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Discarica dei veleni. Niente validazione: la caratterizzazione commissariale della Tre Monti era fuori dalle regole. Damiani: ‘Ci saremo con la prossima nel rispetto della legge’

Post verità per la bonifica di Bussi e la discarica Tre monti, lì dove l’industria chimica ha relegato i veleni che non hanno ancora un nome. Ma c’è una speranza se si caratterizzerà, a spese di Edison, con la benedizione del ministero dell’ambiente e non per il tramite  di una struttura commissariale che superò la legge, la supervisione ministeriale, i pareri tecnici dell’Ispra e il coinvolgimento dell’Arta per controlli, contro-analisi e validazioni. Per la caratterizzazione della discarica Tre monti non c’è mai stato un ripensamento, mai un passo indietro, conferma oggi Giovanni Damiani, direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale che chiarisce, una volta per tutte, che non fu un capriccio quel rifiuto alla validazione di un procedimento sui generis disposto dal commissario Adriano Goio (deceduto il 31 marzo 2016) per quella buca micidiale. “Ci sono delle leggi da rispettare e l’Arta non può sottrarsi ad esse” dichiara Damiani.

Corpo forestale dello stato a Bussi nel 2007 Report-age.com 2016

In breve, nella Conferenza di servizi tenuta al ministero dell’ambiente il 30 novembre scorso l’Arta ha sostenuto l’impossibilità di validare la caratterizzazione perché, risulta dal verbale “non ha partecipato né assistito alle operazioni di campionamento eseguite da terzi incaricati dall’ex Commissario”. Nel verbale inoltre è riportato che l’Arta ha “insistito per la partecipazione alle indagini (di caratterizzazione n.d.r.), ma di aver dovuto cedere alla stipula di una convenzione limitata alla sola prestazione laboratoristica”.  Il 20 dicembre è stata pubblicata la notizia secondo cui “in una riunione convocata in Regione dal direttore generale Cristina Gerardis, che continua a rappresentare l’avvocatura dello Stato nel processo sulla mega discarica recentemente approdato in Corte d’assise d’appello all’Aquila, i vertici dell’Arta avrebbero fatto un passo indietro rispetto a quanto dichiarato in sede di Conferenza dei servizi in Roma”.

Abbiamo raggiunto il direttore tecnico Damiani per sapere da lui se davvero ’Arta ha fatto un passo indietro?

Giovanni Damiani Report-age.com 2017

Giovanni Damiani

Damiani:  “La notizia, di cui non è mai stata specificata la fonte,  è  falsa, completamente priva di fondamento, ma ha avuto però una eco sui social e ha fatto apparire, falsamente, che l’Arta su una questione così importante avesse assunto posizioni altalenanti, ondivaghe e in definitiva superficiali. Un comportamento simile sarebbe veramente da irresponsabili. La verità è che il 7 dicembre a L’Aquila, alla riunione convocata alle ore 16.30 dalla direttrice Gerardis, l’Arta era rappresentata da me quale direttore tecnico, dalla direttrice dell’area tecnica dell’Arta, la dr.ssa Di Croce coadiuvata da una collaboratrice, e non era presente, come pubblicato da Abruzzoweb, il direttore amministrativo dell’ARTA, dr. Marco Cacciagrano, perché si discuteva di questioni tecniche e non amministrative. Erano inoltre presenti a quella riunione, non verbalizzata, l’ing. Mario Dari Salisburgo, ex braccio destro del Commissario e il dr. Franco Gerardini (la cui importante presenza non è stata riportata dalla testata), dirigente del Servizio gestione rifiuti e bonifiche della Regione Abruzzo – continua Damiani – Su richiesta della dr.ssa Gerardis è stata ribadita la posizione dell’agenzia e chiarita la questione della NON validazione. Mi preme sottolineare che le cose sono talmente chiare sotto il profilo procedurale, stabilito dalle Leggi e da quanto risulta dagli atti, da non ammettere ripensamenti: l’Arta su questo punto ha sempre avuto una posizione coerente, chiara e motivata. Nessun passo indietro.

