Skip to content

Discarica veleni Bussi: primi passi per la bonifica. Arta preda della politica, presentata la relazione della Commissione d’inchiesta

Bussi sul Tirino (Pe). Il quadro della situazione, esposto nella relazione presentata oggi a Bussisi ferma a giugno. La commissione parlamentare annuncia un supplemento d’inchiesta alla luce delle novità. Manca una strategia d’intervento su tutte le aree del Sin perché mancano ancora alcuni tasselli della caratterizzazione, analisi necessaria per conoscere i livelli di inquinamento in tutte le aree del polo chimico del Sito di interesse nazionale. Le indagini integrative sulla discarica Tre monti, per le quali si è resa disponibile Edison, andranno ad aggiungersi a quelle già fatte. Per la bonifica il bando di gara va avanti, ma le risorse disponibili, completamente intatte, ammontano a circa 45 milioni di euro e non 50 milioni come è sempre stato indicato. 

Conferenza Bussi relazione commissione bicamerale Report-age.com 2017

Alessandro Bratti, Francesco Provolo, Luciano D’Alfonso

Una conferenza utile per conoscere non solo la relazione redatta per il Parlamanento dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali. In sala le prime file sono tutti posti riservati, occupati da ufficiali e da uno stuolo di divise. In prima linea il sottosegretario alla giustizia Federica Chiavaroli e la senatrice Paola Pelino. Nelle retrovie l’ex commissario per la perimetrazione del costituendo (decenni di attesa) Parco nazionale della Costa teatina, Pino De Dominicis. Ci sono i pensionati del Polo chimico, i cittadini di Bussi e i giornalisti. Il senatore Alessandro Bratti, presidente della commissione d’inchiesta, più volte si rivolge al presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso. Pretendere che si rafforzi l’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta), visto il ruolo che è chiamata a coprire anche per la bonifica del Sin Bussi, è indispensabile. Eppure l’organismo è stato ridotto al lumicino, sono appena in all’Arta ad occuparsi delle questioni di un’intera provincia, inclusa la discarica dei veleni che da Bussi arriva sino a Pescara, spiega il dirigente Arta Roberto Cocco. Bratti è stato direttore dell’Arpa Emilia, Agenzia regionale prevenzione ambientale, di esperienza in materia ne ha molta. Così come il nome dell’agenzia regionale troppe cose distinguono l’Abruzzo dal resto d’Italia. Il perdurare di certe occupazioni politiche è urticante soprattutto se la poltrona gestita interessa un organismo come l’Agenzia per l’ambiente che dovrebbe distinguersi per professionalità e competenza di chi la dirige. Per la contabilità speciale ereditata dall’ingegnere Laura D’Aprile, ossia le risorse destinate dalla legge 10/2011 alla bonifica e alla reindustrializzazione del sito: “Ad oggi sono intatte e corrispondono a poco meno di 45 milioni di euro – precisa il dirigente del ministero dell’ambiente  –  I 50 milioni di euro in realtà non ci sono mai stati” per le decurtazioni di legge che hanno portato ai 45 milioni di euro di disponibilità finanziarie, intatti, ma integralmente assorbiti dallo svolgimento della gara bandita a dicembre 2015 dal Commissario straordinario, Adriano Goio. Una gara che è tuttora in corso e che ha incontrato difficoltà, spiega D’Aprile “..anche nell’individuazione del Responsabile unico del procedimento (Rup)” questioni superate, chiarisce D’Aprile, grazie alla Regione che ha segnalato un ingegnere di elevatissima qualificazione immediatamente nominato come nuovo Rup. Il Ministero dell’ambiente fa chiarezza anche sui ritardi che potrebbe ingenerare il ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) – del 29 dicembre – della Toto holding che ha chiesto l’annullamento della gara per vizio di fondo: il bando sarebbe attivato da un commissario non più legittimato, una legge del 2011, dal 2012 farebbe cessate tutte le gestioni straordinarie. Il sindaco di Bussi, Salvatore La Gatta, sembra preoccupato, ma “Il ricorso in alcun modo influisce sullo svolgimento della gara e stiamo preparando una memoria difensiva” la risposta della dirigente smaterializza, in un secondo, la cortina fumogena.

