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Valanga non tanto prevedibile, figlia del dissesto climatico: parola di farindolese

Cascata Gran Sasso Foto Trozzi report-age.com 2014

Cascata Gran Sasso Foto Trozzi 

Dagli anni ’70, Mario Viola Marano, responsabile Mountain Wilderness per l’Abruzzo, conduce battaglie per l’ambiente a Farindola (Pe) e Martinsicuro (Te) dove risiede e ha per molto tempo insegnato. Sin dagli inizi degli anni Settanta, con pochi altri, lanciò importanti iniziative per la nascita del Parco nazionale del Gran Sasso e veniva preso per pazzo. La sua lettere è un invito alla prudenza rivolto soprattutto a chi dà facili giudizi sulle ipotetiche speculazioni edilizie dei farindolesi che hanno combattutto battaglie epiche, purtuttavia perse, contro la captazione dalla meravigliosa cascata delle Vitella d’Oro, uno dei gioielli paesaggistici dell’Abruzzo. Oltre 20 anni fa, l’amministrazione comunale di Farindola convocò un consiglio comunale all’aperto, sopra il greto prosciugato – per colpa delle captazioni – del fiume Tavo, in una estate arida e assolata. In quella occasione indagarono e approfondirono la questione dei danni ambientali del prosciugamento del fiume. In questi anni sono stati organizzati a Farindola molti altri incontri, l’ultimo un anno fa, per rinnovare l’impegno cittadino a riavere la cascata. All’epoca in cui la regione dava finanziamenti a pioggia e anche a fondo perduto per la costruzione di alberghi in montagna, a differenza di Rivisondoli, Roccaraso, Rocca di Mezzo e molti altri comuni montani, gli abitanti di Farindola preferirono rimanere poveri per non distruggere le bellezze naturali dell’area. La lettera che riportiamo integralmente è un tassello fondamentale per capire che la valanga non era poi tanto prevedibile.

Archivio

Rigopiano: storia passata e presente. Dalla mia casa materna e paterna, situata a 600 mt. s.l.m., a 2 km da Farindola, si vede l’intera catena meridionale del Gran Sasso d’Italia, dal Monte Siella al Colle Arcone. Il Monte Siella, da dove è partita la valanga del 18 gennaio che ha colpito il resort Gran Sasso Il Vate, mi è piaciuto sin da piccolo perchè alto, imponente, coperto dalla neve d’inverno, ad eccezione del versante est dove i venti fortissimi si divertono a spazzarla depositandola nel canalino la Genzianella. Per me è stata la montagna al femminile, elegante come una sposa, tanto da suggerirmi il ruolo di protettrice dell’area sottostante di Rigopiano. Sui suoi fianchi e canalini ghiacciati dei versanti Nord ed Est ho praticato le mie prime salite invernali con ramponi e piccozza e le discese con gli sci in solitaria. Conosco tutti gli aspetti di questa montagna (geomorfologici, carsici, idrici, vegetali, faunistici, storici). Avevo 5 anni quando, nel 1950, mio padre mi portò a Rigopiano per la prima volta, in occasione della Festa degli Alpini, per assistere all’inaugurazione del primo sbancamento relativo alla costruzione della nuova strada per Vado di Sole e Campo Imperatore.

