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Hotel Rigopiano: corpi estratti dalle macerie, 35 persone presenti, ma 29 registrate

Farindola (Pe) (Aggiornamento del 22.1.2017 delle ore 18.30).

Ultime ore di speranza e si scava, c’è la possibilità di trovare delle persone ancora in vita, dicono i soccorritori: “Comunque sia non ci fermiamo e non ci fermeremo”. Il nemico numero 1 è il tempo nel quarto giorno di ricerche e si starebbe provando a portare delle ruspe su all’albergo travolto dalla slavina, a Rigopiano, per accelerare i recuperi. Si scava non solo dall’alto, ma ricavando delle trincee attorno a quel che resta della struttura ricettiva per cercare delle vie d’accesso ed entrare da più punti,  formando dei cunicoli. Sono 9 le persone estratte, 7 morti e 22 dispersi. Edoardo, 8 anni, Ludovica Gianfilippo e Samuel, sono i bambini estratti vivi dalle macerie dell’hotel sommerso, ricoverati in pediatria che domani saranno dimessi. Qualche problema per Giampaolo Martone operato ad un braccio perché  rimasto schiacciato da un trave. Valentina, la sua compagna, è  ancora dispersa. “Stefano doveva essere recuperato, dicevano che era vivo” così la sua ragazza Francesca estratta dal cumulo. La coppia era mano nella mano nella sala dei camini, intrappolati poi sotto le macerie e la neve. Vincenzo e Giorgia sopravvissuti: “Abbiamo mangiato ghiaccio, al freddo, abbiamo urlato. I soccorritori sono stati sempre, sempre con noi. Avevamo i telefonini senza servizio perché siamo sprofondati sotto terra” dice lei. Martina Rossi, la più piccola dei camerieri dell’albergo è scesa la sera prima della tragedia per fine turno: “Lunedì  già  c’erano 2 metri di neve” dichiara. Un radar antivalanghe per i soccorsi, piazzato e tarato la notte scorsa, è in grado di lanciare un allarme rapido, anticipando di 30 secondi la eventuale caduta di altre valanghe, il dispositivo è dotato anche di segnale acustico. Il rischio valanghe è a livello 4, il massimo è 5. Sono caduti sul resort 120 mila tonnellate di neve.

Nel 1950 quello era un rifugio alpino,  costruito sulla breccia di una vecchia valanga. Nel ’68 il proprietario lo acquistò ampliandone i locali. Spunta una sua mail, dall’albergo inviata alla Provincia, scritta 11 ore prima del disastro: “Camere occupate, 2 metri di neve, i clienti sono molto preoccupati dalle scosse.. intervenite subito “. Manca all’appello un 22enne senegalese, Faye Dame, regolarmente assunto in albergo, ha due figli. L’uomo è arrivato in Italia, a Torino nel 2009, già dal 2015 lavorava come assistente nelle cucine del resort. Salvi Nuvola e Lupo, Pastori abruzzesi mascotte dell’albergo, ma il loro padrone, il proprietario dell’hotel così i loro cuccioli sono intrappolati (poi recuperati). “Lo sciame sismico va spedito, marcia come mai ci saremmo aspettato” riferiscono dalla Commissione grandi rischi, si parla di possibili nuove scosse anche più intense di quelle precedenti, è panico.  I problemi sono per una delle 3 dighe di Campotosto, nel teramano, quella di Rio Fucino che è costruita su una faglia che si sarebbe parzialmente attivata. A tarda sera poi il presidente della Cgr, Sergio Bertolucci, fa marcia indietro : “Nessun rischio le tre dighe sono monitorate dalla protezione civile”.

Aggiornamento 23.01.2017

La senatrice Stefania Pezzopane (Pd) annuncia un’interrogazione parlamentare: “Il comunicato della Commissione ha gettato la gente nel panico e molti amministratori nel più completo abbandono”.

Aggiornamento del 21.1.2017 ore 13.34: Sono 5 vittime, 2 corpi hanno un nome, 23 dispersi, 9 persone estratte vive, 11 sopravvissuti. Si sentoni delle voci. Sono 4 feriti trasportati stamane a Pescara. Omicidio colposo e disastro colposo sono le accuse mosse dalla procura di Pescara che ha aperto un’inchiesta, gli inquirenti stanno raggiungendo l’area dell’albergo. 

