico Alleva, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo (direttore dello stabilimento di Bussi dal 1992 al 1997) e Giancarlo Morelli. Vincenzo Santamato, ad Ausimont si occupava di sicurezza ambientale, è deceduto. Le pene inflitte sono condonate. Assolto Guido Angiolini (amministratore di Montedison dal 2001 al 2003) perché il fatto non sussiste. È stato giudicato inammissibile il ricorso della procura per Maurizio Piazzardi (perito chimico).

I giudici della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, nel riformare radicalmente la sentenza di primo grado sulla discarica dei veleni di Bussi, in virtù dei reati riconosciuti, hanno anche stabilito le provvisionali e le spese legali alle parti civili. Si tratta di 3,7 milioni di euro così ripartiti: 2,705 mln di provvisionali e 592 mila euro che con gli oneri arriveranno a un milione di spese legali. La sentenza di oggi ha sancito un principio affatto scontato in matetia ambientale: il risarcimento danno, per ora coperto, in parte, dalle previsionali. Il conto successivo sarà fatto in sede civile (fonte Ansa).

La sentenza di primo grado fu presa a riferimento per molti procedimenti in cui erano imputati degli inquinatori e di questa diversa soluzione si terrà conto anche in altri sedi giudiziarie. Soprattutto,  è la prima volta che un procedimento per inquinamento supera il problema delle prescrizioni e arriva ad una sentenza di condanna. È una pietra miliare in materia di responsabilità ambientale.

Nel primo grado di giudizio, sentenza del 19 dicembre 2014, i 19 imputati, tra dipendenti, funzionari e collaboratori di Montedison a Bussi, sono stati assolti dall’accusa di avvelenamento delle falde acquifere e il reato di disastro ambientale doloso, derubricato in colposo, si è così prescritto. Nella sentenza odierna la Corte ha riconosciuto invece la sussistenza di alcune aggravanti in merito al disastro colposo interrompendo così la prescrizione. La decisione della corte ribadisce il principio del risarcimento danno che viene per ora coperto, in parte dalle previsionali, ma il conto successivo sarà fatto in sede civile in cui si definiranno, è probabile, risarcimenti con cifre da capogiro.

Prima di chiudere il dibattimento ed entrare in Camera di consiglio la Corte ha rigettato l’acquisizione del Piano di caratterizzazione realizzato dal commissario straordinario del Sin, Adriano Goio, deceduto a giugno dopo quasi 9 anni di governo straordinario del Sito di interesse nazionale, che avrebbe dovuto condurre alla bonifica del Polo chimico, purtroppo nemmeno partita. Il piano è stato rigettato, anche se convalidato a dicembre 2015, perché l’acquisizione documentale pur possibile in rito abbreviato anche in appello deve avvenire prima dell’inizio della discussione e non a procedimento iniziato, quindi è inutilizzabile ai fini della nostra decisione, ha spiegato il presidentevdella corte, Luigi Catelli, che ha chiuso il processo ringraziando per il clima di serenità nel quale si è svolto il dibattito.


Sentenza su Bussi, finalmente. Le associazioni del Comitato Bussiciriguarda, accogliendo con soddisfazione l’esito del processo presso la Corte d’Appello dell’Aquila, che costituisce una pietra miliare nella giurisprudenza nazionale, e conferma la nostra tesi sulla strategia d’impresa, ribadisce che la sua azione è sempre stata finalizzata ad ottenere il risanamento ambientale della Valpescara. Questa sentenza non solo dà ragione alla nostra battaglia, ma ci consente di rafforzare il nostro impegno dandoci ulteriori energie affinché si possa ottenere quanto prima il ripristino della qualità dei luoghi. Da domani, pertanto, abbandonate le aule dei Tribunali, saremo sentinelle vigili e di stimolo continuo affinché tutte le Amministrazioni, nazionale, regionale e locali facciano quanto di loro competenza per restituire alla collettività acque e terreni risanati. Ecoistituto Abruzzo, Italia nostra, Marevivo, Mila donnAmbiente.


