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Il gruppo Toto ricorre al Tar per il bando. Da Mesozoico il tempo per la bonifica a Bussi officine

Bussi sul Tirino (Pe). Ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio (Tar), così la Toto holding il 29 dicembre ha chiesto l’annullamento della gara per la bonifica (da 38 milioni e 500 mila euro) della discarica dei veleni tra le più grandi d’Europa, ne dà notizia oggi il quotidiano Il Centro. Stanno scorrendo inutilmente gli 810 giorni a disposizione per eseguire l’intera procedura, un nulla di fatto per il risanamento. Dopo la presentazione delle offerte, scadenza il 14 marzo scorso, non è seguita l’apertura delle buste che è stata rinviata di volta in volta sino alla morte del commissario Goio, il 31 marzo.

Aggiornamento

Adriano GoioQuel bando ha un vizio di fondo per Carlo Toto perché fu attivato da un commissario, Adriano Goio, non più legittimato per effetto di una legge (2011) che ha fatto cessare le gestioni straordinarie dal 2012. L’imprenditore mette in discussione la gara che non sarebbe valida anche perché non prevede la reindustrializzazione impegnando i fondi, ancora a disposizione, solo per la bonifica ed esclusivamente per una parte del sito, frustrando le attese per altre aree del Sito di interesse nazionale (Sin) che da Bussi si allunga in val Pescara sino alla diga di Alanno (compresa). Sarebbero viziate anche tutte le leggi prodotte durante la mancata riconferma dello stato di emergenza per il Sin e così gli atti del 2014, quando il commissario organizzava i procedimenti per la bonifica. Discutibile per l’imprenditore Carlo Toto è anche la proroga del commissariamento garantita con un atto unilaterale del ministero dell’ambiente.

Il presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti, Alessandro Bratti, annuncia così  un supplemento d’inchiesta sull’appalto e guarda con sospetto alla gara attivata da Goio solo per la bonifica del Sin e non per la riqualificazione industriale di Bussi officine. Quest’ultimo aspetto non sarebbe trascurato dal progetto rispolverato dall’imprenditore che cogestisce, con Strada dei parchi spa, anche il troncone autostradale (A24 e A25) con i viadotti che si affacciano sul Polo chimico. Parlando di interventi di ripristino ambientale, Toto rispolvera un progetto del 2014 che propose per la bonifica delle discariche del Sito di interesse nazionale di Bussi sul Tirino. Per il titolare della Toto holding, il suo, sarebbe un intervento con una spinta occupazionale che nelle previsioni garantirebbe 350 posti di lavoro. Quasi tutti impressionati i lettori de Il Centro, il quotidiano abruzzese che stamane pubblica la novità. Peccato che già 3 anni fa Toto parlava dei progetti desiderati per il polo chimico e sempre a ridosso della strada ferrata, Sulmona Pescara, individuava il suo cementificio promettendo oltre 100 posti di lavoro e tante altre sorprese per la comunità a margine del fiume Tirino. Stesso progetto Toto lo ha proposto proprio lì vicino a Sulmona (Aq), ma è stato bocciato, anni prima. In valle Peligna per la metà dei posti di lavoro il gruppo Toto chiedeva di sacrificare e trasformare in un guscio vuoto, per una cava da rendere invisibile, la montagna che custodisce un tempietto della divinità Mitra, unico nel suo genere. A mettere le clave di traverso sono stati i locali che, muovendo i primi passi in posizione eretta hanno fatto della loro battaglia un esempio unico di ambientalismo, quello peligno, tenace e vincente. Tutto in un contesto in cui la pillola della crisi, livello 2014, era addolcita dal miele dell’aspettativa di ripresa valutata dal rimettere in piedi il capoluogo di Regione, dopo il terremoto del 2009. Appalti e subappalti però sono finiti in altre mani e le inchieste sulla ricostruzione hanno fatto il resto. Una crisi nera che spinge la stessa Italcementi a fermare l’attività di diversi cementifici. Dal 2015 hanno chiuso i battenti 7 su 15 cementifici legati al colosso italiano del settore costruzioni, mentre Toto ne vuole costruire uno a Bussi officine. Citando Shakespeare, oggi quel miele di aspettative è nausea per la sua dolcezza. Per fortuna che c’è Toto a immaginare cosa potrebbe diventare quell’arnia imbottita di veleni da rinaturalizzare coinvolgendo le associazioni ambientaliste.

Così l’imprenditore fa ricorso al Tar per bloccare la procedura per la bonifica del Sin e dai tempi lumaca è un attimo per giungere a ere  giurassiche per ottenere un risanamento. Tutto perché l’imprenditore considera che la gara e ciò che gira attorno ad essa sia di pregiudizio agli interessi pubblici coinvolti. Un evidente controsenso: Toto progetta la rinaturalizzazione delle aree sfruttate per l’estrazione della materia prima, riporta oggi il quotidiano abruzzese, ma ripropone in versione moderna la cava invisibile progettata per la valle Peligna. Rinaturalizza prevedendo però un cementificio nei paraggi che per forza di cose potrebbe trasformarsi in altro. Una rinaturalizzazione, ma a pochi passi da un opificio che progetterebbe a Bussi, trascurando ampiamente il grave danno alla salute che impianti del genere, Ortona (Ch) insegna dagli anni ’80di solito causano agli abitanti e all’ambiente. Ambiente che a Bussi e dintorni è già sin troppo provato dalle peripezie secolari dell’industria chimica.

mariatrozzi77@gmail.com

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