Il Wwf diffida il Comitato Via: argini sul fiume Pescara e Megalò2 sono progetti da distinguere

Chieti. Sono due progetti distinti da valutare separatamente. Da una parte gli argini da realizzare sul fiume Pescara per la messa in sicurezza e dall’altra le nuove costruzioni per metter su Megalò 2. Interventi che sono stati riuniti dinanzi al Comitato regionale di valutazione d’impatto ambientale.

 

Alluvione Chieti Scalo piena fiume Pescara Report-age.com 2016
Chieti Scalo dicembre 2013

Scatta così la diffida del Wwf Abruzzo al Comitato Via perché si rifiuti di esaminare assieme la documentazione sulle opere di messa in sicurezza, ai fini idraulici, del tratto golenale del fiume Pescara e la realizzazione di altri edifici commerciali d’aggiungere nell’area del centro Megalò di Chieti Scalo per il quale l’associazione ambientalista chiede con forza la delocalizzazione. Il Wwf si è attivato, insieme all’avvocato Francesco Paolo Febbo, in relazione al progetto proposto dalla Sirecc srl di Imola (Bo) e ora anche dalla Sile costruzioni Srl di Barzana (Bg).

“Confermiamo in primo luogo tutte le nostre riserve sull’esistenza stessa di Megalò in quell’area e la convinzione che la strada giusta sia la delocalizzazione dei manufatti incautamente costruiti in aree a rischio –  dichiara Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti Pescara – La messa in sicurezza dell’area risulta un intervento prescritto dal Genio civile in quanto indebitamente non attuata nella precedente fase di cantiere. Si tratta in altri termini di porre rimedio a una inadempienza della ditta che ha realizzato Megalò, venuta clamorosamente alla luce solo dopo l’alluvione del dicembre 2013. Completare l’argine non rende in alcun modo lecite nuove costruzioni. Si tratta di 2 procedimenti distinti che non possono essere accorpati. L’area in cui si vorrebbe costruire Megalò 2 è in zona P1, a pericolosità limitata dove il Piano stralcio di difesa dalle alluvioni (Psda) prevede il divieto assoluto di qualsiasi intervento edificatorio. Il proponente sostiene che con l’adeguamento dell’argine la situazione possa essere diversa, ma questo è tutto da accertare: ogni costruzione in quel sito è oggi semplicemente improponibile. Di qui la diffida al Comitato Via al quale chiediamo di respingere al mittente la proposta mista, argine più costruzioni”.

Le opere di laminazione delle piene del fiume Pescara, cosiddette casse di espansione, sono considerate dall’associazione eccessivamente costose, soldi pubblici, a fronte di una probabile scarsa efficacia e di sicuri danni per il territorio. Oltre alle Osservazioni al progetto, il Wwf è impegnato, per lo stesso fiume, ad analizzare un progetto della Provincia di Pescara per la sistemazione idraulica nei comuni di Pescara, Spoltore, Cepagatti, San Giovanni Teatino e Chieti, che individua micro interventi con un approccio che non risponde, scrive in una nota l’associazione ambientalista, ai più recenti orientamenti di gestione fluviale e soprattutto contrasta con quanto richiesto dai Criteri per interventi mitigazione rischio idrogeologico, tutela e recupero  ecosistemi e biodiversità (Decreto presidente consiglio dei ministri 28.5.2015) che prevedono espressamente azioni integrate di mitigazione del rischio idrogeologico e di tutela e recupero degli ecosistemi e della biodiversità, in alternativa a quelli tradizionali del progetto in esame, ritenuti per lo più obsoleti e controproducenti alla luce delle più recenti conoscenze. “Si tratta di un vecchio provvedimento oggi all’esame della commissione Viache si trascina da qualche anno – fa notare Di Francesco – progetto che si vorrebbe ora portare a compimento benché la situazione sia completamente cambiata. Tra l’altro c’è l’esplicita ammissione, contenuta nel progetto stesso, che in alcuni dei tratti interessati dalle opere non sono evidenti fenomeni erosivi. È un po’ come dire: non serve, ma abbiamo i soldi e quindi facciamolo comunque – conclude Nicoletta Di Francesco – Quello che più stupisce è il fatto che mentre la Regione promuove e propaganda i Contratti di fiume come strumento primario per la riqualificazione dei corsi d’acqua, si continui nei fatti a portare avanti una vecchia politica direi predatoria che danneggia nell’immediato e in prospettiva quegli stessi corsi d’acqua”.

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