Conferenza commissione bicamerale d'inchiesta Foto Maria Trozzi report-age.com 2017

Laura D’Aprile, dirigente Ministero dell’Ambiente. Foto Maria Trozzi Report-age.com 2017 tutti i diritti riservati

Obiettivo: riportare il Sin Bussi a livello degli altri siti di interesse nazionale. “Oggi sugli altri Sin possiamo dire che, in gran parte, le attività conoscitive cioè di caratterizzazione delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque sotterranee, sono completate e stiamo andando avanti con i successivi step. Per il sito di Bussi le attività di caratterizzazione per molte aree private e pubbliche non sono ancora iniziate” sottolinea il dirigente del ministero perché ancora un mese fa era da chiarire il perimetro d’intervento, poi definito con la Conferenza di servizi del 30 novembre a Roma. Due le aziende attenzionate dal commissario straordinario, in questi anni: Edison e Solvay. L’ingegnere D’Aprile però sottolinea che per la questione delle bonifiche ci sono altri 8 soggetti che il ministero ha diffidato a presentare le risultanze della caratterizzazione e le misure di prevenzione da adottare sulle aree. “Di questi 8 soggetti 6 hanno risposto – continua D’Aprile – Per i 2 soggetti che non hanno risposto stiamo elaborando le ordinanze ai sensi dell’art. 304 del Testo unico ambientale”. In che modo i privati procedono? Alcuni si avvarranno di società di consulenza per la relazione di caratterizzazione, altri a fronte di una disponibilità dell’Arta Abruzzo di effettuare le caratterizzazioni, hanno manifestato la volontà di avvalersi dell’agenzia regionale per la tutela ambientale. Il ruolo dell’Arta, sia per le attività d’indagine sulle aree private che per le indagini chieste dal Mina sulle aree pubbliche (per l’accertamento dell’effettivo livello di contaminazione), comporta una forte strutturazione dell’Agenzia. Proprio per questo il ministero dell’ambiente insiste con la Regione affinché garantisca l’effettivo funzionamento dell’Arta che deve essere messa in grado di svolgere le attività richieste. Il presidente della commissione, Alessandro Bratti, si rivolge al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. A spegnere l’entusiasmo per la legge 132 del 28 giugno 2016, in vigore da domani, è un Abruzzo disilluso che non renderà professionale la figura del direttore degli enti impegnati in materia ambientale, al contrario di quanto stabilisce la nuova disciplina: il direttore generale dell’Ispra e quelli delle agenzie regionali sono nominati  – secondo le procedure previste dalla legge per ciascun ente – tra soggetti di elevata professionalità e qualificata esperienza nel settore ambientale e presso l’Ispra è istituita un’anagrafe dei direttori generali aggiornata e pubblicata nel sito con informazioni, requisiti professionali e sulla retribuzione. Qualcosa potrebbe essere sfuggito, Bratti si raccomanda, ma la giunta regionale, al di là dell’obiettivo della legge 132/2016, ha già nominato un nuovo direttore dell’Arta,  Francesco Chiavaroli (leggi il Curriculum Vitae) con una comparazione di curricula e una delibera (628 del 6 ottobre 2016) di avviso per la nomina che prevede che possano essere nominati direttori di questi enti coloro che hanno i requisiti di legge vigenti e/o coloro che abbiano maturato esperienze nel settore ambientale, sia in attività del settore privato che nel contesto di organismi pubblici. “Non è come previsto dalla normativa nazionale per l’elevata professionalità e qualificata esperienza nel settore ambientale” l’osservazione di Domenico Pettinari, consigliere regionale M5S, precede le critiche sulla nomina delle associazioni ambientalisti, ma tutto passa inosservato. Ieri poi Mario Amicone ha presentato le sue dimissioni da direttore generale dell’Arta, in sala consiliare si parla solo del nuovo direttore che si insedierà domani.