Aggiornamento ore 20 del 20.1.2017. Più di un centinaio i soccorritori impegnati per estrarre altre 5 persone sommerse da neve e macerie. Altre 5 sono state recuperate, 4 bambini sono salvi tra loro i 2 figli di Parete, l’uomo che ha lanciato l’allarme. Si sentono altre voci oltre a quelle delle persone individuate. Si scava e si cerca incessantemente.

Aggiornamento ore 11.30 del 29.1.2017 Sono 8 le persone incastrate tra le macerie dell’albergo, riparate sotto un solaio della cucina  travolto dalla slavina, tra loro 2 bambini già estratti e una donna trasportata con l’elisoccorso all’ospedale di Pescara, sono vivi in 6 per il momento, esclusi i due uomini recuperati ieri dinanzi al parcheggio. Tre le vittime estratte,  secondo i dati della prefettura.

19.1.2017 La colonna mobile è ripartita alle ore 6 e dopo 9 ore di difficoltà, lungo un tragitto tortuoso tra neve alta più di 2 metri, bufera e alberi caduti su ciò che rimaneva della strada, è arrivata all’hotel Rigopiano, grazie anche ad una turbina apri pista. In avanscoperta, questa notte verso le ore 4.30, una squadra del soccorso alpino della Guardia di Finanza di Roccaraso (Aq), in 10 con gli sci per l’alpinismo, si è avventurata e ha raggiunto la struttura ricettiva, praticamente sommersa dalla coltre bianca. Due clienti, Giampiero Parete 38 anni e Fabio Salzetta, sono stati recuperati alle ore 6, illesi, perché quando la slavina ha travolto l’edificio si trovavano in auto nel parcheggio. É stato Parete, di professione cuoco, a lanciare l’allarme ‘Aiutami, qui l’albergo non c’è più” telefonando al suo datore di lavoro, Quintino Marcella, che ha fatto di tutto per inviare soccorsi, chiamando il 113 passato al centralino della prefettura, e poi vigili e carabinieri. La moglie di Parete (è salva) e i 2 figli, di 6 anni (sono salvi) sotto neve e macerie del resort. Lui fuori stava prendendo un medicinale per il mal di testa della moglie.

