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Il respiro della valle Peligna visto dai satelliti: spiano le faglie di Maiella e Morrone

Dall’alto e non con un drone deve essere davvero emozionante osservare il respiro della valle Peligna. Mappare gli spostamenti del suolo nella terra d’Abruzzi servono proprio a questo i 2 satelliti del programma spaziale Copernicus (Sentinel), sono le sentinelle messe in orbita dall’Agenzia spaziale europea che monitorano l’entroterra e in particolar modo le faglie del monte Morrone e della montagna madre, la Maiella.

Aggiornamento

Faglie della Maiella e del Morrone dal satellite 2016

Faglia del Morrone 3 Report-age.com 2016Gli occhi meccanici sono puntati anche sulla fascia costiera del mare Adriatico su cui si stenderebbe minacciosa e sotterranea la faglia della Maiella che sprofonderebbe nella catena di monti del Centro Italia. É spiata e non ancora ben inquadrata, da poco la studiano gli esperti. L’analisi va approfondita proprio nelle viscere della terra, al cuore della catena degli Appennini. Le misure per la faglia della Maiella supererebbero soglie importanti, la cicatrice nel vuoto sprofonda sino a 15 km circa, per intenderci ci riferiamo allo strato sismo genetico. É la faglia che probabilmente generò il terremoto del 1706, epicentro nelle vicinanze di Campo Di Giove (Aq) dove rimase in piedi, raccontano le cronache del tempo, solo una parte di palazzo Nanni. Tre novembre 1706, esattamente alle ore 13 la prima scossa di Magnitudo momento 6.6, registrata nel Catalogo parametrico dei terremoti italiani Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e un’altra meno forte, delle ore 3 del giorno successivo che però non è documentata nell’elenco, che diede il colpo di grazia a Sulmona, al suo patrimonio culturale e artistico e al comprensorio. All’Aquila era appena cominciata la ricostruzione post sisma 1703. A scrutare i battiti di pietra degli Appenni centrali è un Grande fratello spaziale che punta soprattutto alla nuova questione introdotta, dopo gli ultimi eventi sismici del Centro Italia, dai geologi e vulcanologi. Si tratta del movimento della crosta terrestre in una vasta area sismica e fortemente antropizzata.Schema strutturale Maiella Morrone Report-age.com 2016 Due enormi stetoscopi dunque per la Maiella e la faglia peligna, circa 15 Km di profondità per quest’ultima che da circa 2 mila anni è silente. L’area in cui sprofonda è ad alto rischio sismico, naturalmente, anche in relazione alla vulnerabilità degli edifici e all’antropizzazione, sono molte le località sedute su di essa. I dati vengono raccolti da anni per il Morrone, ma non in tempo reale. Gli esperti progettano d’installare una rete di sismografi, rilevatori geochimici (per variazioni del gas, chimiche, temperature e profondità ) e stazioni Gps per un monitoraggio del rischio sismico completo e immediato, diretto. Questo è l’obiettivo. La promessa è anche quella di installare un centro Ingv nel sito militare di colle San Cosimo di fronte alla montagna sacra e cara a papa Celestino V. Morrone scossa Report-age.com 2015Gli strumenti che pianificano di mettere in valle, tra sonde e altre atterzzature, misureranno variazioni della faglia, sismicità e molti altri segnali del suolo e sottosuolo soprattutto terranno conto degli spostamenti del crosta terrestre. L’obiettivo dei geologi del Centro nazionale delle ricerche (Cnr) e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) sono proprio i volumi della terra anche perché è l’energia che questi liberano a causare problemi, sismi. A testimoniarlo sono gli ultimi terremoti di agosto e fine ottobre in cui da una faglia se n’è attivata una seconda o forse l’unica granfe faglia s’è spezzata producendone un’altra. Sprofondamenti e innalzamenti della crosta continentale e della crosta oceanica questo studio sembra essere ai primordi, ma la storia è cominciata oltre 20 anni fa. Ben lungi dalle certezze almeno su questo fronte è indispensabile l’osservazione. Le immagini satellitari danno una grande mano per la definizione delle mappe di spostamento della crosta che forniscono informazioni corrette sul sollevamento e l’abbassamento del suolo. Un esempio: dal terremoto dellEmilia risulta il sollevamento alcune terre. Sono 20 centimetri in meno, in basso, per il fenomeno registrato nella catena dei monti Sibillini ad Amatrice (Rieti) il 24 agosto, ancora più in basso si finisce il 30 ottobre, nei pressi di Norcia.

Catalogo terremoti storici Ingv

catalogo-parametrico-terremoti-ingv-2-report-age-com-2016

Satellite faglie MorroneIl metodo dal satellite. Si recuperano le immagini e si sovrappongono poi, attraverso un algoritmo, si ottiene la piatina completa con i dati e le deformazioni dell’area. In archivio, pronti per l’uso, i dati raccolti dal 1992 coprono quasi tutto il Pianeta, ma la raccolta dati non può fermarsi ed un’analisi on line, quasi in diretta, potrebbe portare avanti questo studio così tecnologico. Infrastrutture, palazzi, viadotti e dighe trarranno giovamento dallo studio della deformazione del suolo. Peccato che questa sia, per il momento, un’analisi a posteriori che consente comunque di tenere ben in vista vaste aree rispetto ai limitati territori monitorati col solo metodo classico del Gps. La domanda a cui cercano risposta gli studiosi è, per le  aree attive, se le deformazioni del suolo possano precedere un evento sismico più importante.

mariatrozzi77@gmail.com

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