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Dissesto e sisma nel teramano: pianificare gli interventi di messa in sicurezza per Legambiente Valfino

Provincia di Teramo. Sono oltre 125 km² della valle del Fino devastati su cui intervenire coordinandosi e pianificando, chiede Legambiente ValFino. L’entroterra teramano, come accaduto anche in altre realtà, ha subito danni su più fronti a causa del maltempo e del sisma. Strade completamente sbriciolate e colline franate per il dissesto idrogeologico a causa delle copiose nevicate e delle piogge torrenziali. 

Strada provinciale Castiglione Messer Raimondo Report-age.com 9.2.2017

Strada provinciale 32 Report-age.com

E ancora, famiglie isolate, molte  sfollate, rete viaria gravemente compromessa, in più punti. Si segnalano inoltre molti capannoni con copertura in Eternit crollati e per la bonifica serviranno operazioni specifiche e accurate. Legambiente Valfino chiede una pianificazione degli interventi seria e concreta agli amministratori degli enti territoriali, l’associazione demanda soluzioni ragionate e risolutive per restituire ai cittadini fiducia verso la classe dirigente e sicurezza. I comuni di Arsita, Bisenti, Montefino, Castiglione Messer Raimondo e Castilenti, da anni vivono nell’abbandono. Le strade, prima di competenza statale e ora affidate alla provincia, incluse le arterie importanti, sono ridotte in condizioni pietose quasi fossero tratturi antichi. “Questo è frutto dell’abbandono e del disinteresse – scrive in una nota Legambiente Valfino,  che da anni si batte contro il dissesto idrogeologico insistendo sulla prevenzione per scongiurare spopolamento e ulteriori dissesti -Oltre ai danni visibili ci sono quelli che minano il tessuto socio-economico di questa area – commenta il presidente Emiliano Di Rocco – Questo territorio, spopolatosi progressivamente rischia di perdere ancor altri abitanti e attività produttive. Molti allevatori sono in ginocchio con le loro rimesse e stalle crollate dal peso della neve, con strade impraticabili e terreni franati. Le vie di comunicazione, solo in parte sistemate (in particolare per il maltempo del 2015) sono franate nuovamente perché sottoposte a interventi non risolutivi. Auspichiamo una pianificazione seria degli interventi perché quanto accaduto non è affatto frutto del maltempo, ma dell’abbandono, dell’assenza totale di manutenzione ordinaria – conclude il Presidente – l’associazione mette a disposizione le proprie competenze e il proprio impegno per collaborare fattivamente verso l’obiettivo primario della tutela del territorio e dei cittadini”.

Altro elemento di grande criticità riguarda la gestione agronomica dei terreni agricoli della collina interna, fa presente Cristiano Del Toro, presidente di Civiltà contadina, associazione a salvaguardia della biodiversità rurale e componente Legambiente Valfino: “Qui, 2 opposte tendenze, abbandono e intensificazione colturale, stanno provocando il degrado del paesaggio rurale con ripercussioni dirette sulla tenuta idrogeologica dei terreni, sempre più esposti a frane -segnala Del Toro – Il modello agricolo dominante, basato su un approccio agroindustriale che prevede il costante apporto di concimi chimici e diserbanti, sta via via deteriorando la quantità di humus nei terreni e questo ne riduce fortemente la capacità di assorbire e trattenere l’acqua in eccesso. Oggi vediamo con sempre maggiore frequenza la diffusione dei seminativi semplici a cereale laddove storicamente erano diffusi seminativi arborati a olivo, con la nostra Cultivar Castiglionese. Oltre alla perdita di paesaggi storici e identitari vengono totalmente ignorate le conseguenze a medio-lungo termine che certe azioni comportano a livello idrogeologico – conclude Del Toro – Occorre un’attenta analisi dei fattori interagenti per uscire dalla crisi idrogeologica. L’Ingegneria naturalistica offre soluzioni tecniche molto interessanti sia in ambito viabilistico che agricolo-paesaggistico, ma senza volontà politica non si attiveranno questi processi alternativi. Le aree interne erogano importanti servizi alla città e svolgono un’azione di presidio ambientale e idrogeologico dal quale dipende anche il futuro delle aree urbane. Nonostante questo percepiscono solo una piccola percentuale della spesa pubblica che riguarda la città. Abbiamo urgente bisogno in Abruzzo di processi progettuali multidisciplinari e integrati che siano in grado di dare risposte efficaci e resilienti”. “É sempre più evidente la fragilità del nostro Appennino e della nostra regione che pur esprimendo grandi bellezze necessita di una evidente cura e manutenzione del territorio – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo  – Investire in questa direzione è la prima grande opera pubblica che l’Abruzzo chiede insieme a iniziative come la legge regionale sul consumo di suolo e il concretizzarsi, entro il 2017,del Piano di adattamento climatico su cui la Regione Abruzzo sta già lavorando”.

mariatrozzi77@gmail.com

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