WWF. Cambia scenario per il processo di Bussi: 10 imputati condannati Pene condonate ma previsti risarcimenti e provvisionali a favore di enti e parti civili  Cambia totalmente lo scenario di quello che è diventato ormai famoso come il “processo di Bussi”: la Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila ha emesso poco fa una sentenza nella quale sostanzialmente riconosce la verità storica di entrambi i reati: sia l’avvelenamento delle acque sia il disastro ambientale riqualificandoli in fatti di colpa. Il trascorrere del tempo conduce alla prescrizione il reato di avvelenamento ma non quello del disastro ambientale che viene affermato anche in termini di responsabilità penale per 10 degli imputati condannati a pene, condonate, variabili tra i 2 e i 3 anni. L’affermazione di responsabilità ha portato anche alla condanna al risarcimento del danno da quantificare in separata sede nonché alla condanna a varie provvisionali per oltre tre milioni di euro, che vanno da un milione di euro in favore dell’ATO, a 500mila euro in favore della Regione Abruzzo, a 200mila euro in favore di tutti i Comuni, a 10mila euro in favore del WWF Italia e di Legambiente, a 5mila euro in favore delle restanti associazioni ambientaliste che si erano costituite parte civile. Appena dopo la lettura del dispositivo della sentenza, l’avv. Tommaso Navarra, che ha rappresentato il WWF in questa lunghissima vicenda giudiziaria, ha dichiarato: “Dopo due anni di lavoro e di assoluta fiducia nella giustizia oggi possiamo dire che anche i reati ambientali possono trovare un giusto accertamento di verità. Un ringraziamento particolare va ai nostri associati che negli anni hanno saputo credere in questo percorso giudiziario tanto tribolato quanto importante”. Luciano Di Tizio, il delegato Abruzzo che ha seguito il processo per il WWF Italia, aggiunge: “Oggi è stato compiuto un passo avanti importante nell’accertamento della verità ma l’obiettivo finale, come abbiamo sempre detto, resta la bonifica del territorio e l’applicazione del sacrosanto principio del chi ha inquinato paghi”.

La sintesi del lungo e articolato dispositivo letto dal presidente della Corte d’assise d’appello dell’Aquila, Luigi Catelli, e’ che l’avvelenamento aggravato è stato riconosciuto ma prescritto. In merito al disastro colposo il riconoscimento delle aggravanti annulla la prescrizione consentendo cosi’ la condanna di dieci imputati. La Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila ha condannato 10 dei 19 imputati del processo sulla cosiddetta discarica dei veleni  della Montedison per disastro innominato colposo. In primo grado, il 19 dicembre 2014, la Corte d’Assise di Chieti aveva ritenuto prescritto il reato, in questo caso i giudici di secondo grado sono arrivati alla condanna perche’ un ricalcolo dei tempi ha portato a stabilire che la prescrizione non era scattata. La Corte ha stabilito che tutte le condanne, che vanno da 2 a 3 anni di reclusione, sono condonate perché i fatti sono tutti antecedenti al 2 maggio 2006. La Corte d’Assise d’Appello ha condannato a 3 anni di reclusione, pena condonata, Maurilio Agugia, Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso e Salvatore Boncoraglio; alla pena di due anni, anche questa condonata, Nicola Sabatini, Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo e Giancarlo Morelli. Si tratta nella maggior parte dei casi di ex manager della Montedison. Avvelenamento colposo delle acque. É quanto ha stabilito la Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila in merito alla mega discarica dei veleni della Montedison. Ha così modificato la prima sentenza di due anni fa della Corte d’Assise di Chieti dove il reato non era stato riconosciuto. Nella sentenza di oggi la Corte ha anche riconosciuto la sussistenza di alcune aggravanti in merito al reato del disastro colposo. In merito al reato di disastro colposo la Corte aquilana, nel riconoscere le aggravanti nei confronti di alcuni imputati, ha di fatto interrotto la prescrizione del reato. La sostanziale modifica della sentenza di primo grado ha prodotto, secondo quanto letto dal presidente della Corte d’Assise, Luigi Catelli, risarcimento danni e provvisionali a carico degli imputati quantificati in milioni di euro. In Corte d’Assise, a Chieti, il 19 dicembre 2014, i 19 imputati furono assolti dall’accusa di aver avvelenato le falde acquifere, mentre il reato di disastro ambientale era stato derubricato in colposo e, quindi, prescritto. Dei 19 imputati uno, Vincenzo Santamato, che si occupava di sicurezza ambientale in Ausimont, e’ deceduto, come ha comunicato alla Corte il suo difensore l’avvocato Alecci del foro di Milano. (Fonte Ansa)

Gerardis: Grande sentenza.  “E’ una grande sentenza perché dimostra la giustezza delle nostre tesi: i fatti ci sono, è stato riconosciuto l’avvelenamento delle falde acquifere”. Lo ha detto l’avvocato dello Stato, Cristina Gerardis, dopo la lettura della sentenza della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila in merito alla mega discarica dei veleni della  Montedison di Bussi sul Tirino (Pe).

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