Terna Versus Di Pasquale: il perito attivista vince le prime cause, le prossime 10 a Lanciano

Chieti. Antonio Di Pasquale non ha colpe per i ritardi nella realizzazione dell’elettrodotto Villanova Gissi. Lo ha stabilito il giudice Federico Ria. Alcune domande di Terna sono state rigettate e ben 5 sentenze, tutte uguali, alleggeriscono il carico giudiziario che la società fa pesare sul groppone del perito industriale. Altre 10 cause civili, con Di Pasquale convenuto, si discuteranno il 20 gennaio prossimo a Lanciano (Ch).

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Antonio Di Pasquale attivista Foto Maria Trozzi Report-age.com 2015
Antonio Di Pasquale

L’attivista Di Pasquale si era opposto, con molti altri cittadini, alle immissioni in possesso dei terreni nei Comuni attraversati dall’elettrodotto, nei giorni in cui gli operai occupavano i fondi per poi aprire i cantieri necessari all’innalzamento dei piloni. Mercoledì scorso il giudice ha rigettato la richiesta di condanna al risarcimento milionario del colosso dell’energia elettrica stabilendo che verso Di Pasquale  La possibilità di far cessare la singola condotta era non solo giuridicamente praticabile, ma anche tale materialmente, visto che si sarebbe trattato di neutralizzare la presenza (peraltro su più fondi quasi contemporaneamente) di un solo soggetto, il convenuto appunto, e non certo di disporre lo sgombero di una folla manifestante e occupante contemporaneamente più lotti“Spesso la giustizia arriva quando il danno, come in questo caso, è difficilmente riparabile e la punizione nei confronti del colpevole non sarà mai sufficiente a rimediare al disastro fatto” commenta il perito che però è condannato a fare avanti e indietro dalle aule dei tribunali teatini a causa delle tante denunce.  Di Pasquale deve difendersi ancora in una quarantina di procedimenti civili aperti a Lanciano. É comunque un primo passo quello definito dalle 5 sentenze di primo grado del tribunale di Chieti.

Le manifestazioni di protesta, portarono Terna a chiedere di condannare a risarcimenti miliardari alcuni attivisti che si opposero alle occupazioni dei terreni di loro proprietà per la realizzazione dell’elettrodotto anche piazzandosi sui loro fondi in cui gli operai eseguivano l’immissione in possesso. Contestarono sì l’occupazione d’urgenza degli appezzamenti di terreno, ma pacificamente, non volevano i sostegni dell’alta tensione in casa. Col passare del tempo, la società sembra essersi ammorbidita ed è tornata sui suoi passi in alcuni casi attraverso gli accordi raggiunti con certi proprietari dei fondi da occupare e in altri per la pressione, pacifica, esercitata a difesa degli attivisti. Un esempio su tutti, Silvia Ferrante, la mamma NOelettrodotto citata dalla società ben 24 volte per un risarcimento danni pari a 16 milioni di euro. Per questa attivista il problema è stato  risolto, ma i procedimenti giudiziari sono andati avanti, non solo per il perito Di Pasquale, ma anche per la famiglia Del Bello sovraccarica di citazioni di Terna. A detta della società, l’ostruzionismo alle immissioni in possesso degli operai Terna, esercitato da Di Pasquale, avrebbero causato un fermo di cantiere e un ritardo nella messa in esercizio dell’elettrodotto, prevista entro il 31 dicembre 2015, con la conseguente perdita dell’incentivo erogabile dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg). Quelle stesse opposizioni, sempre secondo la tesi del colosso per l’energia, avrebbero causato anche un danno all’immagine da quantificare a discrezionalità del giudice. Dall’estate dello scorso anno, il perito ha continuato quasi solo la sua battaglia, difeso dall’avvocato Pietro Silvestri del foro di Lanciano (Ch) intanto la somma dell’eventuale risarcimento s’è assottigliata, comunque è sempre molto consistente.

