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Abbattimenti del Lupo: una pallottola nel buio. Giovedì si decide sul Piano di gestione

Affinché la Regione voti contro ogni ipotesi di introduzione di abbattimento dei Lupi il delegato abruzzese WWF, Luciano Di Tizio, ha inviato un nuovo appello al presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, al sottosegretario con delega all’Ambiente, Mario Mazzocca, e agli assessori all’agricoltura, Dino Pepe e ai parchi Donato Di Matteo.

Foto Di Marzio

Foto Di Marzio

Una danza macabra per Franco Tassi, storico direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, quelle decisioni al vertice  che starebbero disgregando i parchi nazionali: “Ora l’attacco alla Natura ne colpisce il simbolo più autentico, dichiarando guerra al Lupo. La stessa Italia che, mezzo secolo fa, aveva stupito il mondo salvando il predatore grazie all’operazione San Francesco, lo tradisce oggi dando il via agli abbattimenti”.

“Nel passato l’Abruzzo ha avuto un ruolo fondamentale per la salvezza del Lupo dall’estinzione in Italia – dichiara il delegato del Wwf Abruzzo – È da qui, infatti, che uno dei pochissimi nuclei sopravvissuti alla caccia protrattasi fino a pochi decenni fa è riuscito a riconquistare tutta la dorsale appenninica arrivando fino alle Alpi. Sarebbe vergognoso che proprio la Regione Abruzzo desse il suo avallo agli abbattimenti di questo splendido animale, peraltro fondamentale per contrastare l’espansione dei cinghiali, studi scientifici hanno dimostrato che l’80% della dieta dei lupi è costituita da cinghiali”. Il Piano di conservazione del Lupo, criticato aspramente dalle associazioni ambientaliste, è contestano soprattutto nella misura più controversa, la numero 22, in cui è previsto un abbattimento controllato di un numero di lupi non superiore al 5% del loro numero complessivo in Italia. Di fatto non esiste un censimento ufficiale di questo animale e l’approvazione tecnica del piano potrebbe essere cristallizzata, a giorni, dal sì decisivo in Conferenza Stato-Regioni che proprio il 2 febbraio è convocata per decidere sul Piano di gestione del Lupo.La politica vuol dare in pasto alle clientele un nemico immaginario per far dimenticare le proprie colpe e procede imperterrita con l’aiuto dei soliti complici: baronati, tecno-burocrazie, affaristi e sparatori. Il nemico è lui, il lupo cattivo, come nelle fiabe di Cappuccetto Rosso e dei tre Porcellini” scrive in una nota Tassi.

Il 2 febbraio i presidenti delle Regioni saranno chiamati ad approvare il Piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, che per la prima volta dagli anni Settanta prevede la possibilità di consentirne l’abbattimento legale. Una scelta che non è suffragata da dati certi né sulla consistenza della distribuzione della specie a livello nazionale, né sull’attuale incidenza del bracconaggio. Così chiarisce il WWF che a nome degli oltre 190 mila italiani sottoscrittori della petizione #SOSlupo, insiste perché si eviti questa follia.

Il 27 gennaio Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia, ha indirizzato una lettera aperta ai presidenti di tutte le Regioni spiegando le ragioni per cui è profondamente sbagliato far ricorso alle uccisioni. Un analogo appello è stato rivolto sabato scorso al premier Paolo Gentiloni dalla neonata community, di ricercatori e giovani attivisti, WWF YOUng: “Le chiediamo, signor Presidente, di non riportarci indietro di quarant’anni, al tempo del lupo cattivo delle favole” hanno scritto gli ambientalisti ricordando come studi internazionali abbiano ampiamente dimostrano che l’uccisione di singoli esemplari destruttura i branchi d’origine, come accade nei numerosi casi di bracconaggio, e peggiora la situazione anziché risolverla, spingendo gli altri lupi ad aumentare le predazioni sugli animali domestici. L’unica strada è quella della prevenzione dei danni, praticabile grazie ai fondi già disponibili dei Piani sviluppo rurale per aiutare concretamente gli allevatori e rendere i metodi di allevamento compatibili con la presenza spontanea del lupo.

“Nessuno si chiede se i danni attribuiti al Lupo non siano in gran parte opera del milione di cani randagi, vaganti e inselvatichiti che scorrazzano nelle campagne? O forse si finge di non capire che, se si andasse a fondo, si scoprirebbe che nella maggioranza dei casi anche i pretesi lupi non erano in realtà che degli ibridi. Nell’Appennino Settentrionale non mancano bande di grandi cani di allevamento, voraci e incontrollati? – scrive in una nota il gruppo Lupo Italia – La risposta della politica trova sempre comodo alibi nel parere di compiacenti docenti, ma si guarda bene dall’ascoltare i nostri ripetuti appelli”. Ci si affida a 70 esperti per il Piano di gestione, ma di loro poco o nulla si sa e, potrebbero essere, che proprio questi esperti saranno poi incaricati di decidere, probabilmente a pagamento, dove, come, quando e quali lupi uccidere.

“In verità, la favoletta che i conflitti con il Lupo possano risolversi o attenuarsi a colpi di fucile, grazie a sparatori benefattori,  non incanta più nessuno -scrive tassi – É stata smentita e ridicolizzata in tutto il mondo da veri esperti indipendenti e disinteressati, con una valanga di studi e lavori. La convivenza di pastorizia e allevamenti con i grandi predatori è un problema complesso, ma non impossibile da risolvere con metodi incruenti: recinzioni, dissuasori, e soprattutto cani da gregge abruzzesi ben addestrati. Perché, come tutti sanno, i branchi dei lupi tenuti lontani dagli animali domestici e lasciati tranquilli negli ambienti naturali, costituiscono anche l’unica efficace forza di contrasto all’invadenza eccessiva dei cinghiali, vera catastrofica piaga: non biblica, ma come sempre causata dall’uomo- conclude lo storico direttore del Parco nazionale d’Abruzzo – Per dirla con le parole del WWF Internazionale, sarebbe assurdo credere che si possa affrontare il fenomeno sparando una pallottola nel buio perché, come è stato ampiamente dimostrato, questo metodo accrescerebbe i danni e favorirebbe il bracconaggio. In Svizzera lo studioso Gabor von Bethlenfalvy, sostiene che la migliore strategia in una regione dove sono presenti i lupi consiste nella protezione del gregge e nell’assicurare la struttura stabile del branco. Senza violare le leggi, e soprattutto senza compromettere l’equilibrio ecologico. Ma anche senza attirare il più forte discredito internazionale”.
Sul tema:
Convegno su Modifiche alla Legge quadro sulle aree protette 394/91

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