Pavia. Raffineria in fiamme: “Tuttapposto”

Pavia Tre esplosioni scuotono gli abitanti di Sannazzaro, in provincia di Pavia, ieri dopo le ore 16. Appena dopo una gigantesca colonna nera sovrasta l’impianto di via Enrico Mattei, impressionante, l’area è piena di fumo, l’aria ne è satura. Anche al pronto soccorso dell’ospedale civile di Voghera (Pv), a circa 4o minuti d’auto dal luogo dell’incidente, arrivano diverse persone che presentano intossicazioni, bruciori e altri sintomi alle vie respiratorie. Il personale medico è in piena emergenza per la notte intera. 

(02.12.2016) Questa mattina, l’Agenzia regionale per l’ambiente riferisce però che non c’è problema. Così sui telegiornali trasmessi dalle reti di Stato si rassicura. Eppure le scuole a Sannazzaro de Burgondi restano chiuse e si rimane dentro casa, quasi sigillati.

Tg1 delle 13.30, al microfono Emma Marcegaglia, presidente Eni, non sa ancora spiegare le cause dell’incendio alla raffineria di Sannazzaro. A quasi 24 ore dall’accaduto non sanno ancora cosa è accaduto nello stabilimento Eni. L’incidente alla struttura di Sannazzaro è la dimostrazione che gli impianti petroliferi sono pericolosi e a rischio per la salute dei cittadini e l’ambiente. Sanno di certo quanto hanno rischiato quelli di Ortona, in provincia di Chieti, dove la raffineria era progettata tra uliveti e vigneti del Montepulciano doc (D’origine controllata). Il Centro olii è stato scongiurato da una tostissima battaglia ambientalista che in Abruzzo, in prima linea, ha visto personaggi di calibro e spessore, come Maria Rita D’Orsogna, la ricercatrice italo californiana che commenta così l’incidente accaduto ieri alla raffineria: “ Intanto Asl, Eni e politicanti rassicurano che è tuttapposto, sempre. Non importa cosa viene rilasciato, cosa scoppia, quando, dove, come e per quanto tempo. In Italia vige il tuttapposto di regime“.

Il M5S lavora ad una strategia concreta per uscire rapidamente dal petrolio, che è possibile e necessaria: “Adesso a Pavia, ma in un ampio raggio di chilometri si appronti un piano si sicurezza sanitaria e ambientale e soprattutto un monitoraggio che venga protratto nel tempo” scrivono i pentastellati. A breve aggiornamenti.

Storia della raffineria pavese. Installata nel 1963 la raffineria di Sannazzaro de Burgondi viene piazzata proprio tra le risaie. Con Ferrera Erbognone (1200 abitanti), Sannazzaro (6 mila anime) è uno dei centri che sorgono a meno di un km dalla raffineria che ha una capacità di 5 milioni di tonnellate/anno. Si punta al raddoppio pochi anni più tardi nel 1975 l’obiettivo è raggiunto. L’impianto viene ristrutturato tra il 1988 ed il 1992 e con gli interventi degli ultimi anni la Raffineria può vantare “un livello di complessità e capacità di conversione tra i più elevati in Europa” (Fonte: Eni). Nel 2009, secondo dati Eni, sono a 10 milioni di tonnellate/anno, ma serve di più. La proposta depositata alla regione Lombardia parla di portare a meta 11 milioni di tonnellate/anno con un’altro allargamento della struttura che per la multinazionale “rappresenta la soluzione per la conversione del fondo del barile, consentendo da un lato un miglior sfruttamento delle risorse classiche anche in termini ambientali, dall’altro la valorizzazione di risorse a basso costo, come i greggi extra-pesanti che nei prossimi anni svolgeranno un ruolo importante nella crescita delle forniture energetiche”.

Info utili per chi abita nei pressi delle raffinerie o è minacciato da questi progetti. Una parte dell’impianto raffinapetrolio a basso indice Api (American petroleum institute – ossia, il peso specifico, rispetto all’acqua, di una miscela idrocarburica liquida come greggio o gasolio). Loperazione impegna processi molto più impattanti di quelli che hanno ora” spiega D’Orsogna. Il sito del comune ha una pagina dedicata alla raffineria ispirata dalle pagine Web  del sito ufficiale dell’Eni. Ormai raffineria e paese sono tutt’uno. Sul blog cambiasannazzaro si parla di fenomeni di neve artificiale causati dalla condensa dei vapori della raffineria, vapori che dopo l’installazione del desulfuratore arriveranno a 1000 metri cubi per ora (qui).

19.9.2009 Un commento del coautore del video mette in dubbio la connessione tra la nevicata e i vapori della raffineria.
Che i vapori della raffineria siano un problema lo sanno anche all’Eni. La nuova ciminiera avrà infatti una altezza di 128 metri per una migliore dispersione dei fumi di scarico, che comporteranno “un minor impatto ambientale” parola di Eni. Il veleno che spara fuori la raffineria é finito nel mirino di Legambiente che in nel dossier Mal’Aria, trattando del caso Taranto, nel 2006 fa riferimento anche alla rafffineria di Sannazzaro ai primissimi posti in Italia per l’emissione di sostanze altamente inquinanti a ridosso dei centri abitati e dei campi coltivati: 34 mila 992 kg di benzene, terzo posto dopo l’Ilva di Taranto e le raffienrie Erg di Priolo, 241 tonnellate di sostanze PM10 (IV posto in classifica), 59 kg di Arsenico, 78 kg di Cadmio (III posto), 1434 kg di Cromo (III posto).

Mal’Aria