Take away, smantellata una banda di spacciatori nell’aquilano 

L’Aquila. Sono 61 capi d’imputazione per gli arrestati, 14 (4 italiani e 10 albanesi) le persone indagate. Spaccio ‘take away’ di cocaina e hashish nell’aquilano, le dosi erano confezionate su ordinazione dei tossico dipendenti. Con gli arresti di oggi viene smantellato un pericoloso sodalizio criminale  dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti esattamente a Pizzoli, Barete, Arischia, Cagnano Amiterno, Montereale e sulla stesso capoluogo, ma in particolare a Bazzano e Paganica. 

Alle prime ore dell’alba i carabinieri della Compagnia dell’Aquila, in collaborazione con i militari delle Compagnie di Teramo e Avezzano, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di misura cautelare del giudice per indagini preliminari dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, nei confronti di 9 soggetti indagati, a vario titolo, di spaccio continuato in concorso di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish. Le indagini, partite a settembre 2015, sono state  condotte dai militari del Nucleo operativo e radiomobile dell’Aquila e della stazione di Pizzoli, coordinati dal pubblico ministero Roberta D’Avolio, sino a maggio 2016. Nei 9 mesi d’indagine sono state inoltre arrestate per spaccio e in flagranza di reato 3 persone e 2 su ordinanza di custodia cautelare. Sempre per spaccio, nel corso delle indagini sono state denunciate, in stato di libertà, 6 persone ed è stato eseguito un provvedimento di cattura nei confronti di un trafficante e favoreggiatore dell’immigrazione clandestina di etnia albanese, latitante dal 2013. Per la maggior parte albanesi, gli arrestati rifornivano la piazza aquilana. Tra questi spicca la figura Bledar Shehaj, 37enne, primo tra gli indagati quanto a numero di episodi di spaccio e unico che tra gli arrestati è finito in carcere.

A far partire le indagini sono state le dritte di una fonte confidenziale dei carabinieri, tossico dipendente e cliente del capo della banda di spacciatori. Le informazioni, da subito confermate dall’esame dei tabulati telefonici e da numerosi servizi di osservazione e pedinamento, hanno portato ad una seconda fase dell’inchiesta con una cospicua mole di intercettazioni telefoniche e ambientali a riprova della scaltrezza dell’albanese che per eludere i controlli di polizia incontrava i suoi contatti spostandosi alla guida di un’autovettura Audi A6 Avant di colore grigio intestata al coniuge. L’albanese nascondeva la droga in luoghi sempre diversi, dentro dei barattoli nascosti a margine della strada. Brevissima la durata per la vendita al dettaglio con incontri fugaci limitati solo al pagamento della dose. La contrattazione era precedente, fatta al telefono, utilizzando termini che hanno permesso ai carabinieri di chiarire che si trattava di dosi di volta in volta ordinate. Gli acquirenti inviavano all’albanese messaggi sms che terminavano con uno o più puntini in base alle dosi di stupefacente da acquistare. Solo dopo aver intascato i soldi, agli acquirenti  si consegnava la roba su precise indicazioni dell’albanese del punto esatto in cui prelevare lo stupefacente già pagato, sempre quando lo spacciatore si era allontanato dall’area.

L’operazione Take away prende il nome dal servizio di ristorazione pratico e veloce, sempre più utilizzato dalle grandi catene di distribuzione alimentare, che permette di acquistare cibi da consumare velocemente e lontano dal punto di acquisto. Già pronte per essere portate via e spesso ordinate dal telefono di casa le dosi di cocaina e di hashish venivano preparate e confezionate dall’indagato per la vendita ai suoi clienti.

Shehaj nell’ottica d’ingrandire il volume d’affari ed assicurarsi il monopolio dello smercio di sostanze stupefacenti reclutava pusher, ognuno con un’autonoma cerchia di clientela partecipava agli utili riconosciuti dal capo albanese con provvigioni in base al quantitativo di stupefacente ceduto.  Dai 0.40 ai 0,60 grammi il peso medio della singola dose confezionata, venduta ad un prezzo che variava dai 40 agli 80 euro in base anche alla qualità dello stupefacente.

