Appello discarica dei veleni Bussi: a fine gennaio la sentenza

L’Aquila. Udienza rinviata l11 gennaio per il processo Bussi. Sulle eventuali responsabilità dei 19 imputati, assolti in primo grado, la sentenza è prevista a fine gennaio, massimo il primo febbraio

Aggiornamento 12 e 3

A Bussi si sotterravano rifiuti vicino i fiumi Tirino e Pescara per risparmiare, una strategia di impresa definisce il modus operandi della società Motedison, Aldo Aceto, primo pubblico ministero che indagò sulla megadiscarica della val Pescara e che oggi, consigliere della corte di Cassazione, è convinto di questo sul caso Bussi. In una intervista al quotidiano Il Centro, a 10 anni dai fatti, il giudice ribadisce che nel polo chimico dell’entroterra abruzzese si sotterravano i veleni di notte con un via vai di camion nei pressi della stazione ferroviaria e nessuno parlava perché la gente era sotto il ricatto del lavoro: “Ho letto la sentenza di primo grado che ha assolto gli imputati, ma non sono d’accordo per me a Bussi c’è stato l’avvelenamento delle acque ed è stato un disastro doloso non colposo” sostiene Aceto. Sotto la lente d’ingrandimento i giudici della Corte d’assise d’appello dell’Aquila stanno riesaminando documenti e fatti della discarica dei veleni tra le più grandi d’Europa.

Questa mattina ad aprire il secondo grado di giudizio è l’eccezione d’incostituzionalità di uno degli avvocati di Guido Angiolini, amministratore delegato pro tempore Montedison (20012003). Il suo difensore, Tullio Padovani, ha chiesto la sospensione del processo in attesa della definizione della questione di legittimità sollevata dinanzi la Corte costituzionale sulla legge ex Cirielli (Legge n. 251 del 5 dicembre 2005 che introduce modifiche – al codice penale e alla legge n. 354 26 luglio 1975 – anche in materia di prescrizione dilatandone i termini,  per il reato di disastro colposo, a 12 anni*. La disciplina del 2005 rende i termini di prescrizione uguali al massimo della pena edittale prevista per il tipo di reato, nel caso di specie: il disastro ambientale considerando il dolo allora sarebbero necessari  12 anni per la prescrizione). Questo perché, in primo grado, la corte d’Assise di Chieti ha assolto i 19 imputati, tra dipendenti e dirigenti dell’ex colosso della chimica, dall’accusa di avvelenamento delle acque, reato imprescrivibile, ma ha derubricato in colposo il disastro ambientale doloso, seconda accusa rivolta ai 19 a processo. In Camera di consiglio la corte ha respinto l’eccezione perché agli imputati viene contestato il dolo, un fatto di volontà, non di colpa. Celermente “La Corte d’assise ha fatto già un calcolo sul profilo colposo e ha già ritenuto prescritto, anche con la nuova normativa, il reato. Di qui l’evidente irrilevanza della questione” spiega Tommaso Navarra, legale del Wwf, associazione ambientalista che si è costituita parte civile nel procedimento così come Bussiciriguarda: “”Stavolta speriamo che giustizia sia fatta – il comitato spontaneo riparte con la mobilitazione – siamo certi che la messa in sicurezza delle acque può essere garantita solo se all’abbattimento degli inquinanti negli scarichi industriali si sommerà la messa in sicurezza della discarica Tremonti”. Al massimo l’ultimo martedì di gennaio o il primo febbraio la Corte d’assise d’Appello dovrebbe pronunciarsi con sentenza. Si torna in aula l’11 gennaio e il giorno dopo, giovedì, è in programma un passaggio della Commissione interparlamentare d’inchiesta sugli illeciti dei rifiuti in val Pescara, a Bussi.

L’Arta farà i controlli per verificare lo stato dell’arte dell’inquinamento nella discarica, ha detto il direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta), Giovanni Damiani, al termine della prima udienza del processo relativo alla mega discarica dei veleni. “Dopo molte istanze stiamo stabilendo la data per il prelievo dei campioni sul sito di interesse nazionale che faremo sotto l’alta sorveglianza del Corpo forestale dello Stato” ha spiegato Damiani che critica l’operato del commissario governativo Adriano Goio, scomparso il 30 marzo scorso. “Sono qui a vedere come vanno le cose” ricorda il direttore Arta che la commissione Bratti, non hanno mai potuto mettere piede all’interno della discarica perché “Il commissario la considerava zona militare, invalicabile”.  Damiani, che con il commissario ha avuto contenziosi giudiziari, ha spiegato che il sito d’interesse nazionale (Sin) di Bussi non ricomprende la discarica Tre Monti, a gestione commissariale. C’è da dire che la Tre Monti è ancora sotto sequestro e anche la magistratura finora ha negato nuovi controlli. A tal proposito, l’ultimo è stato quello commissionato da Goio nel 2014 che ha fatto emergere una situazione allarmante. Studio che non fa parte delle carte giudiziarie, non è stato validato dall’Arta – come annunciato dallo stesso Damiani nella conferenza di servizi promossa dal ministero dell’ambiente a Roma, il 30 novembre alla presenza degli attori di questa vicenda e del commissario, anche se senza potere di deroga, Laura D’Aprile, dirigente dello stesso ministero. “Per legge, l’Arta non poteva validare il piano di caratterizzazione promosso nel 2014 dal commissario Goio perché l’ente pubblico è stato incaricato di fare analisi su campioni reperiti da una società privata, di cui poteva servirsi il commissario, operazione di cui l’Arta non conosce alcun processo” conclude Damiani.