Ricordo le emozioni che provai nel camminare sulla prateria, nell’osservare l’estesa foresta di faggi, nel vedere da vicino le cime dei monti San Vito, Siella e Coppe, le tante pecore, mucche, vitelli, muli, asini e cavalli al pascolo, i due rifugi Tito Acerbo e Rigopiano, i fontanili, il vivaio forestale sperimentale e le 2 stinzie per i pastori. Un ambiente integrale, un paradiso terrestre nel quale l’uomo aveva saputo collocare armonicamente nel paesaggio i fabbricati, nei punti ritenuti più sicuri. I suddetti rifugi furono costruiti nella prima metà del secolo scorso, sulle rovine della chiesa alto-medievale e medievale benedettina di Santa Cecilia con annessi convento e foresteria, dipendente, nel IX sec. d. C., dall’abbazia di Montecassino (Carta archeologica della Provincia di Pescara redatta dalla Soprintendenza per i beni archeologici per l’Abruzzo). Il complesso architettonico costruito su un preesistente luogo di culto antico italico-romano, svolgeva la funzione di punto di sosta e ristoro di pellegrini, pastori, soldati e mercanti, sulla direttrice dell’antica via di comunicazione dalla costa adriatica alla costa tirrenica, Atri-Penne-Farindola-Rigopiano VadoSiella-Campo Imperatore-Paganica-L’Aquila-Roma. Pochi anni dopo mio padre mi portò sul Vado di Siella per il turno di assistenza alle pecore durante l’alpeggio.Gran Sasso Report-age.com 2015 In quelle occasioni potei osservare dall’alto la piana di Campo Imperatore che mi apparve sconfinata e silenziosa in quanto le strade non erano state ancora realizzate. Gli insegnanti della Scuola Media di Penne ci portavano a Rigopiano ogni anno, a maggio, per farci vivere una giornata nella natura. Nel periodo pasquale noi ragazzi salivamo a Rigopiano a piedi, da Farindola, per passare una giornata in allegria tra la neve e i primi fiori. Il rifugio “Rigopiano”, di proprietà comunale, era stato gestito dalla Sezione CAI di Pescara per diversi anni. Riconsegnato al Comune, fu venduto ad un privato il quale, alla fine degli anni Sessanta, iniziò a costruirvi accanto l’albergo investito dalla valanga del 18 gennaio 2017. Il canalino Rst la Genzianella, che parte dall’anticima del Monte Siella, a quota 2000 metri, aveva generato quasi sempre piccole slavine che si fermavano alla sommità della foresta. Il suddetto canalino, che ho risalito tante volte fin da ragazzo, presentava una copertura di faggi di alto fusto e mostrava pochi sassi affioranti dal colore grigio tipico delle rocce anticamente cadute. La conoide, inattiva da tempi antichi (fossile), non è stata mai più ricaricata dalla caduta di valanghe. A testimonianza della sua inattività erano presenti sulla sua superficie prativa a valle della strada provinciale per Vado di Sole, prima del 18 gennaio, esemplari di faggi maestosi che variavano dai trecento ai quattrocento anni, a dimostrazione che da circa mezzo millennio non vi erano cadute le valanghe. L’anticima del Monte Siella ha forma arrotondata a Nord-Est (versante di Rigopiano) e prima dell’arrivo della scorsa perturbazione era priva di neve. La spessa coltre bianca accumulatasi in pochi giorni, superiore a 5 mt, non saldata alla prateria altitudinale e strattonata dalle quattro forti scosse sismiche, ha cominciato lentamente a muoversi nelle ore successive fino a trasformarsi in “nevemoto” (termine che mi viene suggerito dalla dinamica di questa tipologia di valanga). E’ accaduto un evento catastrofico di grandi proporzioni, imprevedibile che ha superato, a mio avviso, la dinamica delle valanghe cadute nel passato. La grande valanga, dopo la sua veloce corsa distruttiva, ha superato il perimetro basale di sinistra della conoide fossile, andando ad occupare parte del sito scelto nel IX secolo dai Benedettini, schiacciando l’albergo.

I giudici, i giornalisti, gli esperti, gli opinionisti del nostro tempo pensano di voler giudicare la scelta dei Benedettini che avevano edificato in quel posto? I Benedettini sono stati maestri di sapienza e capaci di affermare una cultura basata sul primato dello studio e del lavoro, dopo secoli di barbarie, all’indomani del crollo dell’Impero Romano. La valanga del 18 gennaio è figlia del dissesto climatico in atto che, in pochi minuti, ha distrutto le certezze di antichissima data sugli equilibri geomorfologici di questa montagna. Ascoltare i giornalisti e gli esperti che, dagli studi televisivi, hanno parlato della tragedia di Rigopiano con superficialità, senza conoscere le caratteristiche geomorfologiche della montagna, è stato per me doloroso. Un vecchio detto pastorale farindolese recita: “Chi poco sa, presto parla“.

rifugio-rigopiano

Rifugio Rigopiano 1975

Nel 1974, nella veste di presidente della Sezione Cai di Farindola, mi opposi al progetto di lottizzazione edilizia previsto a Rigopiano, approvato dalla Giunta Regionale d’Abruzzo. I pastori e i boscaioli farindolesi si opposero anch’essi e il 13 giugno 1975la comunità locale elesse un nuovo Consiglio Comunale con l’obiettivo di tutelare i pascoli e la faggeta di Rigopiano. Nella maggioranza di quel Consiglio c’ero anch’io nella veste di vicesindaco e assessore all’Urbanistica. Nel 1976 il Consiglio Comunale, su mia proposta, approvò all’unanimità il Regolamento per la tutela dei fiori, dei boschi, delle acque sorgive, dei pascoli, delle cavità ipogee e delle opere pastorali. Nel 1977 portai all’approvazione del  Consiglio Comunale il nuovo Piano Regolatore Generale che annullava la lottizzazione edilizia. Il nuovo strumento urbanistico restituiva a Rigopiano la sua vocazione pastorale, coniugata allo sviluppo di un turismo rispettoso del paesaggio e degli equilibri ecologici del luogo.

