Strage di cani da tartufi: 12 avvelenati, 4 morti. Bocconi killer tra Ateleta e San Pietro Avellana

Ateleta (Aq). Vittime della guerra dei tartufi, una guerra di confine combattuta a colpi di bocconi avvelenati seminati in punti chiave per scoraggiare la ricerca del prezioso tubero. Animali vittime dell’uomo che vuole averla vinta sugli altri. Tra Ateleta (Aq) e San Pietro Avellana (Is) è stata una strage stamane: 4 cani da tartufo morti e altri 8 sono in gravi condizioni, sotto stretta osservazione.

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Cane antivelenoA prendersi cura di 6 di questi animali, a Castel di Sangro (Aq), è l’equipe guidata dal veterinario Giovanni Nicola D’Amico che è a disposizione per una consulenza gratuita per gli animali che, passati oggi su quel confine tra la provincia dell’Aquila e d’Isernia (Ateleta e San Pietro Avellana), presentano sintomi di avvelenamento. Il veleno in questione sembra agire lentamente e colpisce l’apparato gastro intestinale. I cani da tartufo avvelenati sono passati anche in località Cantalupo stamane. Dopo aver scorrazzato per i boschi alcune delle bestiole hanno cominciato a sentirsi male, i sintomi: bava, vomito, diarrea e sbandamenti. Per i casi più gravi gli animali non sono più riusciti a rimanere in equilibro con serie difficoltà a respirare.

Non così gravi come quello di oggi, in passato si sono già registrati altri episodi di avvelenamento al confine delle 2 regioni. Domattina le squadre di ricerca del Corpo forestale dello Stato batteranno palmo a palmo l’intera area e i Forestali metteranno in campo i meravigliosi cani antiveleno per bonificare soprattutto nei luoghi strategici frequentati dai cercatori di tartufi. Proprio lì potrebbero trovare qualcosa di utile per le indagini e così risalire ai colpevoli. Tra Ateleta e San Pietro Avellana la caccia al tartufo si è fatta spietata. “Arrivano campani, foggiani e napoletani, insomma troppi forestieri in giro e gli animi si surriscaldano” riferisce un pensionato di San Pietro Avellana e la carenza di tartufi quest’anno ha portato alle stelle il prezzo del tubero e la tensione tra i tartufai.

Il veleno. Ad un primissimo esame del dottor D’Amico la sostanza tossica impiegata per avvelenare le povere bestiole potrebbe essere un lumachicida: “Novantanove punto nove per cento” il veterinario indica con elevata probabilità che proprio di queste esche si tratta. Il prodotto chimico (Metaldeide) è fortemente tossico “Produce ulcerazioni a livello gastro intestinale” chiarisce D’Amico e le vittime dell’avvelenamento ne porteranno il ricordo per molto tempo purtroppo. Il colore bluastro dei residui trovati negli animali dal veterinario è indicativo della sostanza tossica impiegata. “Bisognerà attendere almeno 24 ore per dichiarare fuori pericolo i cani da tartufo” che si sono salvati per il rotto della cuffia, grazie alle cure appropriate ed immediate dell’ambulatorio di Castel Di Sangro. Con ogni probabilità le polpette avvelenate sono state piazzate questa notte. Volontari e forestali hanno perlustrato l’area, prima che facesse buio, ma senza trovare traccia di veleno. I cani potrebbero aver mangiato tutti i bocconi, una probabilità dunque è un rischio che non si può correre. Domani il sopralluogo affidato alle squadre antiveleno della Forestale garantirà maggiore sicurezza nell’area oggi circoscritta. Le carcasse saranno esaminate presto forse dall’Istituto zooprofilattico di Teramo per verificare la causa della morte.

Possibili moventi. Tensione tra i tartufai in questi giorni, alcuni gruppi di fuori sono venuti alle mani e sempre per questioni legate a spazi e tartufi. A rimetterci sono soprattutto i cani, in questo caso degli abitanti dell’area. Il problema poi è che quest’anno di tartufo ce n’è davvero poco e gli spazi per recuperarlo di riducono notevolmente con decine di tartufai disposti a tutto per averlo e qualcuno potrebbe aver tentato di ricavare il suo spazio scoraggiando gli altri. A rimetterci sono stati i cani dei proprietari del luogo. Il prezioso tubero fa sconfinare sotto molti punti di vista, casertani, napoletani e foggiani vanno in cerca e qualche fastidio non manca mai.

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