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Barricata ambientalista. ‘Indecente’ riperimetrazione del Parco Sirente e ‘inadeguata’ la modifica alla disciplina sulle aree protette

É passato il testo dell’assessore regionale ai parchi, Donato Di Matteo, per una riperimetrazione del Parco regionale Sirente Velino che l’associazione Mountain wilderness definisce ‘indecente per metodi e contenuti’. Dalla prima linea si chiede un confronto per rilanciare le aree protette dell’Appennino parco d’Europa e Legambiente Abruzzo invita l’Assessore Donato Di Matteo a non andare oltre con la proposta di modifica della legge quadro 38/1996. Dalle barricate ancora più forte, si fa sentire, il dissenso delle associazioni ambientaliste.

Aggiornamento

Parco Sirente Velino Report-age.com 2016Una buona parte della valle Subequana sta fuori dal parco regionale con il fiume Aterno, eccetto il tratto di Fontecchio. Nella proposta di legge regionale, appena promossa in commissione, sono fuori dai confini dell’area protetta anche Tione e un tratto di Goriano Sicoli e Gagliano Aterno. Sempre in provincia dell’Aquila, fuori dal parco presto troveremo anche una delle vette dell’altopiano delle Rocche, appartenente alla catena del Sirente-Velino, monte Rotondo off limits così fino a Rocca di Mezzo. Nell’incontro del 24 novembre della Commissione regionale territorio ambiente e infrastrutture, riferisce Mountain wilderness: “Il Parco regionale del Sirente Velino è stato oltraggiato da una politica regionale che lo tollera a malapena e lo asservisce. Due anni di commissariamento ha polverizzato il consenso popolare e sembra proprio, un’altra occasione per decidere che il parco va ridimensionato “Attraverso una riperimetrazione basata su esigenze municipalistiche e contro ogni fondamento scientifico a tutela dei valori ambientali” denuncia l’associazione ambientalista .

“Abbiamo concluso un primo esame della proposta di legge quadro sulle aree protette della Regione che modifica la Legge quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo per l’Appennino Parco d’Europa Report-age.com 2016 – riferiscono da Legambiente Abruzzo – Sebbene sia necessario aggiornare la normativa vigente, dopo 20 anni dalla sua emanazione, nel testo proposto dall’assessore regionale, Donato Di Matteo, non troviamo nessun elemento che giustifichi l’approvazione di questa nuova normativa”. Il responsabile nazionale aree protette dell’associazione ambientalista, Antonio Nicoletti, e il presidente Giuseppe Di Marco, ribadiscono che il disegno di Legge non affronta adeguatamente le criticità, non  razionalizza né rafforza l’esperienza delle riserve regionali, trasferisce in maniera confusa le competenze di rete Natura 2000 ai Comuni, non accenna agli obiettivi per frenare la perdita di biodiversità, per costruire la Rete ecologica regionale e le infrastrutture verdi, per dare piena attuazione alle strategie a tutela della biodiversità. Queste ed altre sono le critiche alla proposta legislativa mosse da Legambiente: “Non si mette al centro la programmazione unitaria delle risorse economiche dei progetti di conservazione delle aree protette d’Abruzzo, non si rilancia l’Appennino parco d’Europa, soprattutto il testo nasce senza il coinvolgimento delle associazioni e delle aree protette con le quali si è dichiarato di voler organizzare la Conferenza regionale delle aree protette”.