Immagine di copertina Fonte Ansa 

Immagine dall'elicottero dei Vigili del fuoco

Immagine dall’elicottero dei Vigili del fuoco

Sorgente immagine Ansa

Sorgente immagine Ansa

L’albergo è praticamente sommerso dalla neve, una valanga di circa 300 metri cubi, 120 mila tonnellate, con una forza pari a 4 mila tir lanciati a 100km/h sulla struttura (dati Meteomont Carabinieri). La struttura sarebbe stata spostata di oltre 10 metri dalla slavina, racconta il presidente della provincia, Antonio Di Marco. Anche l’ente e sotto accusa perché dei 4 mezzi neccanici a disposizione del’ente solo uno sarebbe stato operativo. Le 4 scosse di terremoto, superiori a 5 di magnitudo, ieri hanno sollecitato il versante montano irrimediabilmente carico, dicono dei volontari del soccorso. Isolati già dalla mattina, dall’albergo scrivono un post su Facebook: “Le linee telefoniche sono isolate” e si lascia un recapito di posta elettronica per i contatti e 2 ore prima si invua una lettera al prefetto per chiedere aiuto. Alle ore 14.33 l’ennesima scossa (5.1 M) agita turisti e personale, in albergo sono preoccupati e chiedono di essere evacuati, pagano tutti il conto alke 15, ma non è disponibile un mezzo spazzaneve che salga su in alta quota per recuperarli, a 1200 metri sul livello del mare. Alle ore 15 l’ultimo contatto del resort con la Polizia: “È tutto ok”, ma occorre tempo per arrivare lassù, il mezzo non arriva, è stato richiesto da ore, dalle ore 7 del mattino. Continua a nevicare e la terra trema. Così scosso, da terremoto e bufera, dicono, un intero versante della montagna, stracarico di neve caduta incessantemente per 36 ore, sta per cedere sotto il peso e le sollecitazioni sismiche. Nemmeno l’ombra del mezzo richiesto e pian piano la montagna si stacca e, nel pomeriggio dopo le ore 17, va giù travolgendo il resort a 4 stelle costruito proprio nel bel mezzo del vallone, nel Parco nazionale Gran Sasso monti della Laga. Da Farindola si chiedono aiuti, per ore resta impossible sapere che succede, perché  più  nessuno della struttura risponde, a parte i 2 mezzi congelati nel parcheggio, nemmeno l’ombra del mezzo che avrebbe dovuto aprire la strada. Parete vuole andare via con la famiglia, il personale gli fa cambiare idea. La slavina sommerge tutto, il cuoco riesce a telefonare e a contattare l’amico, suo datore di lavoro che risponde da Silvi e smuove mezzo mondo per un intervento di soccorso: l’albergo è andato giù. I due resteranno in contatto sino a dopo le ore 23. Difficile avere l’aiuto, difficile anche dopo le 17, perché 2 ore prima dall’albergo è tutto ok, dicono dal centralino all’uomo che telefona nel tentativo che gli credano, nella speranza che partano per raggiungere la trentina di persone intrappolate al Rigopiano. Impiegheranno 2 ore, dalle 17.40, per le verifiche su quanto dichiara. Insomma, trascorrono 12 ore prima di raggiungere il posto, 18 per l’arrivo della colonna che deve percorrere 10 km da Farindola che raggiungerà  Rigopiano alle 13 circa. Una serie di gravi coincidenze, la bufera batte sul monte e rende impossibile il decollo del mezzo dell’elisoccorso. Sciame sismico intenso e neve a piombo per 36 ore, un pezzo di montagna si stacca, la turbina che sta innanzi la colonna dei soccorsi notturni ad un certo punto si blocca: troppi alberi caduti di mezzo, tagliano la strada, per quel che resta. Cigni neri, in gergo, questi eventi in sequenza, tutti insieme statisticamente improbabili, così in 10 si fanno avanti e proseguono con gli sci d’alpinismo per l’albergo. Riescono nell’impresa. Quando arrivano non sanno distinguere, a capire dov’è la struttura, le coordinate sono quelle, è bufera, c’è solo neve: 3 metri. Poi all’alba si svelano macchie di macerie, al crepuscolo sono chiazze scure tra l’azzurrino della neve e spuntano le parti più alte dell’edificio travolto dalla furia della montagna e dalla follia di chi non ha considerato una struttura ricettiva da realizzare proprio lì nel mezzo, dove un secolo prima la montagna ha franato, eventi ripetibili, prima era un isolato ricovero sul Gran Sasso. A prima vista sembra un tetto: lì dentro ci sarebbero 29 persone, 22 turisti e 7 dipendenti del resort, tra loro anche 2 bambini (4), ma è  tutto silenzio quando i soccorritori li chiamano. Il rumore del generatore e il vento di bufera, si vedono luci all’interno. Ospiti: “Sono 29 registrati in Questura” spiega il sottosegretario regionale con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca, dal Centro di raccolta allestito nel palazzetto dello sport di Penne dove è giunto il capo del Dipartimento della Protezione civile. Fabrizio Curcio ha lasciato la direzione di comando e controllo della protezione civile (Dicomac) di Rieti per recarsi in elicottero al centro operativo comunale di Penne e presiedere un vertice operativo sull’emergenza in corso. Altre 6 persone potrebbero essere scese a valle prima della slavina anche perché in precedenza si indicavano 35 dispersi “Però è verosimile che ci fossero degli ospiti e dunque il numero dovrebbe essere questo” spiega Mazzocca. Si tenta il tutto per tutto per individuare ed estrarre dalle macerie le persone sepolte, non è troppo tardi, ma qualcosa è andato storto, è grave, è proprio da rivedere. Un uomo è stato estratto senza vita alle ore 9.30, alle 13.30 sono stati estratti altri 2 corpi. Le unità cinofile dei vigili del fuoco sono sul posto, ma al momento non avvertono nulla, più tardi individueranno 4 punti in cui scavare.

“L’albergo è stato spazzato via, non esiste più” riferiscono dai vigili del fuoco. I soccorritori, 10 finanzieri del soccorso alpino con gli sci d’alpinismo questa notte son riusciti a raggiungere l’albergo, dicono di aver visto delle luci dall’edificio, hanno chiamato ad alta voce, ma nessuno ha risposto. Solo al mattino  i mezzi di soccorso, comprese le ambulanze, hanno raggiunto il luogo, sono stati bloccati nella notte da una bufera e dagli alberi caduti sulla strada coperta di neve, liberata con l’ausilio di una turbina apripista. La valanga è stata particolarmente violenta, spiegano dal centro operativo di Penne,  perché è andata giù da un tratto boschivo e ha investito auto, bestiame e parte dell’albergo. Secondo quanto appreso dal Soccorso alpino, alcune persone presenti nell’albergo sono scese a valle per dare l’allarme contattando la polizia provinciale e parlando dei dispersi che ieri notte, riferivano, erano 3.

I dispersi: leggi qui

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