Chiusura caccia: la strage nel silenzio. Abruzzo maglia nera del 2016

Un mix davvero micidiale, così bracconaggio, deroghe e scarsi controlli tingono di nero la maglia per l’Abruzzo che con altre 4 regioni italiane condivide la vergogna perché protegge certi interessi e non le specie, merito di leggi pro doppiette e calendari con appuntamenti fissi per provetti bracconieri.

Dante Caserta Foto Maria Trozzi Report-age.com 18.10.2014
Dante Caserta

Un altro anno nero, il 2016, per la fauna selvatica perché alla chiusura della stagione venatoria si è di nuovo scatenano un mix micidiale che appesantisce il già gravoso bilancio delle doppiette: specie protette e preziose prese di mira, Regioni che reiterano leggi e calendari venatori contrari alle norme europee tra cui Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo, mentre molte altre non hanno brillato per correttezza (in particolare Sicilia, Calabria, Campania). “Ad aggravare la situazione è un controllo del territorio sempre più indebolito, soprattutto a seguito della riforma in materia di Polizia provinciale che ha visto lo smembramento delle strutture esistenti, con perdita di decine di agenti e ufficiali – scrive in una nota Dante Caserta, vicepresidente di WWF Italia – Una situazione che ha creato inevitabilmente un varco in cui i reati connessi al bracconaggio si innesteranno più facilmente e che rischia di aggravarsi con lo smantellamento, dal 1° gennaio, del Corpo forestale dello Stato confluito nell’Arma dei Carabinieri. Passaggio quest’ultimo da gestire con molta attenzione se non si vuole rendere meno efficace il sistema di controllo del territorio – aggiunge l’attivista del Wwf – L’Abruzzo rientra tra le Regioni con la “maglia nera” di questa stagione venatoria. Il calendario venatorio presentato dall’Assessore Dino Pepe è stato sonoramente bocciato dal TAR di L’Aquila e dal Consiglio di Stato grazie al ricorso del WWF e la Regione è rimasta sorda alle tante richieste di sospendere la caccia nel periodo delle fortissime nevicate delle scorse settimane – prosegue Caserta – Ci chiediamo come sia possibile che una esigua minoranza come i cacciatori, ormai meno dell’1% della popolazione in Italia, possa ancora avere così tanto seguito tra politici e pubblici amministratori. I danni prodotti dalla caccia, spesso mal gestita e senza controlli, alla fauna selvatica italiana ed europea sono enormi. A questi vanno aggiunti i danni incalcolabili prodotti dalla caccia illegale. Una situazione che comporta poi la possibilità di gravi sanzioni comunitarie pagate da tutti noi italiani. Per combattere le sempre più gravi forme di bracconaggio chiediamo che siano inasprite le pene. Come WWF abbiamo chiesto già da due anni al Parlamento di approvare una specifica proposta di legge, elaborata dai nostri esperti, che riforma il sistema sanzionatorio penale per i casi di uccisione, cattura illegale, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette. Oggi chi commette questo tipo di atti rischia una blanda sanzione che arriva al massimo all’ammenda di poche migliaia di euro nel caso più grave. E sempre che non intervenga prima la prescrizione o la non punibilità per ‘tenuità del fatto’ recentemente introdotta. Si tratta di pene del tutto inadeguate che, peraltro, raramente vengono effettivamente scontate e che solo in pochissimi casi comportano la revoca della licenza di caccia. La cartina di tornasole dell’ambigua vicinanza tra caccia e bracconaggio, del resto, è data dall’impennata di ricoveri di animali protetti nei Centri di recupero della fauna di tutta Italia che, come accade ogni anno, è coincisa con la stagione di caccia: aironi, poiane, sparvieri, gheppi, cigni feriti da arma da fuoco, e in Sicilia anche fenicotteri rosa, cicogne nere e persino una rarissima aquila di Bonelli, oggetto di un progetto Life dell’Ue per proteggerla.

Ibis eremita font immagine Corriere del Ticino
Sorgente immagine Corriere del Ticino, Svizzera

Non è un caso che l’accanimento contro una delle specie più rare della fauna europea, l’ibis eremita, sia avvenuto proprio nei mesi di attività venatoria: 5 esemplari uccisi da settembre a gennaio: la specie è tra l’altro oggetto di un progetto di reintroduzione finanziato dall’Unione europea dato che era estinta nel XVII secolo in Europa a causa della caccia. Contro tutto questo cercano di battersi le oltre 300 guardie del WWF Italia, con almeno 55 mila ore complessive di servizio all’anno a difesa della biodiversità e del patrimonio comune. Questi volontari cercano di supplire all’ormai sempre più pesante carenza di controlli e vigilanza da parte delle “pubbliche autorità”. Le loro denunce sono contro ogni genere di reato venatorio come uso di archetti, reti, tagliole, roccoli, persino fumi di zolfo per stanare gli animali o richiami elettroacustici vietati mimetizzati da telefoni cellulari per uccidere specie protette, o per cacciare fuori dai periodi previsti e persino nelle aree protette, sulla neve o acque ghiacciate o di notte”. Sospensione della stagione venatoria, chiede il WWF almeno nelle Regioni piagate dal bracconaggio. Il timore dell’associazione è che il passaggio della Forestale nell’Arma dei Carabinieri indebolisca prevenzione e repressione quando è invece indispensabile un nuovo impulso alle attività di vigilanza e il rafforzamento del Noa (Nucleo operativo antibracconaggio) potrebbe essere un buon segnale.

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