Ci riassume quali sono le motivazioni?

Damiani: “Per la caratterizzazione e per la sua validazione, la legge individua precisamente i percorsi e i requisiti indispensabili. Sono numerosi e sono riportati nell’Allegato 2 alla parte IV del Testo Unico Ambientale (il Decreto Legislativo 152 del 2006) che reca nel titolo Criteri generali per la caratterizzazione dei siti contaminati.  Invito a legge tutto il dispositivo. Le leggo testualmente uno dei punti salienti preliminari: <Le attività di caratterizzazione devono essere condotte in modo tale da permettere la validazione dei risultati finali da parte delle Pubbliche Autorità in un quadro realistico e condiviso delle situazioni di contaminazione…>. Esse non sono state condotte secondo la legge né c’è stata condivisione di sorta.

Il Commissario, avendo poteri straordinari e potendo derogare alle leggi, ha seguito una strada assolutamente diversa e ha deciso di evitare la partecipazione delle Pubbliche Autorità (nello specifico del Ministero dell’Ambiente, del’’Arta, dell’Ispra- Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) alle operazioni di caratterizzazione. L’Arta così non conosce il Piano di caratterizzazione adottato per cui la legge prevede, in regime ordinario, che debba essere portato alla conoscenza, alla discussione e all’approvazione in Conferenza dei servizi la cui titolarità è del Ministero dell’ambiente. La Conferenza è anche la sede ove l’Agenzia e l’Ispra esprimono il proprio parere tecnico dopo averlo studiato e valutato. L’Arta non conosce la dislocazione sul sito dei sondaggi effettuati per il prelievo dei campioni, la profondità degli stessi, le modalità di acquisizione e di formazione dei campioni ed è stata esclusa, inoltre, dal poter essere presente alle operazioni di campionamento. Non conosce quale sia stato il modello concettuale preliminare con cui si è agito, né quello definitivo. Non conosce le metodologie utilizzate per l’eleborazione dei dati.. Insomma voglio chiarire che la validazione non riguarda le analisi, ma un intero procedimento complesso e ben fissato dalla legge, che  qui non è stato seguito: l’Arta non conosce neppure i risultati di quel Piano e pertanto non può, per legge, in alcun modo validare. Il contrario sarebbe come chiedere a un arbitro o a un guardialinee di validare una fase di una partita di calcio a cui non hanno assistito, solo perché hanno fornito il pallone. L’Arta si assume la responsabilità del pallone vale a dire della correttezza delle analisi svolte nei propri laboratori con metodiche ufficiali”.

Direttore avete svolto le analisi in base a una richiesta o toccava a voi svolgerle?

Arta centralina Report-age.com 2016Damiani: “L’Arta non è tenuta a svolgere quelle analisi. Ci è stato richiesto di svolgerle e non essendo attività istituzionali routinarie, la legge regionale istitutiva dell’Agenzia prevede che in questi casi l’attività debba essere oggetto di convenzione tra le parti e a pagamento. Sono state applicate, sempre in base alla normativa istitutiva dell’Agenzia, le tariffe fissate dal prezzario regionale che è pubblico, deliberato dalla Regione ed è stato effettuato il massimo dello sconto consentito, pari al 30% del costo complessivo delle analisi. Nella convenzione stipulata aluglio 2013 tra il Commissario delegato e l’Arta è stabilito, all’art.2, che l’oggetto del lavoro assegnato è: <L’esecuzione di analisi di laboratorio su campioni di rifiuti, suolo e acque, del sito inquinato in località I Tre Monti di Bussi sul Tirino – e Che – Restano escluse le attività di campionamento, di rilievi sul campo, di progettazione e di programmazione nonché di valutazione che restano interamente in capo alla Struttura commissariale>. Non siamo stati felici di non aver potuto dare il nostro contributo tecnico-scientifico alla caratterizzazione di quella discarica, ma ciò ci è stato fermamente stabilito e sancito fin dalla convenzione.  Se avessimo potuto esprimere un parere, avremmo chiesto, ad esempio, d’indagare innanzitutto facendo sondaggi mirati sulle aree delle 10 vasche interrate riportate nella mappa disegnata da Montedison il 15 giugno 1972.

