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Centrale Snam a Sulmona: stavano per autorizzare. Bloccati dal No al referendum

Si riduce la distanza tra le ruspe e chi si oppone alla realizzazione della centrale di spinta del metano di Sulmona (Aq). É dell’autunno scorso il salto in avanti con la remissione al consiglio dei ministri dell’autorizzazione dell’impianto di compressione del gas naturale in valle Peligna, ai piedi del monte Morrone. L’atto del dipartimento governativo riporta che “Sussiste la possibilità di procedere all’autorizzazione a condizione che siano rispettate le prescrizioni fornite dagli enti coinvolti nel procedimento”. Poche le informazioni su queste prescrizioni e sul progetto della centrale da riconsiderare alla luce delle criticità che i sopralluoghi e gli studi degli esperti Ingv hanno individuato nell’area in cui si vuole piazzare l’impianto.

No Snam Foto Maria Trozzi Report-age.com 2015La struttura occuperà 12 ettari di terreno, 4 in superficie e gli impianti sotterranei occuperanno un’area di 8 ettari a circa 10 chilometri di profondità dalla faglia che l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) non esita a definire tra le più pericolose d’Italia perché sotto la terrazza di Sulmona, così definita dai geologi, c’è molto altro che si muove (ne daremo ampia conoscenza in un prossimo dossier). Pomperà il metano l’impianto sulmonese, spingendolo a Nord, in Europa. Nei tubi del serpentone d’acciaio il gas naturale correrà su aree a massimo rischio sismico, attraverserà molti comuni dei crateri del terremoto aquilano (2009), del sisma del 24 agosto di Amatrice e del terremoto del 30 ottobre di Norcia sugli Appennini, nel Centro Italia.

É solo una questione di tempo, la centrale si farà, questo si è sempre detto, ma gli ambientalisti non cedono di un passo. A costo di mettersi davanti alle ruspe proveranno tutte le soluzioni possibili e pacifiche finchè ce ne sarà la possibilità. Nella bozza di delibera che ad ottobre raggiunge il consiglio dei ministri resta bianco lo spazio a margine per la firma del premier. A frenare l’autorizzazione del progetto della centrale, cuore pulsante del metanodotto Rete adriatica, è l’esito del Referendum costituzionale, il terzo nella storia della Repubblica italiana. Il No vittorioso polverizza la riforma Renzi-Boschi-Napolitano che, tra l’altro, avrebbe riportato al governo centrale tutte le materie elencate dall’articolo 117 della Costituzione (titolo V) che per le decisioni relative impegna la competenza concorrente Stato-Regioni. Il tentativo di terminare il diritto alla partecipazione delle comunità locali alle decisioni che le vedono coinvolte da vicino viene compreso dalla popolazione e il 4 dicembre 19 milioni 420 mila 271 italiani bocciano sonoramente la riforma partita dai componenti del governo. La sconfitta porta il premier Matteo Renzi alle dimissioni. É una vittoria di Pirro purtroppo si ripropone la trama gattopardesca di ciò che sembra cambiare per non cambiare mai.

Ogni capoverso della bozza di delibera, rimessa al consiglio dei ministri, introduce con decine di considerato.. preso atto.. visto.. rilevato.. e ritenuto.. diverse discipline normative che imbottiscono 9 pagine di quello che dovrebbe essere il sunto di una riunione conclusiva per autorizzare l’impianto individuato in valle Peligna con tanto di: “delibera in considerazione della rilevanza energetica dell’opera ai fini della diversificazione delle fonti e delle rotte dell’approvvigionamento energetico, nonché in considerazione dell’interesse comunitario e della strategicità dell’infrastruttura in termini di sicurezza degli approvvigionamenti”. La sicurezza degli approvvigionamenti non regge a scapito delle popolazioni dell’Appennino e del principio di precauzione visto che la condotta attraverserà faglie e aree in dissesto idrogeologico pur di rifornire l’Europa, non l’Italia e la Snam ne trarrà profitto. Il costo dei tubi peserà in bolletta. Ci sarebbe moto altro da dire sulla rilevanza energetica e l’interesse all’approvvigionamento segnalata nella bozza di documento di ottobre anche perché se fosse come scrivono gli organi amministrativi dell’esecutivo non si spiegherebbe come in Abruzzo i consumi di gas naturale si siano ridotti quasi del 50% e nemmeno si capirebbe perché i dati sulla vendita di gas naturale (ossia il consumo di metano) forniti dal ministero delle sviluppo economico si fermano al 2014, ma sono comunque indicativi di una controtendenza, europea, per il consumo di metano che in Italia come in Europa si è ridotto drasticamente. Chi amministra solo a favore di banche e multinazionali perde i conti dei consumi di metano passati da 74.915 (milioni di standard m³ a 38,5 Mj/m³) del 2012a 61.912 milioni di m³ nel 2014dati Mise. La strategia energetica mette fretta per chiudere il capitolo del Rete adriatica e della sua appendice, la centrale Snam, a favore della hub del gas richiamandosi ad esigenze di approvvigionamento che non sono provate, anche perché dal 2014 non sono più pubblicati in Italia i dati del consumo di vendita di gas naturale. Il 2017 è alle porte e sanno tutti che Gesù Cristo non è morto di freddo!

Nell’atto si condividono le posizioni delle amministrazioni che si sono espresse a favore del progetto Snam Rete gas, né Provincia, né Regione, né Comune di Sulmona hanno mai detto sì al Rete adriatica e alla centrale di spinta, atti e delibere degli enti locali vanno contro il progetto. Così, il consiglio dà atto che sussiste la possibilità di procedere alla predetta autorizzazione a condizione che siano rispettate le prescrizioni fornite dagli enti coinvolti nel procedimento. Avanti a testa bassa, noncuranti del rischio sismico e del fatto che le calamità sono più probabili nel sito della valle Peligna individuato per comprimere il gas, soprattutto se 8 ettari di centrale si sviluppano sotto terra e a pochi chilometri di profondità da una faglia, non curanti delle popolazione della piana.

Al documento non sottoscritto si aggiunge una relazione in cui si ripercorrono le fasi salienti che precedono la remissione al Consiglio dei ministri con una serie di inesattezze sui fatti che da 10 anni consumano i comitati della valle Peligna, gli ambientalisti e coloro che hanno sposato la causa contro la procedura di autorizzazione. Si dà per scontato ciò che fa comodo alla multinazionale che trasporta gas e che venderebbe, traendo profitto, gas all’Europa e in regime di monopolio per le reti dei gasdotti. L’Unione europea parla di libera concorrenza rifiutando, sempre e solo a parole, la concentrazione di potere nei mercati. Nella relazione si considerano degli incontri tenuti a maggio 2012 e settembre 2014 come tavoli tecnici in attuazione della Risoluzione (7-00518) del 2011 della VIII Commissione ambiente della Camera dei deputati.

mariatrozzi77@gmail.com

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