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In Abruzzo l’80% dei comuni in area ad alto rischio sismico: dai cataloghi alla Mappa della pericolosità

Sta monitorando l’area dell’Aquila e Sulmona la geologa Tania Campea in queste ore all’opera in valle Peligna perché le scosse, di Magnitudo superiore a 5, ieri hanno ribaltato i risultati dei monitoraggi sugli edifici. Il lavoro fatto andrà rivisto completamente alla luce delle nuove e forti scosse, spiega il tecnico che è anche una esperta guida ambientale: “In Abruzzo ben l’80% dei comuni è in aree a sismicità alta. Le scosse registrate ieri nella provincia dell’Aquila tra Montereale, Pizzoli, Capitignano, Campotosto e Cagnano Amiterno sono localizzate a Sud del sistema attivato dall’agosto 2016 (sistemi di faglie capaci Campotosto-Amatrice – M. Gorzano) e dall’ottobre 2016 (sistemi di faglie capaci Norcia-Preci e M. Vettore – M. Bove)” .

“Quelle di ieri sono scosse di magnitudo comprese tra 4.1 e 5.4 e profondità degli ipocentri tra 9 e 14 km che si inseriscono in un contesto geografico di già nota pericolosità sismica, stimata da alta a molto alta. La storia sismica dell’area è ricca di eventi importanti a partire, soprattutto, dal Settecento – aggiunge Campea – L’Italia è una delle zone più sismiche del Mediterraneo. La gran parte del territorio nazionale è stato, nel corso della storia, interessato da episodi sismici molti dei quali piuttosto intensi. Essa è stata inoltre, sede di alcune tra le più antiche civiltà e ciò ha permesso la registrazione di notizie attendibili anche di eventi sismici molto antichi. Solo a partire dal XIX secolo gli studiosi di sismologia hanno iniziato ad estrarre da queste cronache le informazioni riguardanti i terremoti nel tentativo di scrivere una storia sismica nazionale: sono nati così i primi cataloghi dei terremoti”. É di ieri la notizia che, entro giugno, sarà pronta la nuova Mappa di pericolosità sismica per l’Italia. L’ultima è stata elaborata nel 2004, ma le nuove strumentazioni permettono ora di affinare lo studio realizzato ed integrarlo in modo dettagliato e puntuale. Gran parte del lavoro di ricerca svolto in questi mesi dagli esperti, in aggiunta agli impegni e alle ricerche sul campo per le faglie attive, si basa anche sullo studio dei documenti di archivi storici che ha permesso di conoscere più da vicino e  meglio la situazione italiana e il terremoto.

Fonte Adnkronos. Le scosse di terremoto di ieri, spiega l’esperto, hanno colpito  nuovamente l’Appennino Centrale “hanno fatto registrare uno spostamento verso Sud dello sciame sismico” rispetto ai terremoti di  agosto ed ottobre scorso. A chiarirlo è la geologa Tania Campea dell’Aigae, sottolineando che ora “gli occhi di tutta la  comunità scientifica sono puntati sui sistemi di faglie che incidono  nella zona – per capire se – si tratta sempre della stessa faglia o si  sono attivati sistemi contigui –  aggiunge – si auspica che la  cerniera di faglie si disattivi. Non è un fenomeno nuovo in quest’area il susseguirsi di nuove scosse a distanza di breve tempo. Anche nei secoli passati, per esempio nel ‘700, è già accaduto – per questo – ora tutta l’attenzione è  nell’analisi dei sistemi di faglie per capire se se ne stanno attivando di nuove o di contigue a quelle che hanno provocato i terremoti dell’estate e dell’autunno scorso”.

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