Foto Maria Trozzi

I risarcimenti: Terna Versus Di Pasquale. Di Pasquale spiega che dinanzi al giudice civile Terna avrebbe aperto 46 cause, 41 al tribunale di Lanciano e 5 al tribunale di Chieti con richieste di risarcimento danni milionarie nei confronti di alcuni proprietari dei terreni che si sono opposti alle immissioni degli operai della ditta che dovevano occupare i terreni di alcuni privati per piantare i pali dell’elettrodotto Villanova Gissi. La condanna ai risarcimenti è stata chiesta anche ad alcuni presenti durante le immissioni in possesso dei terreni incluso il consulente tecnico di parte. Chiarisce in una nota l’attivista: “Alla prima udienza di ciascuna causa la società ha rinunciato ai contenziosi nei confronti dei proprietari dei terreni che si sono accordati per la presa in possesso delle terre per installare i sostegni necessari alla costruzione dell’elettrodotto” ma il geometra tiene a precisare che sono in corso diverse azioni civili di risarcimento che Terna ha mosso nono solo nei suoi confronti, ma anche contro la famiglia Del Bello. “All’atto di ogni citazione (prospetto A.1), Terna ha richiesto al sottoscritto: Per danno da fermo cantiere da un minimo di  533 mila 746,20 euro ad un massimo di 1 milione 906 mila 505,02 euro per un totale di 35 milioni 2 mila 559,27 euro. Per ogni giorno di ritardo della presa in possesso di ciascun terreno, dalla sospensione dell’immissione fino all’effettiva immissione in possesso del fondo Terna ha chiesto un risarcimento che va da un minimo di 5 mila 902,74 euro a un massimo di 6 mila 842,90 euro. Considerando, come media dell’avvenuta presa in possesso dei fondi interessati, il 23 novembre 2015 il risarcimentocomplessivo  richiesto ammonterebbe a 46 milioni 895 mila 105,60. Per mancata remunerazione dell’Aeeg  sarebbero  19 milioni di euro di risarcimento in ogni causa aperta per un totale di Euro 855 milioni di euro, il danno all’immagine a discrezione del giudice. La richiesta di risarcimento iniziale ammontava, in totale, a circa 936 milioni 897 mila 665,07 euro, senza contare l’eventuale danno all’immagine rimesso alla discrezionalità del Giudice – prosegue l’attivista – Successivamente, in ciascuna causa, con la memoria 183 n. 1 c.p.c. (fase procedimentale in cui si può precisare meglio la domanda ma non mutarla) Terna ha ridimensionato le voci di danno richiesto. Da fermo cantiere si è passati nella maggior parte delle cause, per imprecisati motivi, da una richiesta di danno che oscillava da un minimo di euro 533,746,20 ad un massimo Euro 1.906.505,02, ad euro 66.000/30 = euro 2.200,00, con un massimo rimasto invariato di euro 1.859.363,10, per un totale di euro 6.220.783,97. Per ogni giorno di ritardo della presa in possesso di ciascun terreno, dalla sospensione dell’immissione fino all’effettiva immissione in possesso del fondo considerato in ciascuna causa, il danno, se pur non più menzionato, si presume essere rimasto invariato e pari a euro  46 milioni 895 mila 105,80.  Per mancata remunerazione dell’Aeeg, dopo precisazione del difensore del geometra di Pasquale, Pietro Silvestri, il presunto danno di 19 milioni di euro, richiesto ad ogni citazione, viene diviso per 50 cause, ossia euro 380 mila euro nella maggior parte dei contenziosi, in altri contenziosi diventa pro quota. Sono rimasto da solo, come è accaduto in alcuni procedimenti e quindi viene integralmente imputato a me e in altre cause Terna rinuncia integralmente alla voce di danno diventando così lo stesso, in totale, pari a 87 milioni 653 mila 333,33 euro. La richiesta di risarcimento danni che segue le memorie 183 n. 1 c.p.c., è scesa così a 140 milioni 769 mila 223,70 euro senza considerare l’ipotetico danno all’immagine, sempre a discrezione del giudice – Conclude il perito industriale – A tempo di record, un solo anno, il giudice Federico Ria del tribunale di Chieti con 5 sentenze tutte uguali, il 21 dicembre, ha chiusocause civili mosse da terna nei miei confronti”.

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