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Distanze di sicurezza per gasdotti e centrali: la legge nazionale è inadeguata

“La legge nazionale sulle distanze di sicurezza è drammaticamente inadeguata, va cambiata” dicono i Comitati cittadini per l’ambiente della valle Peligna. L’esplosione della condotta del metano a Mutignano, in provincia di Teramo, ha distrutto tutto sino a 150 metri di distanza dal punto critico. Eppure la normativa vigente prevede che un metanodotto si possa piazzare a 30 metri dalle abitazioni singole e a 100 metri dagli agglomerati urbani ma con almeno 300 abitanti o così per luoghi come ospedali, scuole, chiese e supermercati. La normativa nazionale sulle distanze di sicurezza va cambiata anche perché la Regione Abruzzo da sola non lo può fare. Chi lo ha deciso? La Corte costituzionale, nemmeno a dirlo. C’è chi la definisce una sentenza assassina (249 del 4.10.16) che ne replica un’altra: la sentenza  119/2014 su un precedente provvedimento abruzzese, stessa materia ma diversi contenuti, sempre a garanzia dei cittadini ma impugnato dal governo e nemmeno allora difeso dalla Regione (*Storia)

A sinistra il testo vigente della Costituzione, a destra, il testo del Titolo V modificato dalla riforma

Testo vigente art. 117 Costituzione, a destra stesso articolo modificato dalla riforma Renzi-Boschi (fonte)

Questo a dimostrazione del fatto che pur cambiando argomentazioni e contenuti, pur sollevando questioni ragionevoli e di diritto, la risposta è sempre quella: s’ha da fare. L’obiettivo è uno: realizzare il metanodotto Rete adriatica e la centrale a prescindere dal fatto che la Commissione ambiente della Camera abbia previsto, nel 2012, un tavolo per definire una soluzione alternativa al tracciato Snam. Sono trascorsi 4 anni e di quel tavolo, voluto dall’organo parlamentare, non si vedono nemmeno le seggiole, mai convocato! Come impugnare però l’illegittimità di questo stato di fatto? E dove correrà il gas da vendere esclusivamente all’Europa? Ma in una condotta che attraverserà aree a massimo rischio sismico, a prescindere dal rischio idrogeologico, dalle esplosioni e dalle isolate abitazioni dell’Appennino: Sulmona, L’Aquila, Norcia. Tutte distese sul limitare e sopra certe fastidiosissime faglie. La legge vale solo se è a favore della multinazionale. “A nostro avviso si tratta di una decisione discutibile” i Comitati cittadini per l’ambiente commentano così l’illegittimità costituzionale dichiarata il 4 ottobre sulla legge regionale 13/2015 che disponeva di localizzare le centrali di compressione e di spinta del gas, in ottemperanza alle disposizioni del Piano abruzzese della qualità dell’aria, nelle aree industriali dove l’impatto ambientale e il rischio sismico sono minori e, al secondo comma, fissava delle distanze di sicurezza per la posa dei metanodotti in Abruzzo. La modifica alla legge 2/2008 è viziata da illegittimità costituzionale parziale e i comitati argomentano puntualmente le contraddizioni di questa decisione. Una decisione discutibile perché per gli ambientalisti peligni “Con la  stessa sentenza la  Corte riconosce il pieno diritto della Regione a legiferare,  per l’energia e il governo del territorio, materie di competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni, competenza che verrà cancellata e riassunta tutta al vertice dello Stato qualora, nel referendum del 4 dicembre prossimo, dovesse essere approvata la riforma Renzi-Boschi (Fig. 1). La Giunta D’Alfonso, anziché difendere la legge approvata all’unanimità dal consiglio regionale, ha fatto marcia indietro approvando una delibera (dgr 691 del 27/08/2015), con la quale addirittura, condivide “la fondatezza  delle motivazioni con cui il Governo Renzi aveva impugnato la Legge e, conseguentemente, ha disposto la non costituzione della Regione Abruzzo nel giudizio dinanzi la Corte Costituzionale”. Questo, per gli ecologisti sulmonesi, è stato un atto gravissimo di arrendevole sudditanza di politici senza spina dorsale perché la Regione aveva pieno titolo e ottime ragioni nel difendere la Legge approvata in quanto essa andava oltre gli aspetti meramente “tecnico-costruttivi” in quanto, nello stabilire maggiori distanze di sicurezza, tendeva a tutelare il territorio e la vita degli abitanti che lo vivono, in ottemperanza all’art. 32 della Costituzione che riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.