Campitello Matese

Campitello Matese frazione di San Massimo (Cb)

Il Piano Regolatore Generale fu approvato con i voti della maggioranza. Dopo pochi mesi da quella svolta lungimirante per la montagna farindolese che poneva le basi per l’istituzione del Parco Nazionale del Gran Sasso d’Italia, il sindaco mi ritirò la delega. Forse ero diventato troppo scomodo per  quegli imprenditori (non farindolesi) che non avevano potuto mettere le mani su Rigopiano per realizzare il modello Campitello Matese tanto propagandato negli anni Settanta. Le amministrazioni comunali che si sono succedute fino ad oggi hanno confermato il rispetto della vocazione naturale di Rigopiano. Per questo Farindola è stato e resta un modello di sostenibilità ambientale e turistica con il determinante contributo delle associazioni ambientaliste locali (Sezione Cai gruppo speleologico, circolo Legambiente, gruppo Mountain Wilderness). Elenco le principali realizzazioni: conoscenza della montagna con l’esplorazione di tutte le grotte e gli abissi, riforestazione dei terreni in frana, Riserva naturale regionale Voltigno e valle d’Angri, reintroduzione del camoscio d’Abruzzo dopo 100 anni, museo del Camoscio, osservatorio di geologia del Gran Sasso d’Italia, polo scientifico del Parco, campeggio attrezzato a Rigopiano, consorzio produttori del Formaggio Pecorino di Farindola.

Considerazioni

  • La perturbazione iniziata alcuni giorni prima del 18 gennaio è stata di eccezionale rilevanza con neve pesante, alta un metro e mezzo a Farindola (mt. 530), 3 metri a Rigopiano (mt. 1100) e oltre cinque metri sulla gobba dell’anticima del monte Siella (mt. 2000), formando una muraglia nevosa imponente;
  • le quattro forti scosse sismiche del 18 gennaio hanno minato la stabilità del manto nevoso sulla sommità dell’anticima del Monte Siella, attivando il fenomeno nevemoto che ha prodotto la valanga catastrofica che ha esaurito la sua forza distruttiva contro l’albergo. La tradizione orale di Farindola non ricorda un evento simile;
  • i 2 rifugi ubicati a poca distanza dal margine sinistro basale della conoide fossile sono stati costruiti nel sito ritenuto più sicuro sin dall’antichità, al riparo dalla caduta di valanghe in quanto protetti dal sovrastante contrafforte calcareo del Siella dove si trova la Grotta dei Briganti;
  • i faggi secolari che vegetavano al centro della conoide fossile testimoniavano che negli ultimi tre/quattro secoli non si era verificata una valanga catastrofica come quella attuale.

Responsabilità delle istituzioni

La Prefettura di Pescara e la Provincia di Pescara, di fronte all’annunciata perturbazione che prevedeva abbondanti nevicate superiori a 3 metri nelle aree montane avrebbero dovuto assicurare l’apertura della strada provinciale Farindola-Rigopiano come era sempre avvenuto in precedenza, oppure provvedere alla chiusura temporanea dell’albergo con l’evacuazione del personale e dei turisti. L’albergo non era umanamente spostabile, ma le persone potevano essere salvate.

Indicazione per il presente e il futuro 

  • Nel dissesto climatico in corso, l’approccio urbanistico va rivisto con urgenza, in particolare per le aree montane, basato su presupposti scientifici.. I versanti montuosi che per millenni si erano stabilizzati tornano oggi a muoversi sotto la spinta di forti terremoti, bombe d’acqua e bombe-neve producendo danni incalcolabili a persone e cose;
  • in area Gran Sasso e, in generale nell’Appennino, la combinazione terremotonevemoto non si era mai manifestata e pertanto gli edifici costruiti in prossimità di conoidi fossili vanno verificati e, se necessario, abbandonati.
  • Le Istituzioni, ai vari livelli, hanno il dovere di elaborare una nuova strategia non più rinviabile per la tutela e messa in sicurezza della montagna italiana.

farindola-peI morti e i sopravvissuti di Rigopiano impongono una svolta intelligente. Da ex volontario del soccorso Alpino e speleologico del Cai esprimo la mia profonda riconoscenza nei confronti dei soccorritori per quello che hanno fatto e continueranno a fare nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Sono vicino ai familiari delle giovani vittime in questa loro prova durissima. Nel ruolo di Responsabile Regionale di Mountain Wilderness chiedo ai farindolesi di continuare il percorso dello sviluppo sostenibile, chiedendo a gran voce attenzione e ascolto da parte della Regione la quale, dal 1970 ad oggi, non ha mostrato considerazione per Farindola. Marano Mario Viola Responsabile Mountain Wilderness per l’Abruzzo

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