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Principio di precauzione per fauna prevale su interessi venatori. Chiesto al ministro Galletti di limitare la caccia ai periodi fissati dal Tar

La recente ordinanza del Consiglio di Stato, seguita al ricorso al Tar del Wwf Italia contro il calendario venatorio abruzzese, costituisce un precedente importante per la tutela della fauna italiana.

Il Consiglio di Stato ha sancito che il principio di precauzione, a tutela della fauna selvatica, prevale sull’esigenza di prelievo venatorio tanto più quando le motivazioni addotte dalle Regioni, nella caso specifico l’Abruzzo, non appaiono idonee a superare le valutazioni dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Viene così cristallizzato un importante principio per la conservazione della fauna e la conseguente determinazione dei calendari venatori,  inclusi i periodi di caccia delle specie.

Questa ordinanza va poi combinata non solo con i pareri e con la Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge 157/92, elaborati dall’Ispra, ma anche con il documento Valutazione tecnico-scientifica degli studi prodotti dalle regioni italiane sulla fenologia di migrazione dell’avifauna di interesse venatorio con il quale l’Istituto superiore analizza gli studi fin qui elaborati da varie regioni italiane (Calabria, Liguria, Puglia, Sardegna, Toscana e Umbria). L’Ispra boccia come inconsistenti, non attendibili o ampiamente incompleti gli studi elaborati dalle Regioni e del tutto insufficienti le motivazioni addotte per prolungare i periodi di caccia. Wwf, Enpa, Lac, Lav, Legambiente e Lipu hanno scritto al ministro dell’ambiente, informandone anche la Commissione europea, per chiedere d’intervenire tempestivamente con lo strumento più perentorio possibile per limitare la caccia a Beccaccia, Cesena, Tordo sassello e Tordo bottaccio ai periodi stabiliti dalle decisioni del Tribunale amministrativo regionale (Tar), in base al ricorso del WWF Italia, confermate dal Consiglio di Stato.

Luciano Di Tizio Report-age.com 2014

Luciano Di Tizio

In Abruzzo la beccaccia si può cacciare non oltre il 31 dicembre mentre per le altre 3 specie il Consiglio di Stato ha fissato lo stop al 10 gennaio e non al 19 gennaio come fissato dal calendario venatorio. “Siamo felici se la nostra vittoria a tutela della fauna abruzzese potrà aiutare a tutelare anche quella del resto d’Italia – commenta Luciano Di Tizio, delegato Wwf per l’Abruzzo – Sono anni che conduciamo una battaglia per affermare il rispetto della legge. Purtroppo cambiano i governi regionali, ma la musica è sempre la stessa: politiche filovenatorie poi sonoramente bocciate nelle aule dei tribunali. Sarebbe ora che amministratori e funzionari che adottano tali politiche fossero chiamati a risponderne in prima persona”.

Dante Caserta Foto Maria Trozzi Report-age.com 18.10.2014

Dante Caserta

Procedure di infrazione a danno di tutti a causa di pochi. “L’Italia è da sempre sotto osservazione della Commissione europea per il non rispetto della normativa sulla tutela della fauna – conclude Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia – Considerata l’esistenza di una procedura sui calendari venatori italiani, che prende in considerazione anche l’estensione dei periodi di caccia, abbiamo sottolineato al ministro l’urgenza dell’intervento richiesto. È assurdo che, per accontentare poche migliaia di cacciatori, si danneggi un patrimonio di tutti e si metta il nostro Paese nelle condizioni di subire procedure di infrazione da parte dell’Europa che in caso di condanna comportano multe salatissime. Oltretutto recentemente 500 mila cittadini europei hanno sottoscritto una petizione delle principali associazioni ecologiste che ha portato la Commissione europea a ribadire che le direttive di tutela della natura non si modificano se non in senso migliorativo”.

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Consiglio di Stato conferma bocciature al calendario venatorio, ma i cacciatori festeggiano

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