Mutignano esplosione metanodotto di modeste dimensioni rispetto a quello progettato per la rete adriatica nell'entroterra abruzzese Report-age.com 2016

Mutignano metanodotto esploso il 3.6.2015

“La Regione, di fronte al ricorso del  Governo avrebbe potuto così sostenere, davanti alla Corte Costituzionale,  che la tutela della salute è prevalente sulle prerogative dello Stato in materia di energia” e la legge regionale era stata approvata dopo l’esplosione del metanodotto Snam a Mutignano di Pineto il 6 marzo 2015. La Regione non ha potuto nemmeno chiarire alla Consulta che “La legge nazionale sulle distanze di sicurezza è drammaticamente inadeguata”. Le norme in vigore non solo espongono i cittadini a pericoli gravissimi, fa notare il gruppo ambientalista, ma addirittura stabiliscono il valore della vita umana in base al numero delle persone perchè una singola famiglia può essere sacrificata difronte all’attraversamento di un metanodotto e per avere invece qualche ipotetica possibilità di salvarsi bisogna essere almeno in 300 a risiedere nell’area in cui è prevista l’istallazione dei tubi. Per gli ambientalisti è inevitabile la domanda – cosa succederebbe se esplodesse il metanodotto che la Snam insiste nel voler installare nel nostro territorio e che ha una portata di gas che è 4 volte rispetto al gasdotto di Mutignano?” meditate gente, meditate. Giovedì alle ore 17, nell’ex sede della comunità montana Peligna, la vertenza Snam sarà al centro di un dibattito dove tutti sono chiamati a partecipare.

mariatrozzi77@gmail.com

*Storia. Il 5 maggio 2014 la Consulta boccia un’altra legge anti gasdotto con la sentenza n. 119. La Regione, con a capo Gianni Chiodi, non si costituisce in giudizio. La Corte giudica e boccia il provvedimento della Regione n. 14 del 7 giugno per violazione dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, lo stesso che sarebbe violato con la legge regionale 13/2015 di modifica alla legge 2/2008. L’art. 117, rientra in quelli del Titolo V della Costituzione che ripartisce le competenze tra Stato e Regioni per la legislazione concorrente individuata in materia di produzione, trasporto e distribuzionale nazionale di energia: “Nel caso in esame la disposizione censurata, consentendo la localizzazione delle centrali di compressione a gas soltanto al di fuori delle zone sismiche classificate di prima categoria produce l’effetto di limitare la realizzazione di impianti di interesse nazionale in determinate aree del territorio regionale – è scritto nella sentenza del 2014 – Questa Corte si è già pronunciata sulla legittimità costituzionale di analoghe disposizioni di legge regionale, in riferimento agli stessi parametri evocati nel presente giudizio. Con la sentenza numero 182 del 2013, è stato infatti dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 3 della legge abruzzese del 19 giugno 2012, numero 28, che, tra l’ altro, introduceva l’incompatibilità tra la localizzazione degli impianti di compressione a gas connessi alla realizzazione dei gasdotti e le aree sismiche classificate di prima categoria».

Il maltempo dei primi di marzo 2015 lascia a terra tralicci, butta giù strade per dissesto idrogeologico e frane, provoca morti e feriti anche in Abruzzo dove persino un gasdotto esplode devastando un’intera contrada a Mutignano, frazione di Pineto, in provincia di Teramo. Così le preoccupazioni si fanno strada, il tubo incriminato misura la metà circa del diametro previsto per il metanodotto Rete adriatica, in fase finale di autorizzazione, da realizzare con una gigantesca centrale di compressione del metano da piazzare a Sulmona, in provincia dell’Aquila, per spingere il gas naturale a Nord e consentire alla Snam di rivenderlo all’Europa. L’incidente del 6 marzo 2015 induce l’allora assessore regionale all’ambiente, Mario Mazzocca, non solo a negare l’Intesa per l’opera definita strategica, ma a chiedere al ministero dello sviluppo economico di bloccare la realizzazione di nuovi gasdotti. Mosso dalle forti preoccupazioni per l’esplosione della condotta teramana, in contrada colle Cretone, l’amministratore modifica la legge regionale del 2008 prevedendo distanze di sicurezza e quant’altro per assicurare e garantire i territori attraversati dai mega tubi e per salvaguardare le popolazioni che saranno costrette a subire future incursioni di nuove condotte. Ieri la Corte costituzionale, con sentenza 249/2016, boccia il ben fatto. Cancella il primo articolo della disciplina regionale perché non è la Regione che può decidere per le centrali di compressione e di spinta del gas funzionali localizzandole in ottemperanza alle disposizioni del Piano regionale della qualità dell’aria, nelle zone industriali della Regione dove l’impatto ambientale e il rischio sismico sono minori. Non solo, l’organo di garanzia non si è fatto sfuggire il secondo comma della legge, anch’esso disintegrato. Questa seconda parte della disciplina regionale, fatte salve le norme nazionali, indicava le relative distanze di sicurezza dei metanodotti della rete nazionale esistente e disponeva che per i nuovi la Regione stabilisce distanze di sicurezza tali da salvaguardare l’integrità fisica delle persone stabilendo distanze che crescono in proporzione all’aumentare del diametro delle condotte e della loro pressione d’esercizio secondo una dettagliata tabella allegata alla legge e altre note puntuali per condotte con categoria di posa. Illegittimità costituzionale sentenzia la Corte per la legge regionale 13/2015 di modifica della legge regionale 2/20088 (Cliccando qui, infondo alla pagina che si apre, è riportata integralmente la sentenza della Corte 249/2016).

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Illegittima la legge per le distanze di sicurezza sui metanodotti, la Corte ha deciso

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