Si riferisce alla mappa che indica esattamente i punti in cui sarebbero state evacuate le melme dei clorurati pesanti e della Società italiana additivi carburanti (Siac)?

Damiani: “Esattamente. Oltre ad un’operazione di buon senso, sarebbe anche questo un adempimento preciso di legge che stabilisce che <il Piano delle indagini che le autorità competenti devono approvare prima dell’inizio dei lavori costituirà il protocollo applicabile per la caratterizzazione del sito>.  Nulla ci è stato fatto sapere prima dell’inizio dei lavori. La legge richiede insomma di considerare i dati esistenti e di effettuare una ricostruzione storica dell’uso del sito. Una sorta di anamnesi.  Bene, di fronte a una mappa che indica la precisa e perfetta ubicazione di 4 vasche interrate, tutte uguali, ciascuna di metri 4×7 per il deposito a discarica delle melme della Siac (presumibilmente contenenti piombo) e 6 vasche di cui 5, tutte uguali fra loro, di metri 5×3 ed una di metri 8×3,5, per i clorurati pesanti, sarebbe incredibile non andare a verificare o che nessuno ad oggi sia mai andato (come parrebbe che sia). Ci sono ancora quelle vasche che parrebbero realizzate 45 anni fa? Furono, come viene affermato da più parti, impermeabilizzate con argilla e terre rosse di bauxite…o no? Se lo sono state (impermeabilizzate ndr) sono ancora integre o sono state danneggiate dalla costruzione dei piloni dell’autostrada che oggi le sovrasta? O da altri interventi malaccorti e dilettanteschi? L’oggetto di quella mappa va verificato con i dati di dettaglio e messo a confronto con quelli che caratterizzano il resto del sito, perché le conclusioni potrebbero essere complessivamente decisive ai fini della corretta individuazione delle tecniche di bonifica, di dove applicarle, dell’entità della bonifica e dei costi necessari. Non si può procedere come se la discarica fosse di composizione omogenea e moltiplicare i dati puntuali d’inquinamento per l’intero volume…”

Il sindaco di Bussi, Salvatore La Gatta, ha il timore che l’Arta abbia intrapreso un braccio di ferro,non validando la caratterizzazione del commissario Goio, per ottenere risorse dal momento che il bilancio regionale ha ridotto del 50% le risorse destinate all’Agenzia. É così?

Damiani: “L’Arta non è una società di ingegneria né un laboratorio privato che deve realizzare profitti. É un organismo pubblico che non ha interessi economici: lo stipendio degli addetti è fissato dai contratti nazionali collettivi di lavoro. I compiti istituzionali dell’agenzia sono talmente vasti, a fronte del personale e delle risorse finanziarie di cui è dotata, che non ha interesse ad effettuare tutte le analisi di caratterizzazione. Noi operiamo direttamente sulle aree pubbliche del Sin, su finanziamento che ci fornisce la Regione e che è parte dei fondi che il Ministero dell’ambiente ha destinato alla Regione con un Accordo di programma per il Sin. Anche qui si opera in base a una convenzione Arta-Regione. Per le aree private, come quella della Tre monti, Arta è chiamata ad assistere all’intero processo e a condurre non tutte le analisi, ma una quota-parte di esse come controanalisi, su campioni presi a caso  tra i tanti, di verifica dell’esattezza delle analisi del privato ai fini della loro validazione. I timori del primo cittadino sono infondati e la prova, per chi volesse, è che Arta non ha convenienze ad un braccio di ferro, poi con chi? Neppure si può adombrare, come ha fatto il Forum acque a bocca di De Santis, che la non validazione renderebbe l’Arta responsabile della vanificazione dei 980 mila euro che il Commissario ha speso per quella caratterizzazione. Ripeto, è un problema di legalità. Il commissario aveva i poteri di agire in quel modo e la sua scomparsa ha interrotto quel procedimento nella sua fase conclusiva. Arta e ministero agiscono all’interno delle leggi vigenti. Non abbiamo poteri speciali extra ordinem”.