Un’offesa al territorio, così Mountai Wilderness ha definito la rivisitazione dei confini del Parco Sirente. Su questa avrebbe esercitato un ruolo determinante l’assessore Di Matteo che ha riesumato il vecchio consenso strappato ai sindaci a febbraio, ennesimo cappello messo dall’assessore di turno su questo povero territorio, volgarmente barattato con il concedere loro carta bianca su qualsiasi riperimetrazione avessero voluto. Prosegue l’associazione: “Quella di ridurre il perimetro è l’unica risposta che l’assessore ai parchi ha saputo dare all’interno del Sirente Velino, dove i cacciatori premono e gli amministratori lamentano lungaggini e vincoli dovuti alle norme di salvaguardia, danni da cinghiale e mancati indennizzi, mancate autorizzazioni ai tagli boschivi e le lungaggini del parere paesaggistico per i progetti di ricostruzione. Vanno subito rinnovati gli organi di gestione del Parco, mancanti da quasi due anni e la messa a punto dei confini deve essere a questo punto definita con la immediata approvazione del Piano del Parco”.

Archivio

Parco Sirente da restringere. Di Matteo e sindaci smentiscano

Legambiente. Osservazioni al disegno di legge quadro sulle aree protette d’Abruzzo

Manca una visione strategica che deve avere una legge quadro regionale sulle aree protette.

  1. La proposta di legge non mette nella giusta evidenza il ruolo che svolgono le aree protette per tutelare la biodiversità e frenarne la perdita. Non sottolineano il ruolo che deve avere la legge per raggiungere gli obiettivi sanciti nella strategia nazionale per la biodiversità e per costruire la Rete ecologica nazionale. La proposta è carente anche per quanto riguarda la corretta applicazione delle direttive europee sulle infrastrutture verdi e la gestione dei siti della Rete natura 2000.

  2. Nel disegno di legge il tema della valorizzazione dell’Appennino e il rilancio a della Convenzione degli Appennini è assente, al pari del contributo fornito in questi dalla Regione per non archiviare l’unica strategia che mette al centro il ruolo dei parchi per promuovere lo sviluppo sostenibile di un’area di estrema fragilità ma di estremo interesse per l’Abruzzo.

  3. Le aree della rete natura 2000 devono essere considerate una delle diverse tipologie di aree protette regionali al pari dei Parchi, delle riserve e delle infrastrutture verdi, una nuova tipologia di aree che proponiamo per permettere la tutela di ambiti interessati dalla presenza di habitat e specie di interesse comunitario.

  4. La procedura per l’istituzione di nuove aree protette che viene proposta è estremamente burocratica, senza nessuna garanzia di processi partecipati è sostanzialmente inutile per creare nuovi ambiti protetti a partire da quelli necessari per tutelare alcune specie (ad es. per la tutela dell’orso e del camoscio).

  5. La regione si deve dotare di un Programma triennale per le aree naturali protette presenti in Abruzzo, attraverso il quale programmare e pianificare le risorse e le opportunità progettuali messe a disposizione dei territori protette delle comunità interessate.

  6. Le attività di gestione della fauna selvatica autorizzate dalle aree protette o dalla Regione devono essere precedute dal parere obbligatorio dell’Ispra.

  7. La gestione del mare è una competenza dello Stato e la Regione non può istituire aree protette regionali, ma può procedere secondo intese con lo Stato.

  8. Nelle arre protette regionali deve essere sancito anche il divieto dell’attività venatoria e delle esercitazioni militari.

  9. La nomina del presidente dei parchi regionali deve essere una prerogativa del presidente della giunta regionale, sul procedimento attraverso il quale si giunge alla proposta si può anche contemplare un ruolo della comunità locale. Ma l’attuale modello fallimentare deve essere superato è reso omogeneo a quanto accade nel resto d’Italia. Occorre prevedere una norma contro i commissariamenti, individuare le incompatibilità con il ruolo di presidente ma anche le competenze che devono avere i presidenti di Parco.

  10. Il consiglio direttivo del Parco deve essere snello e con soggetti competenti.

  11. Accentuare il ruolo e le funzioni di controllo delle Regione sul funzionamento e gestione delle aree protette regionali.

  12. Rafforzare il ruolo e le competenze della Comunità del Parco e prevedere al suo interno la partecipazione del partenariato economico e sociale attraverso l’istituzione di una Consulta del parco di cui fanno pare i portatori di interessi del territorio. Una rappresentanza qualificata della Consulta sarà designata nella Comunità del parco di cui segue i lavori senza diritto di voto.

