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Vasche di laminazione del fiume Pescara: impedire nuova colata di cemento

Pescara. Sono 54 milioni e 800 mila euro assegnati all’Abruzzo per opere di sicurezza idraulica e destinati, dalla Regione, per la realizzazione di 5 vasche di laminazione tra Manoppello (Pe), Rosciano (Pe), Cepagatti e Chieti. Piovono critiche sul progetto, dai consiglieri regionali del Movimento 5 stelle al WWF Chieti Pescara, contrari all’impresa. Il loro effetto, persino nelle previsioni teoriche, sarebbe infatti del tutto insignificante in caso di piena e non darebbe alcuna certezza sulla salvaguardia di Pescara e degli altri centri abitati lungo il corso del fiume, scrive il Consiglio superiore dei lavori pubblici il 27 gennaio dopo l’esame del progetto e con un parere non vincolante.

Aggiornamento

In breve, anche per l’organo del ministero si tratta di un’opera di dubbia utilità e con risultati attesi di così lieve portata da non giustificare un investimento così corposo di denaro pubblico. Senza considerare la colata di cemento che ne conseguirà. Per il presidente del WWF Chieti-Pescara Nicoletta Di Francesco: “Le osservazioni dell’organo tecnico del ministero non sono affatto superabili. Inserire l’opera in un piano di bacino non significa mettere a posto qualche carta secondo un consolidato italico malcostume. Significa invece ripensare il progetto, rivalutarlo in un contesto più ampio, valutare il rapporto costi/benefici che nella attuale versione è certamente sbilanciato: tanti soldi impegnati per risultati che persino nelle più ottimistiche previsioni saranno scarsi -continua la nota del presidente – Non si dimentichi del resto che le vasche di laminazione, nella versione del commissario Adriano Goio, avrebbero dovuto essere realizzate sull’Aterno e sul Roio, nell’aquilano. Progetto bocciato a fine 2013 dal Tribunale superiore delle acque che accolse vari ricorsi contro l’opera giudicandola inutile e costosa a fronte di un problema che, per sentenza, sarebbe risolvibile anche con più economici interventi ordinari a cominciare dall’allargamento del letto del fiume. Una valutazione che, secondo il WWF, si può certamente applicare anche alle vasche del Pescara.  Per salvaguardare il fiume il primo provvedimento da prendere, a costo zero, sarebbe quello di proibire per legge qualsiasi tipo di intervento cementificatorio (edifici, capannoni, strade, casse di espansione assurdamente previste in alveo) per una fascia di rispetto da valutare punto per punto ma comunque mai inferiore ai 200 metri e prevedere col tempo la graduale delocalizzazione di quanto incautamente costruito in zone che sono e restano, a dispetto di qualsiasi palliativo, a rischio alluvione”.

mariatrozzi77@gmail.com

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