Caratterizzazioni: si fa avanti Edison. Nessuno vuole buttare via i dati già raccolti, né cestinare la documentazione esistente, men che meno cancellare le analisi già fatte, come invece paventa qualche ambientalista che semina, tra i giornali, il dubbio sul lavoro sino ad oggi svolto per la caratterizzazione dell’area Tre Monti. La disponibilità di Edison a svolgere indagini per l’area Tre Monti fa riferimento ad attività integrative rispetto a quanto già caratterizzato, spiega D’Aprile.  “Il 30 novembre Edison ha presentato una proposta d’indagini integrative sulla base della documentazione acquisita dall’ex struttura commissariale – anche se con una certa difficoltà – Dopo una riunione con i vertici Arta, il 29 dicembre, la Regione ha trasmesso al ministero altra documentazione e i dati relativi alla caratterizzazione dell’area Tre Monti che non erano stati mai forniti dalla ex struttura commissariale” tiene a precisare la dirigente. Con la cartina fornita oggi dal sindaco di Bussi, la documentazione recuperata e quella già disponibile, il ministero crede che il quadro della caratterizzazione dell’area Tre monti sia completo. Sulle misure di prevenzione il sindaco di Bussi, Salvatore La Gatta, è perplesso e teme che la messa in sicurezza possa ostacolare la successiva bonifica. “No, sono misure di prevenzione del danno ambientale che per legge devono essere attuate – tiene a precisare l’ingegnere Laura D’Aprile,  le misure sono state già implementate da Solvay – Appena gli istituti scientifici risponderanno sulla nuova documentazione e Arta Abruzzo risponderà per le attività integrative d’indagine saremo in grado di dire ad Edison.. va in campo e fai questo tipo di attività. La dirigente conclude sull’accordo di Programma e dall’intervento è evidente che il ministero stia riprendendo le redini del gioco, assumendo così un importante compito di monitoraggio  e riorganizzazione del lavoro “Gli accordi di programma non sono manifestazioni d’interesse o d’intenti, ma sono degli atti che devono contenere una declinazione degli interventi necessari, una progettualità degli stessi, una quantificazione – possibilmente precisa – delle risorse necessarie per attuarli e un crono programma“. Un accordo di programma c’è già per il Sin, si tratterebbe dunque di predisporre un nuovo accordo per integrare con ulteriori attività, la disponibilità a farlo non manca, ma prima occorre completare il mosaico della caratterizzazione. Conclusa questa si può progettare e definire cronoprogramma e risorse.

L’estrema conflittualità generata nella gestione frammentaria del Sin Bussi sul Tirino è tra le cause del ritardo per l’avvio della bonifica, problema illustrato stamane dal senatore Paolo Arrigoni. La frammentarietà è tra gli aspetti importanti evidenziati nella Relazione sulla situazione delle bonifiche del Sin, redatta dalla Commissione  d’inchiesta. Frammentarietà che avrebbe contribuito a far trascorre 10 anni senza bonifica. A cercare di ricomporre il tutto è proprio il dirigente del ministero dell’ambiente, D’Aprile, incaricato ad agosto e già i primi di settembre impegnato a chiedere la collaborazione non solo istituzionale di Regione, Provincia, Comune e di tutti gli enti  preposti a supportare il ministero dell’ambiente, ma anche delle associazioni che stanno partecipando attivamente al procedimento.

Wwf e Legambiente sull’incontro. “Una giornata positiva l’importante è ora, come giustamente sottolineato – tra gli altri – dal presidente D’Alfonso, è passare alla concreta fase operativa senza lasciar trascorrere inutilmente altri 10 anni, com’è successo dalla riscoperta della discarica nel 2007 a oggi”. In apertura del suo intervento il primo cittadino di Bussi ha presentato e diffuso una pianta topografica e 2 documenti dai quali si evince che nel 1972 Montedison, colosso della Chimica, cercava soluzioni alternative al seppellimento in discarica sino ad allora praticato. “Operazione non più attuabile per ragioni di inquinamento e siamo continuamente pressati dalle autorità locali per la immediata risoluzione del problema” si legge in una lettera dattiloscritta dell’epoca. “La reindustrializzazione non può prescindere da scelte di qualità – commenta la giornata Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo – Confindustria Abruzzo deve guardare al futuro, a una economia che sia veramente green. Non può continuare a portare avanti un modello industriale ormai a detta di tutti superato, penalizzante e dannoso, come quello che ha determinato il disastro che oggi stiamo vivendo a Bussi e altrove nella regione”. Luciano Di Tizio, delegato Abruzzo del WWF, interviene sulla dichiarazione dell’onorevole Bratti che nella sua relazione conclusiva ha insistito sulla necessità di affidare la gestione delle agenzie di tutela ambientale a tecnici, svincolandole dal controllo della politica, sottolineando come da una tale scelta la politica stessa guadagnerebbe in credibilità: “In Abruzzo si è fatto esattamente il contrario, nominando ancora una volta un direttore scelto per meriti di appartenenza – sottolinea Di Tizio – Nulla da dire sulla persona scelta, che valuteremo sulla base del suo concreto operare, ma resta ancora una volta il vizio di forma di aver scelto un direttore mettendo in secondo piano le competenze tecniche ed eludendo di fatto la legge nazionale che proprio in questi giorni entra in vigore. Purtroppo per la Regione un’altra occasione perduta per cominciare a volare davvero alto”. Come più volte sottolineato in questi anni dalle associazioni ambientaliste, in attesa che la Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila si esprima di nuovo a breve sugli aspetti penali della vicenda, la vera giustizia per i cittadini può essere rappresentata solo e unicamente dalla restituzione di un territorio finalmente libero dai veleni.

 mariatrozzi77@gmail.com

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: