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Dossier #StopPesticidi, Glifosato & Company. Prodotti con cocktail chimico da vietare

Roma. Il nemico numero uno per la salute e l’ambiente raddoppia, decuplica in alcuni casi, perché non è più il pesticida, ma un mix chimico concentrato su un singolo alimento, il multiresiduo, in gergo giornalistico, cocktail chimico. Così il prodotto da consumare risulta regolare perché ogni singolo residuo chimico che contiene è nei limiti di legge, arrivando però ad ospitare sino a 21 molecole chimiche differenti, come è stato rilevato nei campioni di te verde. Un cocktail micidiale che va  evitato e da 20 anni le associazioni ambientaliste chiedono all’Unione europea di  occuparsene, disciplinare nello specifico per superare l’escamotage trovato dalle multinazionali per superare i limiti di pesticidi da impiegare.

Aggiornamento

Siamo al II posto in Europa per impiego di fungicidi e al III per vendita di pesticidi (16,2%) dopo Spagna (19,9%) e Francia (19%), numerose le aziende agricole biologiche e tra il 2014 e il 2015 la superficie agricola a loro destinata è aumentata del 7,5%, in Italia.

stop-pesticidi-report-age-com-2017A confermarlo è il dossier di Legambiente #StopPesticidi che studia a fondo i dati forniti da istituti, aziende sanitarie e agenzie per l’ambiente che analizzano i residui di pesticidi negli alimenti. “Lo studio presentato oggi evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo” il presidente di Legambiente, Rossella Muroni, sottolinea che manca una regolamentazione sul problema del simultaneo impiego di più principi attivi su uno stesso prodotto. Per questa ragione si può definire regolare, quindi commercializzabile, anche un prodotto contaminato da più principi chimici contemporaneamente con concentrazioni, per ciascuna sostanza chimica, entro i limiti di legge. Salute e ambiente, nonostante i limiti fissati, così sono a rischio. E nonostante la diffusione di tecniche agronomiche sostenibili, le buone pratiche agricole, l’uso dei prodotti chimici per l’agricoltura in Italia è preoccupante. Tra il 2010 e il 2013 l’uso di pesticidi era al 10%, nel 2014 però il consumo di prodotti chimici nelle campagne è tornato a crescere, passando a circa 130 mila tonnellate rispetto alle 118 mila tonnellate impiegate nei campi l’anno precedente. Nel 2014 sono stati distribuiti circa 65 mila tonnellate di fungicidi, 10,3 mila tonnellate in più rispetto al 2013. Senza trascurare l’impiego di 22,3 mila tonnellate di insetticidi e acaricidi, 24,2 mila tonnellate di erbicidi e infine 18,2 mila tonnellate di altri prodotti.

Il tè verde, i campioni analizzati risultano spesso contaminati da un mix di ben 21 differenti sostanze chimiche. Anche per le bacche, consigliate nelle diete, alcuni campioni analizzati dal laboratorio della Lombardia risultano contenere fino a 20 molecole chimiche differenti. Quantità di residui chimici sono state rinvenute anche nell’uva da tavola e da vino, tutta di provenienza nazionale, contaminata anche da 7, 8 o 9 sostanze contemporaneamente. I prodotti fuorilegge, con almeno un residuo chimico al di sopra dei limiti di legge, restano in piccola percentuale: l’1,2% nel 2015, 0,7% nel 2014. Tra verdura, frutta e prodotti trasformati, la contaminazione da uno o più residui di pesticidi riguarda 1/3 dei prodotti analizzati (36,4%).

Resta elevata la quantità dei residui di pesticidi che le Agenzie per la protezione ambientale (Arta Abruzzo) e gli istituti zooprofilattici sperimentali hanno rintracciato anche quest’anno nei prodotti agricoli convenzionali, nei prodotti trasformati e miele. Salgono leggermente i campioni irregolari (1,2% nel 2015 – 0,7% nel 2014). I prodotti contaminati da uno o più residui contemporaneamente raggiungono il 36,4% del totale, più di 1/3 dei campioni analizzati (9 mila 608 campioni), in leggero calo rispetto al 2014 (41,2%). La percentuale di campioni regolari, senza alcun residuo, si attesta al 62,4%, in leggero rialzo rispetto al 58% nel 2014Oltre ai prodotti che arrivano da Paesi che non appartengono all’Unione europea, come il tè verde e le bacche, c’è anche il cumino con 14 diverse sostanze riscontrate nei campioni, le ciliegie con 13, le lattughe e i pomodori con 11 e l’uovo con 9 principi attivi.

La frutta resta il comparto che registra percentuali più elevate di multiresiduo e irregolarità. I pesticidi hanno ricadute significative sulla salute e sull’ambiente. Nuove molecole e formulati sono stati immessi sul mercato senza un’adeguata conoscenza dei meccanismi di accumulo nel suolo, delle dinamiche di trasferimento e degli effetti, a lungo termine, per l’ambiente. Occorre valutare meglio le conseguenze anche in termini di perdita di biodiversità, di riduzione della fertilità del terreno, di accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli. Per le sostanze su cui non esiste ancora un parere unanime del mondo scientifico sui rischi, come per il famoso Glifosato, dovrebbe valere il Principio di precauzione e il divieto di utilizzo. Tra le sostanze attive più frequentemente rilevate: il Boscalid, il Penconazolo, l’Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, l’Imazalil e il Clorpirifos,  sostanza riconosciuta come interferente endocrino, cioè capace di alterare il normale funzionamento del sistema endocrino e dannoso per l’organismo.

Uva, fragole, pere e frutta esotica, soprattutto banane, sono i prodotti più spesso contaminati dalla presenza di residui di pesticidi. Circa un terzo dei campioni (30,1%) analizzati dal laboratorio del Lazio, contiene uno o più residui di sostanze attive. Si arriva a combinazioni di 21 residui in un campione di foglie di tè verde, di cui 6 superano il limite di legge (Buprofezin, Imidacloprid, Iprodione, Piridaben, Triazofos, Acetamiprid) e 14 residui in un campione di semi di cumino, di cui 9 superano il limite (Carbendazim,Esaconazolo, Imidacloprid, Miclobutanil, Profenofos, Propiconazolo, Tiametoxam, Triazofos, Acetamiprid). L’uva risulta tra i prodotti maggiormente contaminati: tutti e 12 i campioni analizzati dai laboratori del Friuli Venezia Giulia presentano 1 o più residui. In Valle d’Aosta si è registrata una irregolarità per superamento del limite ammesso di Clorpirifos, 2 campioni regolari con un residuo (Clorpirifos) e 4 campioni regolari ma con multiresiduo. In Liguria in un campione regolare sono stati rilevati fino a 7 residui (Boscalid, Ciprodinil, Clorpirifos, Imidacloprid, Metossifenozide, Pirimetanil, Fludioxonil) mentre in Puglia si è arrivati anche a 9. Situazione simile anche in Sardegna, dove l’uva da tavola risulta essere sempre contaminata da più residui, in Umbria (multiresiduo in 6 campioni su 7) e Veneto, che registra la presenza di multiresiduo nel 62,5% dei campioni di uva analizzati.

In Emilia Romagna risultano contaminate il 46,1% delle insalate e l’81,6% delle fragole (multiresiduo), mentre spiccano per numero di molecole presenti contemporaneamente 1 campione di ciliegie e 1 di uva sultanina in regola con 13 e 14 principi attivi. Sono 15 le irregolarità rilevate, 8 su pere locali e 7 nel comparto verdura. Cocktail di sostanze attive si trovano anche in Lombardia con 2 campioni di bacche provenienti dalla Cina con 12 e 20 residui, mentre irregolarità per superamento dei limiti massimi consentiti dalla legge sono state segnalate dal laboratorio abruzzese (per eccesso di Clorpirifos in 3 campioni di pesche). Anche la regione Sicilia presenta 6 campioni irregolari, 1 nel comparto verdura (cereali) e 5 nel comparto frutta. La regione Puglia ha rilevato 20 irregolarità tra cui 6 su campioni di melograno provenienti dalla Turchia.

Il rilancio di buone pratiche agricole, attente alla complessità dei processi naturali e soprattutto capaci di innovare e sperimentare nuove tecnologie, è il primo passo verso il cambiamento e l’agricoltura biologica. Le sue molteplici varianti, come l’agricoltura biodinamica, possono di certo contribuire alla riduzione del’uso di pesticidi. I criteri dell’agricoltura biologica consentono di sostituire l’intervento chimico con l’utilizzo dei meccanismi naturali contribuendo alla difesa delle piante e al ripristino della fertilità dei suoli e della biodiversità. Ci sono poi prodotti innovativi, come i biofumiganti, biostimolanti e corroboranti,  metodi di gestione, consociazioni, rotazioni, sovesci, semina su sodo, minime lavorazioni del terreno e diserbo meccanico, che riducono il rischio di malattie delle piante e che inducono negli anni effetti benefici sulla struttura del suolo, sulla sua capacità di ritenzione idrica e sulla salute delle piante. Governo e Regioni dovrebbero investire maggiormente in ricerca e formazione per sostenere con maggior forza il processo di cambiamento  avviato.

I dati di #StopPesticidi sono il frutto delle analisi condotte dai diversi laboratori pubblici italiani. Come sempre, vale il principio del chi cerca trova e così le maggiori irregolarità sono state riscontrate dai laboratori più zelanti che conducono il maggior numero dei controlli (Lombardia e l’Emilia Romagna) contemplando il più alto numero delle sostanze da ricercare. Mancano invece all’appello i dati della Calabria, che non ha fornito alcuna informazione, e della regione Toscana, che ha fornito i dati in maniera disaggregata, non assimilabile al resto del rapporto.

Dossier Legambiente #StopPesticidi

Stop pesticidi, il dossier di Legambiente, raccoglie ed elabora i risultati delle analisi sulla contaminazione da fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e trasformati, realizzati dalle Agenzie per la Protezione Ambientale (+Arta per l’Abruzzo), istituti Zooprofilattici sperimentali e Asl. È stato presentato oggi a Roma, nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione di Maurizio Gubbiotti, presidente RomaNatura, Daniela Sciarra, responsabile filiere agroalimentari Legambiente e curatrice del dossier, Sara Di Lonardo, Cnr Ibimet, Danilo Marandola, Crea RRN, Luca Lazzeri, Crea Cin. Alla tavola rotonda sulle buone pratiche di sostenibilità agricola hanno partecipato: Beppe Croce, responsabile agricoltura Legambiente, Andrea Olivero, vice ministro politiche agricole alimentari e Forestali, Rossella Muroni, presidente Legambiente nazionale, Lucio Cavazzoni, presidente Alce Nero, Simona Caselli, assessore agricoltura, caccia e pesca Regione Emilia-Romagna, Maria Grazia Mammuccini, portavoce Coalizione italiana Stop Glifosato e Carlo Hausmann, assessore agricoltura, caccia e pesca Regione Lazio.

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Dossier Stop pesticidi. Abruzzo: aumentano i prodotti agricoli con più residui

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