I canali di approvvigionamento di Shehaj. A Teramo l’albanese si recava con cadenza settimanale, previo accordo telefonico con un suo connazionale stabile a Teramo, Ardian Ismaili 48 anni. Lo stupefacente, circa 50 grammi con pagamenti variabili dai 1.000 ai 2 mila 500 euro, veniva poi distribuito nell’aquilano. Nel tempo, a quest’ultimo contatto si è aggiunto un secondo canale di approvvigionamento a Silvi Marina (Te). In occasione del viaggio nella notte a cavallo tra il  3 e 4 aprile 2016, Shehaj è stato arrestato in flagranza di reato, in possesso di 50,9 grammi di cocaina nascosta nel vano luce della propria Audi e di ulteriori 16,1 grammi della sostanza rinvenuti nella sua abitazione a Barete. Fermato dopo aver ricevuto lo stupefacente, nei pressi del casello dell’autostrada A/25 di Bussi sul Tirino (Pe), dai connazionali Piro Metushie Mentor Mina, rispettivamente 44 e 42 anni oggi agli arresti domiciliari.

Il 19 aprile 2016 è stato arrestato in flagranza di reato un altro fiancheggiatore di Shehaj, l’albanese Anton  Krygjae in concorso con lui è stata denunciata la convivente aquilana, Romina Sabatini, unica donna del gruppo, entrambi risiedono a Montereale. I due coniugi spacciavano nella loro abitazione in frazione Busci, meta abituale di numerosi acquirenti di stupefacente. Tra i fiancheggiatori di Shehaj anche il connazionale Idajet Saliaj, classe ’89, residente ad Avezzano e Armando Beccia, classe ’69 di Pizzoli, unico italiano – insieme alla donna – ad essere destinatario della misura cautelare. Con il suo arresto la figura di Shehaj verrà soppiantata da altri albanesi del capoluogo tra cui Enver Fusha , classe ’89 residente a Pizzoli, ben messo nella zona Est della città tra Bazzano e Paganica. L’indagine è stata volutamente portata avanti dai militari anche dopo l’arresto dello Shehaj per colpire quanto più a fondo l’intera compagine aquilana dedita allo spaccio su piazza. Oltre agli arresti, durante l’intera attività d’indagine sono stati sequestrati oltre 100 grammi di cocaina già divisa in dosi (circa 200) nonchè 1.100 euro di provento per l’attività illecita. I clienti  consumavano subito e spesso la droga così venivano sottoposto agli esami clinici e, una volta trovati positivi alla cocaina, erano denunciati per guida in stato di alterazione psicofisica da assunzione di sostanze stupefacenti.

Durante l’attività d’indagine sono state infatti ritirate ben 11 patenti, garantendo così sicurezza sulle strade, i relativi titolari sono stati segnalati, oltre che all’autorità giudiziaria, anche alla locale Prefettura per la prevista verifica del possesso dei requisiti psicofisici alla guida. Allo stato sono state eseguite 8 misure restrittive a carico di altrettanti indagati, di cui 1 in carcere e 7 agli arresti domiciliari. Risulta ancora da arrestare un solo indagato, ricercato, che sarebbe rientrato da tempo nel paese d’origine. Sono 6 infine le persone denunciate a piede libero. Risponderanno tutti di spaccio aggravato e continuato in concorso di sostanza stupefacente. I nomi degli arrestati: Bledar Shehaj , detto Bledi nato in Albania il 10/11/1980, Armando Beccia, nato all’Aquila il 26/01/1969, Anton Krygja nato in Albania il 01/05/1986; Romina Sabatini, nata all’Aquila il 13/04/1994, Ardian Ismaili nato in Albania il 28/12/1969, Piro Metushi, nato in Albania il 26/05/1972, Idajet Saliaj, nato in Albania il 27/09/1989, Enver Fusha, nato in Albania il 08/12/1989.