Contro la chiusura del tribunale di Sulmona nuova chiamata alle armi

Sulmona (Aq). La senatrice Paola Pelino sta per chiedere un’altra proroga per la chiusura del tribunale di Sulmona e dice di conoscere già la risposta “Mi diranno che c’è tempo” a settembre 2017. L’onorevole propone una manifestazione popolare che coinvolga tutti, soprattutto gli assenti. Manca l’assessore regionale, Andrea Gerosolimo, avvocato, in aula non è presente il governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso. La parlamentare domanda il coinvolgimento di tutti quei rappresentanti dei cittadini che non si sono mai fatti sentire, sino ad ora, a difesa del tribunale peligno

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Tribunale Sulmona Report-age.com 2015Convegno sulla geografia giudiziaria, una manifestazione popolare, un incontro con i sottosegretari alla giustizia, fare rete tra le parti ed è emersa la necessità che la Regione prenda posizione e dica cosa pensa del destino del tribunale di Sulmona. Questo è il succo dell’assemblea di oggi degli avvocati del foro di Sulmona. Il presidente del tribunale di Sulmona, Giorgio Di Benedetto, mette in evidenza il problema della pianta organica perchè alcuni settori al vertice la considerano già soppressa anche se il tribunale di Sulmona deve funzionare sino al 2017. “Se si crea una vacanza noi la copriamo” risponderebbero dal Consiglio superiore della magistratura, ma ai vertici non sempre è così chiarisce Di Benedetto che allora chiede un incontro riservato con alcuni dell’ordine per riferire di cose che non è il caso di far sapere a tutti. Si sono ridotte del 40% le pendenze civili e quelle triennali del 10%, per il presidente del tribunale non si può andare oltre questa soglia e per fortuna che l’istituto della Mediazione, riforma filtro la chiama, a Sulmona funziona molto bene. In aggiunta all’intervento, il consigliere comunale Elisabetta Bianchi, avvocato, chiede di riproporre lo striscione della vecchia battaglia del 2014 quando in Abruzzo furono risparmiate dalla chiusura dei tribunali italiani, cosiddetti minori, Lanciano, Vasto, in provincia di Chieti, Avezzano e Sulmona, in provincia dell’Aquila. Sono le sedi giudiziarie, fuori dai capoluoghi di provincia, che al momento della chiusura erano impossibilitate a procedere al trasferimento degli uffici per questioni legate al sisma aquilano del 2009. Nel capoluogo di regione la ricostruzione richiede del tempo e i locali nel nuovo tribunale aquilano non erano ancora disponibili ad accogliere i carichi giudiziari di altre province, questo 2 anni fa. Al dunque, non è sicuro nemmeno che bisognerà scegliere tra 2 dei 4 tribunali abruzzesi graziati dalla riforma della geografia giudiziaria entrata in vigore a settembre del 2014, fa intendere la senatrice sulmonese di Forza Italia che ha già preparato l’emendamento per il Mille proroghe e rimarca il fatto che per l’incontro con il ministro della giustizia, Andrea Orlando, un abruzzese avrebbe ostacolato il tavolo. “Se un ministro vuole creare l’eccezione lo fa” dichiara l’onorevole Pelino che ritiene sia solo il governo a decidere, una legge ad hoc richiederebbe troppo tempo ormai. È troppo presto per chiedere un’altra proroga, ma è anche troppo tardi per una legge a salvaguardia della sede giudiziaria peligna. Il sindaco di Castel Di Sangro (Aq), Angelo Caruso, fa riferimento ad una sorta di colonia africana quando ricorda le migliaia di persone che dall’entroterra si sono ormai trasferite sulla costa. “L’Aquila non ha posto per i suoi figuriamoci per gli altri” bisognerà pensare a cosa accadrà nella città capoluogo di regione, nei prossimi 20 anni, se gli avvocati di Sulmona andranno lì. Questa è la riflessione di Massimo Carugno, avvocato e segretario regionale del Psi che introduce anche al discorso sulla ridefinizione, in atto, della geografia italiana che cambierà i suoi confini amministrativi trasformando più regioni in macroaree e c’è da chiedersi se si metterà mano alle Corti d’Appello con l’intenzione di ridurne il numero e accorparle ad Ancona. Dunque all’Aquila cosa resterà? Tanti gli interventi, il più appassionato, sincero e convincente è quello del legale Lando Sciuba: “Fare massa, fare sistema per potersi difendere .. C’è la necessità inderogabile di un cambio di passo: se tu non mi rispetti io non ti posso rispettare.. chi deve sapere sappia che i livelli di sopportazione sono ormai esauriti.. adesso stanno modificando gli orari dei treni che portano a Roma e si è visto anche che in qualche modo si debba tornare alle antiche pratiche podistiche.. – ironizza Sciuba – Avvertirei e sentirei come una vergogna di non avere, sino alla fine, speso queste mie energie non per la difesa del tribunale di Sulmona, ma per la difesa del tribunale del Comprensorio Peligno Alto Sangrino”.

Il problema? Non è possibile salvare tutto ciò che viene cancellato dai vertici, non è possibile competere con realtà più influenti che di certi servizi sembrano avere più bisogno o possono fare maggiore pressione per tenerseli in loco. Si viene messi alle strette di fronte anche alla scelta di salvare una delle 2 sedi giudiziarie a rischio nella provincia e a livello locale l’impressione è che se si salva l’uno si perde l’altro, se resta l’ospedale allora si deve sacrificare qualche altra cosa, e cosa? La sede giudiziaria? Il Santissima Annunziata di fatto è declassato, ma è salvo davvero l’ospedale? Per il tribunale la resistenza è una grande incognita. Come dire, a questo mondo non si può avere tutto, o peggio, si può avere niente anche in termini di servizi fondamentali di cui si ha diritto, soprattutto se si tratta delle comunità dell’entroterra abruzzese.

Intervento in aula dell’avvocato Lando Sciuba

mariatrozzi77@gmail.com

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