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Discarica Bussi: assolti i 19 imputati, le reazioni degli ambientalisti

 

*Prescrizione reato disastro colposo. Cassazione penale, sez. IV, Ordinanza 29 aprile 2015 presidente Sirena, relatore Montagni. Con ordinanza del 29 aprile 2015, pubblicata sulla gazzetta ufficiale del 18-11-2015, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 157, comma sesto, cod. pen., nella parte in cui prevede che il termine di prescrizione del reato di disastro colposo risulti conforme a quello previsto per la più grave ipotesi di disastro doloso. La questione rimessa al vaglio della Corte Costituzionale riguarda, dunque, la durata dei termini prescrizionali previsti rispettivamente per le due figure di reato:

  • secondo la regola generale dettata dal comma primo dell’art. 157 cod. pen., come novellato, il reato di disastro doloso previsto dall’art. 434, comma 2, cod. pen., siccome punito con la pena della reclusione da tre a dodici anni, si prescrive nei termine di anni dodici.
  • i reati previsti dall’art. 449 comma primo cod. pen. (che punisce con la pena della reclusione da uno a cinque anni chiunque «cagiona per colpa un incendio o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo») si prescriverebbero nel termine di anni sei; tuttavia, tale termine deve essere raddoppiato (quindi, portato ad anni dodici) a norma dell’art. 157 comma 6 cod. pen., ove e’ stabilito che «I termini di cui ai commi che precedono sono raddoppiati per i reati di cui agli articoli 449, 589 secondo terzo e quarto comma, nonche’ per i reati di cui all’art. 51 commi 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale».

Si legge nell’ordinanza della Cassazione: “In base al delineato sistema sanzionatorio, il termine prescrizionale relativo al disastro ambientale doloso risulta conforme a quello previsto per il disastro ambientale colposo, nel caso in cui l’evento si sia verificato (in entrambi i casi 12 anni). La previsione del medesimo termine prescrizionale, tanto per l’ipotesi colposa del reato di disastro ambientale, quanto per la corrispondente ipotesi dolosa, pone allora in rilievo la questione della compatibilità di un tale assetto sanzionatorio, rispetto ai principi di uguaglianza e di ragionevolezza, ex art. 3 Cost., come declinati dallo stesso giudice delle leggi. Infatti la Corte costituzionale, con la sentenza 143 del 2014, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 157, sesto comma, cod. pen., nella parte in cui prevede che i termini di cui ai precedenti commi del medesimo articolo siano raddoppiati, rispetto al reato di incendio colposo, ai sensi dell’art. 449, in riferimento all’art. 423 cod. pen. La Corte costituzionale, a fondamento dell’assunto, ha posto in evidenzia che la disciplina di cui all’art. 157, cod. pen., comma sesto, determina una anomalia di ordine sistematico, laddove il termine prescrizionale per i delitti realizzati in forma colposa – nella specie l’incendio – risulta addirittura superiore rispetto alla corrispondente ipotesi dolosa, se pure identica sul piano oggettivo. In quell’occasione, la Consulta, muovendo dal rilievo che la prescrizione costituisce nell’attuale configurazione un istituto di natura sostanziale, ha considerato che la discrezionalità legislativa, in materia, deve essere pur sempre esercitata nel rispetto del principio di ragionevolezza e in modo tale da non determinare ingiustificabili sperequazioni di trattamento, tra fattispecie omogenee. Si deve ritenere non manifestamente infondata l’eccezione di legittimità costituzionale dedotta dalle difese, rispetto all’art. 157, comma 6, cod. pen., in riferimento all’art. 3 Cost., giacché la determinazione dei medesimi termini di prescrizione, per il disastro ambientale, che qui occupa, e per l’omologa ipotesi dolosa, appare collidente con il principio di ragionevolezza: si viene in questo modo a scardinare la scala della complessiva gravità delle 2 fattispecie criminose, atteso che l’ipotesi di disastro colposo (ex artt. 449 e 434 cod. pen.), meno grave, punita infatti con la pena edittale da 1 a anni, viene a prescriversi nel medesimo tempo occorrente per la più grave ipotesi dolosa, di cui all’art. 434, comma 2, cod. pen., punita con la reclusione da 3 a 12 anni.