Skip to content

Esposto per i cavalli abbandonati, molti sono ancora da salvare e restano in alta quota

Lucoli (Aq). Situazione di stallo per i cavalli abbandonati sulle montagne dell’aquilano, tanto che dalle più recenti notizie sembra sia stato escluso il recupero di una sessantina di animali d’allevamento che restano ancora in alta quota, nonostante gli interventi di soccorso eseguiti 2 settimane fa per sfamarli e riportarne in stalla almeno 18, di uno dei 3 gruppi di cavalli vacanti, segnalati sulle alture. Sarebbero animali difficili e, dicono, è troppo pericoloso avvicinarli. Si complica anche la questione dei verbali e delle contestazioni nei confronti dell’allevatore marsicano che ha lasciato i quadrupedi a Campo Felice, a fine novembre, in barba alla normativa che impone la demonticazione, ossia il rientro del bestiame nell’ovile custodito per il periodo invernale. Tutto si complica e la ragione è intuibile se, scoppiato il caso dei cavalli abbandonati, invece di preoccuparsi degli animali che restano ancora da salvare qualcuno indaga sul perché e sul percome la notizia degli animali lasciati in montagna sulla neve, al freddo e senza cibo, sia finita nelle pagine di molti giornali.

Archivio

A cercare di smuovere le acque è di nuovo  Italian horse protection Onlus (Ihp) che per la tutela dei cavalli e altri equidi, abbandonati da mesi in montagna, ha prsentato un esposto alla procura aquilana e alle autorità sanitarie. A Montaione (Fi) l’associazione Ihp gestisce il primo e unico  centro di recupero in Italia per equidi maltrattati e sequestrati in base alla legge 189 del 2004. L’esposto dell’associazione consente di chiarire i passaggi che si nascondono dietro certe singolari questioni: “Sui cavalli vaganti di Lucoli ci siamo messi in contatto con l’amministrazione locale per offrire il nostro aiuto e per capire meglio la situazione. Per quanto ci è stato riferito, sembrerebbe trattarsi di cavalli che presumibilmente hanno proprietari-allevatori che li lasciano vagare abusivamente in modo consapevole, operando periodicamente dei prelievi di alcuni capi da avviare alla macellazione. Questa fattispecie si configura come un’attività lucrativa che, a nostro parere e per evidenti motivi, non garantisce adeguati controlli né sul benessere degli animali, né sulla corretta registrazione dei cavalli, né sulla loro tracciabilità. Nel recente passato ci sono pervenute segnalazioni anche da Lazio e Campania e le amministrazioni locali appaiono impotenti, non potendo contare su provvedimenti di contrasto efficaci e tanto meno su disponibilità di risorse per eventualmente gestire gli animali nell’ipotesi di un sequestro – aggiunge l’associazione –  Nel caso di Lucoli ci è stato riferito che i capi vaganti, in questo momento isolati a causa della neve senza cibo a disposizione, potrebbero essere circa 60, divisi in 3 gruppi: uno su Cefalone (forse 35), uno nell’Altopiano di Campofelice (forse 23) e uno a Monte Orsello (forse 10). Come spiegato dal vicesindaco di Lucoli, Rossano Soldati, è prassi per alcuni allevatori, senza scrupoli, il pascolo abusivo che oltre a creare danni all’agricoltura rappresenta violazione di legge. Gli animali, lasciati liberi di riprodursi, non vengono accuditi né foraggiati. Così non si ha nessuna spesa per l’allevatore e se anche alcuni capi muoiono di stenti, oppure preda della fauna selvatica o investiti per strada, in ogni caso l’allevatore avrà sempre un guadagno dalla vendita al macello di alcuni dei capi rimanenti” denuncia nell’esposto Italian horse protection.
“Le eventuali sanzioni sono irrisorie e spesso risulta anche difficile per le autorità locali applicarle, essendo complicata l’identificazione di animali che non si lasciano avvicinare – aggiunge nell’esposto Ihp – Anche quando l’identificazione avviene, è frequente che l’allevatore aggiri le sanzioni o addirittura le contesti. Inoltre le autorità, pur avendo gli strumenti normativi, difficilmente procedono a un sequestro a causa della difficoltà di mantenere gli animali. In presenza di cavalli senza microchip e passaporto non si sa cosa fare, le amministrazioni locali non sono in grado di prendersi in carico gli animali e provvedere a mantenimento e cura. Per tutti questi motivi, nella quasi totalità di questi casi, il fenomeno viene ignorato e si aggrava sempre più col tempo diventando drammatico in presenza di circostanze eccezionali quali ad esempio la neve di questo periodo. Per contrastare queste illegalità occorrerebbe una sinergia tra istituzioni, forze di polizia, autorità locali e associazioni, per gestire contemporaneamente e al meglio sia l’applicazione di misure giudiziarie (sequestro preventivo o cautelativo), sia le operazioni di cattura, trasferimento, identificazione, cura e mantenimento degli animali in condizione di benessere – scrive l’associazione toscana – Avvalendosi del supporto di associazioni come la nostra, che potrebbero ben coadiuvare le autorità in incombenze che sarebbero per esse pressoché impossibili da affrontare. Non solo, affidando gli animali in custodia giudiziaria alle associazioni si eviterebbe che i proprietari possano rientrare in possesso degli stessi in fase d’asta come spesso avviene, anche condizionando l’esito della stessa attraverso comportamenti intimidatori e ritorsioni. Incaricando, infine, le associazioni di selezionare degli affidatari che possano prendersi cura degli animali per il futuro, si chiuderebbe il cerchio con un doppio positivo risultato: la punizione del reato e il futuro benessere degli animali. Procedure simili d’intervento sono già state adottate in occasione del grosso sequestro di equidi effettuato nel 2013 nelle province di Roma e Frosinone (conosciuto come sequestro Colleferro) che ha portato alla confisca di oltre 200 equidi facenti capo a uno pseudo allevatore locale che attuava gli stessi metodi di detenzione prima descritti. Il sequestro fu coordinato dal ministero della salute, l’Unità operativa tutela animale per conto delle 2 procure di Velletri e Frosinone e vi presero parte il corpo forestale, la polizia, i carabinieri, la Asl, l’istituto zooprofilattico e 3 associazioni. “Chiediamo un intervento urgente delle per tenere sotto sequestro preventivo gli animali già localizzati – indica nell’esposto Sonny Richichi, presidente dell’associazione – Chiediamo inoltre con urgenza una ricognizione dell’aerea per individuare i cavalli in difficoltà, per poter organizzare i soccorsi. Così come chiesto dal Comune di Lucoli anche Italian horse domanda la convocazione di un tavolo tecnico che coinvolga tutte le Istituzioni e le associazioni disponibili ad affrontare il problema nella sua generalità e pianificare opportunamente le azioni per risolverlo.

Archivio

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: