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La Campania, a breve la legge che vieta le trivellazioni nei Santuari dell’acqua

La Campania mette il territorio al sicuro dagli appetiti dei petrolieri sempre a caccia di idrocarburi liquidi e gassosi. Il colosso Shell, ad esempio, vorrebbe perforare il Vallo di Diano con il vento in poppa delle leggi del governo Renzi. 

Acqua

Così il 2 febbraio la Commissione regionale ambiente della Campania ha approvato all’unanimità la proposta di legge del Movimento 5 stelle che vieta la ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi e la realizzazione di infrastrutture tecnologiche realizzate a questi scopi nelle aree di affioramento di rocce carbonatiche così come sono riportate nella cartografia idrogeologica del Piano di gestione delle acque del distretto idrografico dell’Appenino Meridionale. “Per chi prefigurava di trasformare pezzi del territorio campano in una groviera facendo le spalle larghe grazie ad una indegna legge partorita dal governo Renzi deve rassegnarsi – interviene il consigliere regionale Maria Mascarà (M5S)  – mi riferisco alla Shell già in pole position per chiedere autorizzazioni per trivellare”.La proposta nasce come emendamento grillino sui Santuari dell’acqua da proteggere del M5S che ha dato il via a una serie di audizioni in commissione ambiente e l’istituzione di un tavolo tecnico a cui hanno partecipato associazioni e scienziati del calibro del professore Franco Ortolani. La disciplina proposta individua le Misure in materia di tutela delle risorse idriche regionali ed è stata presentato dai consiglieri pentastellati Vincenzo Viglione e Muscarà. “Saggia proposta di legge regionale per la tutela dell’acqua – interviene il professore Franco Ortolani –  Appena la proposta diventerà legge regionale sarà vietata la realizzazione di attività petrolifere al di sopra dei serbatoi idrogeologici calcarei molto permeabili e carsificati che alimentano di acqua potabile i cittadini campani e quelli pugliesi”.

Sui serbatoi idrogeologici naturali gravano 2 istanze di permesso di ricerca di idrocarburi denominate Monte Cavallo tra il Vallo di Diano e la val d’Agri in Basilicata e Muro Lucano tra la Basilicata e la valle del Sele che complessivamente firniscono oltre 8 mila litri di acqua al secondo a scopo idropotabile e irriguo della Piana del Sele. Anche il permesso Nusco ingloba parte del serbatoio idrogeologico dei monti Picentini che riforniscono oltre 10 mila litri al secondo di acqua potabile. “Le attività petrolifere sono incompatibili con la tutela dell’acqua potabile e la proposta di legge rappresenta un atto permeato di saggezza e di grande responsabilità istituzionale –  conclude Ortolani – Un grazie sentito ai consiglieri regionali della Commissione Ambiente che all’unanimità hanno approvato la proposta di legge.
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