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Scuole inagibili in rovina: occorrono verifiche all’interno. Gigantesca macchia d’umidità al liceo Ovidio

Sulmona (Aq). Gli edifici scolastici, inagibili, sono in rovina e stanno cadendo a pezzi. Sono in completo abbandono, battuti dalle intemperie del tempo e dell’ignoranza. Urge un intervento del presidente della provincia dell’Aquila, Antonio De Crescentiis, sindaco di Pratola Peligna, città che nelle sue scuole da tempo continua ad ospitare centinaia di alunni che dovrebbero avere lezione a Sulmona, proprio in quegli istituti che stanno morendo.

liceo-classico-povidio-piazza-venti-report-age-com-2017-foto-maria-trozziAnche al sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, è rivolto l’appello, ma per far cosa? Almeno un sopralluogo di verifica dello stato di queste strutture, soprattutto all’interno. Perché una scuola inagibile non è un edificio d’abbattere. Una enorme, gigantesca macchia di umidità compare sulla parete esterna della ex sede, storica, del liceo classico Ovidio. Molto probabilmente la chiazza è dovuta ad una perdita, una infiltrazione dal tetto. La macchia domina la piazza, non una qualunque, ma quella del centro storico sulmonese, un tempo cuore pulsante della Patria di Ovidio. Siamo su piazza Venti Settembre, a testa bassa, come la statua di spalle al desolante scenario. Nemmeno un paese del terzo mondo presenterebbe così il suo centro storico. L’orologio è fermo come centinaia di teste che non riescono a riempire l’immagine di ciò che era. La scuola è da recuperare non da demolire, l’ex sede del liceo classico ha una sua importante storia, va manutenuto, controllato, altrimenti lo perderemo per sempre, completamente. Ha resistito a decine di grandi terremoti, ma non resisterà alla noncuranza.

Istituto tecnico commerciale De Nico Report-age.com 2017 (1)Il canale di scolo dell’acqua piovana è piegato, ma non a causa delle abbondanti nevicate di queste settimane, non per il terremoto che continua a far tremare. La grondaia è fuori linea da mesi, almeno da agosto e all’Istituto tecnico in via Virginia D’Andrea è solo dannoso il silenzio. Vetri rotti, riparati alla meno peggio con pannelli di polistirolo. Così è ridotto l’edificio scolastico chiuso da anni, dichiarato inagibile dopo il terremoto del 6 aprile 2009 e abbandonato, finito nella palude delle inchieste sulla ricostruzione perché è toccato ricostruirlo a mani disoneste, a ladri che non solo rubano, ma mangiano il nostro futuro, prosciugano le nostre risorse economiche e culturali. Bisogna insistere per chiedere almeno un sopralluogo di verifica dello stato delle strutture chiuse.

 

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