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Referendum. Sulmona, il Sì fuori luogo è abusivo. Giovani comunisti sgomenti

Sulmona (Aq). La città dei confetti ieri ha recitato, ancora una volta, la parte della provincialotta inesperta. In mattinata sono comparsi così d’improvviso, in centro storico dalla sede del Pd, dei manifesti di propaganza, pardon, propaganda per il referendum costituzionale. Pur candidati da anni i propagandisti non conoscono ancora il divieto che vige dal 4 novembre (Legge 212 del 4.4.1956) fuori dagli spazi indicati dal Comune per la campagna referendaria. Intervenuta sul posto, la Polizia di Stato ha subito rimosso i manifesti abusivi. Non è un caso, ma è un’abitudine dura a morire in certi angoli sperduti del pianeta Piddì.

Pietro Calamandrei da Wichipedia

Piero Calamandrei

É una nota per niente politica a stonare oltremodo i contorni di una riforma costituzionale redatta dall’unico organo nazionale che si sarebbe dovuto astenere dal rimodulare la Costituzione. Non tanto perché l’esecutivo è un giocatore accanito che vuole rifare le regole del gioco e non più solo a colpi di fiducia e di decreti. Piuttosto perché un certo Piero Calamandrei e un tale Montesquieu fanno dubitare della genuinità dell’impresa estetica volta a dare un nuovo look alla Costituzione. Al lifting governativo sono stati sottoposti ben 47 articoli della Costituzione dei 139 esistenti: un’ecatombe per la bellezza benigna. Il Capogruppo della Costituente, Calamandrei, si raccomandò sin dai primordi di non coinvolgere in alcun modo il governo nemmeno in fase di preparazione della Costituente. Parliamo dell’assemblea chiamata a definire la Carta costituzionale. Dal cantuccio suo Sulmona risponde alle mode del momento. Così com’è accaduto con i manifesti dell’evento di prevenzione sismica (programmato l’11 novembre) affissi, da mano sconosciuta, sugli spazi riservati esclusivamente ai manifesti elettorali. Rimossi dall’ufficio elettorale a spese del Comune. Questa volta a tentare di fermare l’inarrestabile è il coordinamento nazionale Giovani comunisti del partito della Rifondazione Comunista con un intervento pieno d’amarezza. Scrive Giacomo De Fanis, coordinatore del gruppo di giovani: “Domenica 22 novembre, dalla propria sede di corso Ovidio, il Pd sulmonese fa penzolare sulle teste dei concittadini a passeggio manifesti di propaganda elettorale a favore del sì. La propaganda elettorale diretta per affissione, da venerdì 4 novembre, è fissata negli spazi preposti dal Comune ed è proibita fuori dagli stessi, a norma della legge 4 aprile 1956, n. 212. Un’affissione abusiva in piena consapevolezza d’oltraggio alle norme per il rispetto della par condicio elettorale che il partito democratico sulmonese ha commesso in barba al valore demotico (popolare ndb) del referendum in oggetto – continua il giovane comunista – Un controsenso palese, che come un boomerang si ripercuote e nuoce chi l’ha lanciato. I toni e i modi che questa campagna referendaria è andata sempre più assumendo per mano del partito-nazione, capeggiato dal premier, affiancato da tutta la filiera di amministratori di parte, nazionali, regionali, provinciali e locali, e caldeggiato da una nutrita serie di ammiratori diffusi, ci lasciano sempre più esterrefatti e sgomenti. Lo stile perfettamente regimentale della propaganda improntata dal fronte del sì testimonia a tutte le italiane e a tutti gli italiani lo spessore morale di questi riformatori! La scorrettezza adottata a tutti i livelli, per prevaricare l’avversario sul piano della diffusione delle idee, ci preoccupa non soltanto all’estero, dove i nostri concittadini hanno ricevuto una lettera con le sole indicazioni di voto per il , anche a spese di noi contribuenti (ricordiamo che il Pd riceve ancora in larga parte fondi di provenienza pubblica), ma anche a livello locale, dove ai frontisti gli atti incresciosi sembrano proprio non bastare, perché ai danni dei comitati promotori del “no” al referendum sono stati strappati tutti i manifesti appena incollati nel comprensorio! Non vale come prova di una responsabilità diretta in tribunale, ma non ci vuole un genio a supporre che gli artefici dell’atto vandalico e illegale non siano dei semplici bricconi, ma personaggi d’opposta fazione politica che hanno voluto danneggiare il lavoro onesto dei loro avversari. Riteniamo tutto questo completamente inadatto a prestarsi come sistema del fare politica, specialmente in una battaglia che ha per tema il valore dei diritti, come quella per la riforma della Costituzione. Temiamo fortemente che, se questi sono i metodi, una volta passata questa disastrosa riforma, potremmo assistere ad analoghe, se non a peggiori (visto l’effetto accentrativo in termini di potere della riforma Renzi-Boschi), forme di violenza politica ai danni degli oppositori, con l’evidente e preoccupante conseguenza di una restrizione inaccettabile degli spazi di libertà e di democrazia che invece la nostra Costituzione attualmente ci garantisce. Per questo siamo sicuri che i cittadini e le cittadine dalla schiena dritta e per i quali l’alta condotta morale della persona e delle istituzioni, sia pubbliche che private, conta ancora moltissimo, almeno quanto conta la garanzia di vivere in un paese formalmente libero e democratico, domenica 4 novembre voteranno NO alla deforma costituzionale Renzi-Boschi, ribadendo anche a certi politichelli locali che il consenso degli elettori non ce se lo si guadagna con gli slogan da stadio e con gli abusi elettorali”.

Testo della Riforma a fronte della Costituzione vigente

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