Si, ma resta la sostanza: che si farà per la caratterizzazione della Tre Monti?

Giugno 2015 Discarica Bussi: Papavero della Tremonti (Foto Trozzi)

Damiani: “La notizia importantissima, a riguardo, è che Edison nella Conferenza dei servizi del 30 novembre al Ministero, ha dato il suo impegno a svolgere la caratterizzazione a proprie spese. Il ministero ha dato il suo assenso. Dal momento che questa operazione si svolgerebbe, questa volta, secondo i dettati di legge, ci sarà la supervisione e il coordinamento del ministero dell’ambiente che si servirà, come di consuetudine, dei pareri tecnici dell’Ispra e ci sarà il coinvolgimento dell’Arta per controlli, contro-analisi e validazioni. Se non intercorreranno impedimenti oggi imprevisti, il tutto può essere svolto in pochi mesi e con evidenza pubblica. Fatta la caratterizzazione si procederà all’effettuazione dell’analisi di rischio sito-specifica che fisserà gli obbiettivi da raggiungere per la qualità delle acque, superficiali e di falda, del suolo e dei terreni del sottosuolo perché il sito potrà essere dichiarato bonificato. Sulla base di ciò sarà possibile elaborare il Piano di bonifica e darne l’avvio all’esecutività per raggiungere gli obiettivi”.

Nelle notizie pubblicate si fa riferimento a un contenzioso giudiziario fra lei e Goio..

Damiani: “Ho firmato una denuncia nei confronti del Commissario, anni fa quando non ancora assumevo l’incarico di Direttore tecnico Arta, sostenendo che le opere per la messa in sicurezza della discarica Tre Monti fossero del tutto insufficienti a garantire la non contaminazione delle falde della val Pescara. Nulla di personale: l’obiettivo era quello di indurre il commissario a prendere provvedimenti effettivi per bloccare la diffusione dell’inquinamento dalla discarica verso l’esterno, esattamente come legge prevede che si debba fare. La denuncia fu inoltrata dall’avvocato Veronica Dini, del foro di Milano, che ha  patrocinato le parti civili costituite dalle associazioni ambientaliste (Italia nostra, Marevivo, Mila Donnambiente ed Ecoistituto Abruzzo) che si coordinano all’interno del comitato Bussiciriguarda.  Il Commissario negava che la discarica fosse a contatto con le acque e il tribunale dell’Aquila ha archiviato la denuncia sostenendo che non era possibile accertare la volontarietà di quanto fatto dal commissario. Così ne ho sottoscritta un’altra, diretta alla Corte di giustizia Europea che per un caso analogo nel Nord Italia era intervenuta, ma per il nostro caso si è dichiarata non competente.

Adriano Goio

Adriano Goio

Dopo le archiviazioni le cose che venivano denunciate sono state invece ammesse da tutti, Commissario compreso: la discarica Tre monti è in ammollo nella acque della falda e un professore dell’Università di Bologna ha dimostrato, con tecniche scientifiche d’avanguardia, che la discarica è la principale fonte d’inquinamento della falda. Ciò nonostante non è stato fatto nulla di effettivo per la messa in sicurezza: la copertura superficiale con teli di plastica, cosiddetto capping, è altamente insufficiente, così come pure le palalconlate parziali. Se però la riproposizione insistente della vicenda della denuncia fosse fatta per alludere o istillare nella mente il sospetto che la validazione non è stata fatta per motivi di risentimento o di astio personale, respingo al mittente tale allusione e invito chi la fa a leggere le leggi. Un giornalista dovrebbe chiedersi, invece, la fondatezza delle denunce e quelle erano talmente fondate che persino coloro ai quali esse erano dirette hanno, ma solo successivamente, ammesso la verità. Lo scopo delle denunce non è mai stato quello di colpire le persone, ma di costringerle a fare le cose giuste e necessarie che rifiutavano di fare. Intanto abbiamo perso tanto, tanto tempo. Concludo: tutto ciò che impedisce la validazione può essere riassunto in una sola parola: legalità”.

mariatrozzi77@gmail.com

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