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Acqua del Gran Sasso nessun pericolo, la popolazione però tenuta all’oscuro

Parole, parole dalla Regione sulle acque del Gran Sasso che a fine agosto sarebbero state inquinate da Diclorometano per attività forse legate ai Laboratori di fisica nucleare, nati da un’idea di Antonino Zichichi. Grave il fatto che la popolazione sia stata messa a conoscenza dell’incidente molto tempo dopo e solo grazie all’attività investigativa di alcuni giornalisti che hanno intercettato un documento della Regione sull”emergenza  registrata nell’area che gravita attorno alla falda idrica che disseta 3 delle 4 province abruzzesi.

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Si sono incontrati ieri all’Aquila i rappresentanti della Regione, della Provincia e della Asl di Teramo, dell’Ambito acquedottistico, della Ruzzo che gestisce la risorsa idrica, del Comune di Isola del Gran Sasso (Te) e dei Laboratori. Il sunto di quanto accaduto in questi mesi raccontato dalle autorità: “L’episodio avvenuto il 1 settembre ha portato all’ordinanza della Asl di Teramo per lo scarico dell’acqua proveniente dalle captazioni nei Laboratori ? ha paradossalmente rappresentato la capacità del sistema di intercettare anche variazioni impercettibili dei parametri di sicurezza previsti. A seguito dell’evaporazione di una minima quantità di Diclorometano (Dcm) si è registrata nell’acqua una concentrazione di Dcm pari a 0,335 microgrammi/litro, e le analisi della Asl l’hanno segnalata come una anomalia. Tuttavia questa concentrazione non ha rappresentato assolutamente una criticità: infatti la Scheda di sicurezza validata dagli organismi certificati indica un valore della PNEC (concentrazione di probabile effetto nullo) pari a 540 microgrammi/litro in acqua dolce. L’anomalia segnalata è stata dunque una concentrazione 1.500 volte inferiore. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, per le acque potabili raccomanda un limite di 20 microgrammi/litro. E anche questo raffronto dimostra che ci si è trovati di fronte a valori 60 volte inferiori ai limiti. Per la precisione la concentrazione registrata (0,335 microgrammi/litro) diluita nel flusso d’acqua di 100 litri/secondo corrisponde ad una quantità di 3 grammi/giorno di DCM nelle acque destinate al Ruzzo: cioè 3 grammi su 8.640.000 di litri di acqua. La Ruzzo Reti non ha riscontrato tracce di Diclorometano in un campione prelevato il 29 agosto. La Asl di Teramo il 31 agosto ha disposto la sospensione, in via cautelativa, dell’immissione in rete delle acque dal pozzetto di prelievo n. 1917, che il Ruzzo ha prontamente eseguito. Il 2 settembre tutta la sorgente di evaporazione di Diclorometano è stata rimossa dai Laboratori. Dunque l’evento è stato circoscritto all’intervallo tra il 30 agosto e il 2 settembre. Le concentrazioni estremamente basse di DCM non hanno determinato contaminazione e l’acqua potabile immessa in rete in quei giorni non ha mai rappresentato un pericolo per la salute pubblica. La presenza di composti organici volatili nelle acque non è stata immediatamente rilevata dai LNGS perché lo spettrometro era in calibrazione a seguito di un intervento di manutenzione. Éstato rimesso in linea il 2 settembre e sono stati analizzati anche campioni prelevati il giorno precedente. Nella riunione è emerso che la sostanza presente nelle acque, sebbene in concentrazioni notevolmente inferiori ai valori limite, è stata prontamente rilevata dal sistema di monitoraggio delle acque, evidenziando quindi l’efficacia del sistema stesso. Nonostante la dimensione limitata dell’episodio, grazie all’intervento del Sian della Asl si è attivata una corretta e giustissima scelta precauzionale che ha determinato la “messa a scarico” delle acque, l’utilizzo del potabilizzatore di Montorio al Vomano per assicurare la continuità e la regolarità del servizio idrico e il coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità. Si può dire che il Protocollo di sicurezza ha funzionato proprio perché il monitoraggio continuo ha individuato una anomalia impercettibile e molto al di sotto dei limiti di legge che tutelano la qualità delle acque e la salute dei cittadini. E tuttavia l’episodio dimostra proprio la necessità di intensificare i controlli per l’importanza, la complessità e la fragilità del sistema: la captazione del Ruzzo avviene con la raccolta di acque di stillicidio e sia l’attività dei Laboratori, che il funzionamento dell’autostrada richiedono un serio supplemento di azioni infrastrutturali e di controllo. L’obiettivo condiviso è quello di costituire una cabina di Regia di cui faranno parte tutti i soggetti interessati: si vuole ripartire dai lavori di adeguamento iniziati nel 2003 quando fu nominato un Commissario di Governo per progettare ed eseguire lavori per la messa in sicurezza del sistema acquifero del Gran Sasso. Partendo da quei risultati si vuole innalzare ulteriormente il livello della sicurezza. Si studieranno ulteriori interventi di potenziamento per proteggere la risorsa idropotabile (per i quali verrà interessato il Governo) e si condividerà più dettagliatamente la rete di monitoraggio per il controllo continuo del sistema anche ai fini di una rigorosa e corretta comunicazione istituzionale e pubblica. I LNGS si sono impegnati ad affiancare l’attuale spettrometro di massa con strumento analogo, per avere sempre in linea almeno uno strumento”.

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Dal Gran Sasso Acqua contaminata: mesi per scoprirlo. Ruzzo: ‘Ai cittadini fornita sempre potabile’

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