  13. Per le aree protette regionali devono essere individuati i fabbisogni di personale per le piante organiche.

  14. Il direttore deve essere nominato dal Consiglio e la sua selezione deve avvenire attraverso un bando di evidenza pubblica e per profili professionali che hanno competenze specifiche.

  15. Il Consiglio direttivo si avvale di un Comitato tecnico scientifico il cui reclutamento, composizione e funzionamento è stabilito dallo Statuto del Parco.

  16. Si deve prevedere un solo momento pianificatorio ed il Piano del Parco deve avere anche i contenuti del Piano di sviluppo socio economico che viene superato. Stabilire tempi certi nell’adozione e approvazione del piano e prevedere il passaggio delle competenze sul paesaggio e la gestione forestale al Parco, il quale deve gestire e definire le sue aree contigue o di perimetrazione esterna. Occorre aggiornare i contenuti del piano che deve essere approvato contestualmente al Regolamento.

  17. Il parco deve rilasciare sempre il nulla osta sulle opere all’interno del suo perimetro, e deve organizzarsi come sportello unico autorizzativo.

  18. Le riserve regionali che sono state un punto di forza della tutela delle biodiversità in Abruzzo necessitano di un modello gestionale innovativo e più partecipato. Per questo proponiamo che nasca un Comitato di gestore della riserva regionale che coadiuva la gestione che rimane nella responsabilità del comune, o nel caso di consorzio, unione o associazione tra comuni.

  19. Le riserve limitrofe ai parchi, nazionali o regionali, devono essere gestite d’intesa con questi attraverso protocolli, intese o accordi specifici.

  20. Occorre rivedere e razionalizzare l’attuale numero di riserve regionali istituite, verificare l’efficienza gestionale, promuovere vere percorsi di gestione unitaria e di collaborazione per ambiti o specifiche esigenze. Si deve prevedere la costituzione di nuove riserve regionali.

  21. Gli enti gestori delle riserve devono garantire una gestione tecnica qualificata attraverso la nomina, anche in convenzione con le associazioni ambientaliste riconosciute, di un direttore o coordinatore delle attività qualificato. La Regione deve vigilare sulle gestioni che non garantiscono trasparenza, economicità e controllo democratico delle scelte.

  22. L’Assemblea delle aree naturali protette della Regione Abruzzo (Anpra) così come prevista è molto confusa con la presenza e la sovrapposizione di ruoli tecnici e di rappresentanti politici delle aree protette (direttori e sindaci nello stesso organismo che ha funzioni politiche). Per essere definita Assemblea regionale, e non Assemblea delle aree regionali, la sua partecipazione deve essere allargata a rappresentanti delle comunità di parco nazionale ed ai presidenti degli stessi, ed alle associazioni ambientaliste riconosciute.

  23. Il Consiglio direttivo dell’Assemblea (Anpra) non lo nomina la Regione, ma come tutti gli organismi direttivi di un’assemblea, spetta all’assemblea stessa la nomina e la garanzia della rappresentatività di tutti gli interessi.

  24. Il coordinamento delle riserve regionali è il luogo dove sono presenti i rappresentanti tecnici di tutte le aree protette della Regione, anch’esso nominato dall’Assemblea.

  25. La gestione dei siti natura 2000 e’ affidata ai parchi o alle riserve nel caso siano entro i loro confini o limitrofi. Per glia altri siti natura 2000 la gestione può essere affidata ai comuni a condizione che la gestione tecnica avvenga attraverso una convenzione con un’area protetta o associazione ambientalista riconosciuta che abbia competenze certificate e verificate.

  26. La legge deve prevedere, oltre le incompatibilità, la non cumulabilità degli incarichi e la parità di genere.

  27. Le leggi regionali che hanno istituito le aree protette devono conformarsi entro 90 giorni alle norme della presente legge.

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