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Ampliamenti industriali ad Ortona un’indagine svela i malori dei residenti di contrada Alboreto

Ortona (Ch). In contrada Alboreto, quartiere periferico, da tempo la popolazione residente lamenta malori e problemi di salute soprattutto cefalee, tosse, nausea, laringite, vomito e vertigini. A svelarlo è una relazione del 2011 del Servizio igiene della Asl 2, mai più approfondita né replicata negli anni successivi, anche se i fastidi alle vie respiratorie e i mal di testa sono sempre in agguato e colpiscono da anni la popolazione residente nell’area.

In quell’area irritazioni e bruciori sono all’ordine del giorno ormai da tanti anni. In un caso in particolare è stato necessario il ricovero in day-hospital pediatrico, la prima metà di ottobre 2011Per il piccolo la sintomatologia è risultata presente ancora il mese successivo, a novembre. Così è scattata l’indagine epidemiologica, eseguita dalla Asl 2 Lanciano-Vasto-Chieti, per far luce sulle criticità dell’area in cui operano, oggi, così tante fabbriche da creare un vero e proprio effetto cumulo che allo stato dei fatti è già troppo rischioso per i residenti. L’area incriminata è proprio quella industriale a servizio delle attività portuali, dove oltre al celeberrimo opificio si aggiunge una centrale turbogas e per il deposito di coke di petrolio e la mega discarica del quartiere sono stati riesumati i progetti di ampliamento con l’attivazione di nuove procedure di autorizzazione che la Regione ha già bocciato, lo scorso anno, grazie anche all’opposizione del Comitato Ortona osservatorio ambiente e del Wwf zona frentana e costa Teatina.

I progetti. Esattamente per il deposito di pet coke l’intenzione è di estendere da 18 mila m³ a 28 mila m³ lo stabilimento per impegnare circa 90 mila tonnellate di residuo inquinante della lavorazione del petrolio. Per la discarica, stessa area, è prevista una nuova linea con un nuovo capannone e l’incremento dello stoccaggio con un arricchimento della gamma di rifiuti trattati con sostanze pericolose come Amianto, Clorofluorocarburi, Catrame di carbone, Mercurio, Piombo e fanghi, per portare l’impianto da 60 mila tonnellate a 112 mila tonnellate annue di rifiuti, attraverso l’inserimento di 68 nuove tipologie tra quelle elencante nei codici Cer autorizzati, di cui 29 pericolose.

Dopo le segnalazioni dei malori dei residenti di contrada Alboreto, 4 anni fa, parte l’indagine epidemiologica, unica nel suo genere, mai più approfondita e riproposta. Gli esisti dello studio sono stati resi pubblici qualche giorno fa quando gli ambientalisti frentani sono intervenuti all’Aquila dinanzi la Commissione regionale di Valutazione d’impatto ambientale (Via) per dare ragione dell’opposizione ai progetti di ampliamento degli impianti a servizio del porto di Ortona. Così sono spuntati gli esiti dei questionari compilati dalle famiglie che abitano in contrada Alboreto, residenti dell’area vicina all’opificio. Vengono contattati 34 nuclei familiari, 8 con le abitazioni situante in zona a‘, cioè in un raggio di 300 metri dall’opificio della Pavimental, altre 26 famiglie vivono nella zona esterna, definita ‘b‘, che si estende per un raggio di 200 metri dall’area interna (zona a). I soggetti contattati sono 118, di questi 36 risiedono in zona ‘a‘ e 82 vivono in zona ‘b‘. Vengono ritirati 87 questionari, 29 in zona ‘a‘ e 58 in zona ‘b‘. Risponde complessivamente il 72% degli interpellati.

L’indagine Insorgenza di patologie irritative e respiratorie da emissioni industriali località Alboreto viene eseguita dal Servizio igiene (epidemiologia e sanità pubblica, Dipartimento di prevenzione della Asl 2) sui residenti che ad ottobre 2011 lamentano diversi disturbi di tipo irritativo in coincidenza con la percezione di un forte e molesto odore bituminoso proveniente dal vicino insediamento della Pavimental. Del campione considerato il 78,8% riferisce di aver avuto dei sintomi. Di questo, il 31,3% riferisce di aver avuto da 1 a 3 sintomi, il 29,4% da 4 a 6 sintomi, il 17,6% da 7 a 9 sintomi. Il più frequente dei sintomi è la cefalea, accusata dal 58,8% dei rispondenti, poi la secchezza fauci (56,5%), bruciori agli occhi e tosse (47,1%), nausea (42,4%), laringite (36,5%), lacrimazione (34,1%), vomito (24,7%) e vertigini (16,5%). La durata media dei sintomi supera i 18 giorni, ma per 14 casi (outlieres) la durata della sintomatologia varia da 58 a 92 giorni e per questi la distribuzione dei sintomi vede, in primis: secchezza fauci (85,7%), poi tosse (78,6%) e bruciore agli occhi (71,4%). In seguito al manifestarsi dei sintomi, il 22,4% si è recato dal medico di famiglia, il 6 % dal pediatra/specialista e il 71,6% non ha fatto ricorso a medico o struttura sanitaria. Il 31,3% avrebbe fatto ricorso ai farmaci: antinfiammatori, antidolorifici, antiemetici/antinausea, antivertigini, espettoranti, decongestionanti, antistaminici, cortisonici. Dall’analisi del grafico risulta che malori e disturbi sono stati più frequenti tra i residenti della zona ‘a‘ più vicina all’opificio che in media hanno avvertito circa 6 sintomi, nella zona ‘b‘ la media è di 2,4 sintomi.

Nella relazione è scritto che “L’opificio in questione produce conglomerato bituminoso ed insiste nell’area industriale di Ortona dagli anni ’80. Tra il 2010 e il 2011 vengono avviati 2 procedimenti autorizzativi dalla società per modifiche sostanziali dell’impianto. La ditta chiede l’aggiornamento dell’autorizzazione per riutilizzare, nel ciclo lavorativo, il materiale di risulta proveniente dalla scarificazione dei manti stradali” cioè il residuo degli interventi di abrasione e di asportazione di spessori fino a 7/8 mm dei manti stradali per asportazione di rivestimenti o decontaminazioni di superfici compenetrate di olii, grassi o altri agenti contaminanti).

Dalla lettura del Quadro riassuntivo delle emissioni (Qre) allegato al secondo procedimento autorizzativo e depositato negli uffici del Servizio igiene ambientale di Ortona, risulta che nelle emissioni della Pavimental sono presenti polveri, ossidi di azoto e di zolfo, monossido di carbonio, sostanze organiche volatili (Sov) e altri microinquinanti che hanno azione tossica e irritativa sugli occhi, alle vie respiratorie e molto altro ancora. Oltre alle emissioni convogliate in camino, i sopralluoghi effettuati dall’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) e dal Servizio di sanità pubblica evidenziano anche emissioni diffuse che si producono durante la fase di carico dei prodotti finiti, tutto a poche centinaia di metri dalle abitazioni.

mariatrozzi77@gmail.com

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