Germania. Un altro tunisino arrestato per l’attentato di Berlino rivendicato dall’Isis

A 9 giorni dall’attentato, di Berlino al mercatino di Natale, la Polizia ha arrestato un tunisino 40enne che potrebbe aver aiutato il presunto autore della strage, Anis Amri ucciso a Sesto San Giovanni, ritenuto responsabile della strage al mercatino di Natale dove morì l’abruzzese Fabrizia Di Lorenzo.

Il 40enne oggi arrestato a Berlino vive nella capitale tedesca. La rivista tedesca Spiegel (online) cita fonti vicine alla sicurezza quando parla delle perquisizioni avvenute stamane nel quartiere di Tempelhof, a Sud della città. La polizia di Berlino non ha confermato, mentre la procura federale di Karlsruhe ha diffuso un comunicato: “Ulteriori indagini indicano che il 40enne tunisino arrestato potrebbe essere coinvolto nell’attentato” al mercatino di Natale a Berlino e per questo l’uomo è in stato di fermo, temporaneamente. Entro domani la procura tedesca deciderà se convalidare l’arresto. Nella nota della procura di Karlsruhe è scritto che Anis Amri, il 22enne con precedenti penali rimasto ucciso a Sesto San Giovanni, in uno scontro a fuoco con 2 agenti di polizia e fortemente sospettato dell’attentato terroristico, ha salvato nel cellulare il numero del 40enne tunisino fermato oggi, esattamente il “numero di telefono era nello smartphone” che Amri avrebbe dimenticato nel mezzo pesante impiegato per l’attentato terroristico, assieme ai documenti.

Due particolari di non poco conto, cambiando auto, sono rimasti nella prima vettura i documenti e il cellulare di 1 dei fratelli Kouachi dopo aver sparato ai giornalisti e dipendenti della rivista satirica Charlie Hebdo. Così a Nizza si recuperano patente, documenti, telefonino e carte di credito di Lahouaiej-Bouhlel che si lancia nella folle corsa omicida. I primi documenti recuperati sarebbero appartenuti a un paio di terroristi dell’11 Settembre. Non ne viene preso vivo nessuno di questi. Una sorta di firma dei terroristi dunque?

Le indagini indicano che il tunisino 40enne, a ppena arrestato, potrebbe essere legato all’attentato di Breitscheidplatz, compiuto presumibilmente da Amri, con un camion lanciato sulla folla del mercatino di Natale dinanzi al Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche di Berlino, la chiesa della memoria, la tunisino.  sera del 19 dicembre. Hanno perso la vita 12 persone e 48 sono rimaste ferite, alcune in modo grave. Fra le vittime anche Fabriza De Lorenzo, 31enne sulmonese che viveva nella capitale tedesca e lavorava in una ditta di trasporti in campo internazionale.

Anis Amri sarebbe stato in contatto diretto con islamisti di base nel territorio francese, è indicato nel quotidiano La Repubblica e sul sito si legge : “..se è ancora troppo presto per parlare di cellula, l’attentatore di Berlino ha però cercato di procurarsi delle armi tra cui fucili mitragliatori di grosso calibro nel mese di marzo scorso attraverso questi contatti che aveva in Francia – aggiunge il giornale francese Rfi les voix du monde – É infatti più facile procurarsi tali armi in Francia e Germania, secondo le autorità tedesche – e ancora – L’informazione confermata dalla polizia giudiziaria di Berlino solleva molte domande sui supporti di cui Amri avrebbe beneficiato in Francia” inoltre il giornale francese chiarisce che le intercettazioni delle comunicazioni e dei movimenti di Amri sono state revocate il 21 settembre senza ragione dato che il tunisino era considerato, già da febbraio, una potenziale minaccia ed era stato messo sotto sorveglianza. Dalle intercettazioni telefoniche sarebbe emerso che si era informato anche sulla fabbricazione di ordigni e che già da mesi era intenzionato a commettere un attentato.

Inoltre, il presunto attentatore avrebbe avuto a che fare anche con l’Italia e con degli italiani. Uno in particolare, un giovane sardo di Oristano autore di alcuni furti. La storia italiana dell’attentatore di Berlino è stata ricostruita attraverso un sistema sofisticato di comparazione di dati, profili genetici e immagini. L’indagine è partita dall’analisi delle impronte sul cadavere di Amri e la banca dati contenente circa 16 milioni di cartellini di foto segnalamento, pari a 9 milioni e mezzo di persone (fonte settimanale di Repubblica l’Espresso n.39 anno LX1V 23 settembre 2018), ha prodotto un risultato importante per ricostruire il tessuto terroristico criminale cucito attorno a questa pedina che sembra spacciasse anche droga leggera e tanto altro.

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