No Triv chiede le dimissioni dei presidenti del Sì

In una nota, il Coordinamento nazionale No triv, nato nel 2012 per contrastare l’avanzata delle trivelle in mare e a terra, chiede le dimissioni immediate di Vincenzo De Luca, Luciano D’Alfonso, Rosario Crocetta e Gianni Pittella.

“Nonostante le lettere, i milioni di euro investiti per finanziare una campagna referendaria lunga e velenosa, l’occupazione sistematica dei mezzi di informazione, i bonus e le promesse fatte, il fronte del sì ha perso in maniera netta, racimolando appena 97.601 voti in più rispetto a quelli ottenuti dai 4 comitatini in occasione del Referendum di aprile contro le trivelle – scrive il movimento ambientalista nato 4 anni fa a Pisticci (Mt) – Preso atto della sconfitta, Renzi si è recato al Colle per riporre le chiavi di palazzo Chigi nelle mani del presidente della Repubblica, salvo poi farsi convincere a congelare le dimissioni in attesa dell’approvazione della legge di stabilità. Le dimissioni sono un atto dovuto per chi ha messo in cima all’agenda di governo la revisione della Costituzione e ha trasformato il referendum del 4 dicembre in un voto di fiducia – prosegue il gruppo di associazioni a tutela dell’ambiente – Nella campagna per il sì l’oscar per i migliori attori non protagonisti è andato senz’altro ad alcuni Governatori che, senza alcuna remora e con totale disprezzo delle migliori regole democratiche e in perfetta continuità con la loro posizione sì triv, manifestata il 17 aprile, hanno fatto schierare sul fronte del sì le istituzioni regionali: De Luca in Campania, Pittella in Basilicata, , Crocetta in Sicilia e D’Alfonso in Abruzzo – conclude No triv- Sul piano politico e morale, la schiacciante vittoria del no in quei territori delegittima il loro ruolo di presidenti di regione e impone le loro immediate dimissioni. Il voto popolare del 4 dicembre ha segnato il de profundis non solo per il presidente del Consiglio dimissionario, ma anche di un’intera classe dirigente prona al volere del più forte di turno più che alle regole della democrazia”.

“Si tagli lo stipendio e ponga fine allo scandalo di doppi e tripli vitalizi” in Abruzzo è anche Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale del partito della Rifondazione comunista, a chiedere le dimissioni del presidente D’Alfonso o almeno il taglio degli stipendi degli amministratori regionali “D’Alfonso si è presentato alle elezioni dicendo che come primo atto avrebbe ridotto lo stipendio dei consiglieri regionali e degli assessori regionali e il suo a quello del sindaco della città capoluogo, L’Aquila. Non lo ha fatto per 2 anni e mezzo, ma ha bombardato gli abruzzesi nella campagna per il sì al referendum costituzionale. Con un minimo di coerenza adesso lo faccia. Basterebbe una legge di poche righe” conclude Acerbo.