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Viaggio nel terremoto. Ad Amatrice i vigili aquilani e sulmonesi all’opera in questi giorni

Amatrice (Ri). Dal 24  agosto 2016 cosa è cambiato nel cratere? Macigni di neve lorda incartocciati da strati di pannelli, pile di mattoni e nastri neri da cui spicca una torretta avveniristica con 4 vetrate ruvide al posto degli occhi e una frangia di tegole in bilico sul tetto. Apocalittica la colata di neve giallastra da cui spuntano 2 travi sfilacciate che abbracciano il fango gelido. Cova detriti e calcinacci la coltre nevastra che la mano arcigna del sole invernale prova a scaldare mentre il tempo singhiozza ad ogni scossa e deforma. Sono quasi 50 mila profondi rintocchi dal 24 agosto e i ritardi per la messa in sicurezza e gli aiuti aggiungono macerie alle rovine. Scompaiono i cumuli, coperti dal dio inverno. Un corposo gruppo di vigili del Fuoco sta mettendo in sicurezza in queste ore. Sono all’opera anche degli angeli abruzzesi, aquilani “Esattamente delle parti nostre” dice un volontario della Protezione civile. É un gruppo operativo speciale (Vdf) che sta impiegando mezzi per movimento terra, coordinato dal comando provinciale dei vigili del fuoco dell’Aquila. 

Aggiornamento

Prima di noi, all’alba, alcuni soccorritori di Sulmona sono arrivati ad Amatrice per il lavoro grosso, faticoso, quello tosto. Sono 3 Peligni da giorni impegnati nella zona rossa, quella in cui un civile non può passare, la più pericolosa del centro storico, a rischio crollo, dove lavorano oltre 70 esperti per la messa in sicurezza. Stanno lì ad aprire le strade chiuse dalle macerie e dalla neve ghiacciata. Passo dopo passo stanno ricavando degli spazi vitali e liberano vie e piazzali cancellati dalla furia del sisma e delle intemperie. Anche i sulmonesi stanno lì, procedono senza sosta anche per l’abbattimento di quello che resta in bilico e delle abitazioni irrecuperabili. Gli aiuti che stanno arrivando sono la prima risposta agli appelli della popolazione: “Ci hanno lasciati soli” i moduli abitativi sono pochi, i ricoveri per gli animali nelle aree colpite sono insufficienti e quelli arrivati a stento son stati montati. Non hanno fatto in tempo per le tensostrutture e le poche puntellate non sono bastate per le decine di allevatori che se la vedono proprio brutta a lavorare dentro le stalle mezze crollate e inagibili, a rischiare la pelle per i loro animali. Il fieno scarseggia e salvare quanto resta del bestiame è indispensabile perché un colpo tremendo come questo non decreti la fine di una cultura, di una storia, di una civiltà contadina, buona come la nostra. Si è abbattuto sul Centro Italia, colpito dal sisma, un ritardo imperdonabile negli interventi di messa in sicurezza. L’inverno non perdona gli errori e le dimenticanze, polverizzando la forza dei tenaci rimasti a proteggere, presidiare il territorio, la loro Terra, a curare il poco che resta. Una tregua dal freddo in queste ore consente ai vigili del fuoco di portarsi avanti con il lavoro di messa in sicurezza. Siamo certi che faranno di tutto per aprire una breccia, un varco che garantisca un passaggio sicuro agli operai e ai mezzi delle aziende che saranno chiamate a rimettere in piedi, ricostruire Amatrice. Sappiamo che i vigili del fuoco non deluderanno le aspettative delle popolazioni colpite dal sisma intenzionate in ogni caso a ripartire, la preghiera dipende però dall’alto. Il decreto terremoto approvato ieri ha come obiettivo contrastare lo spopolamento e favorire la ricostituzione del tessuto economico delle aree colpite. IL premier Paolo Gentiloni dice che si tratta di accelerare sui rischi di strozzature burocratiche.

mariatrozzi77@gmail.com

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