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Pietransieri: Terra di nessuno. A 73 anni dall’eccidio non ci sono colpevoli per la strage dei Limmari

Supposizioni, sospetti, indizi, non una prova, ma una testimonianza cruciale eppure l’unica cosa certa, in tutti questi anni, è l’insabbiamento del governo tedesco e l’incapacità e la svogliatezza degli inquirenti italiani e inglesi, del tempo, che investigarono, blandamente, sull’eccidio di Pietransieri. 

Aggiornamento

Non aggiungiamo altro per far capire cosa non si è fatto per non dare volto e nomi certi ai responsabili, probabilmente tutti morti. L’itinerario della memoria resta scritto su carta e da decenni si attende un percorso concreto che dia consapevolezza alle nuove generazioni. “In totale vennero uccise 123 persone(ma fonti successive aggiungono altre 5 vittime), tra cui 34 bambini sotto i 10 anni, 22 anziani sopra i 60 anni, 53 tra donne e ragazze e solo 14 giovani” è uno dei passaggi del rapporto sul massacro di Pietransieri, del 21 novembre 1943, redatto il 9 novembre 1947 dall’investigatore del War crime group del Sud Est Europa. Il documento fu inviato a Vienna presso l’ufficio che sostituì la Special investigation branch (Sib) britannica.

Il 3 novembre 1947, 4 anni dopo l’eccidio, il capitano inglese R. L. Stayer era arrivato in Alto Sangro per investigare. Le cronache di allora riferiscono che rimase un solo giorno per ascoltare pochi testimoni e le uniche 2 sopravvissute: una bimba di appena 8 anni, Virginia Macerelli, rimasta ferita e nascosta, 24 ore dall’esecuzione, sotto le vesti della madre e sua nonna, quasi dimenticata dalla storia, Laura Calabrese 78enne che riuscì a fuggire gettandosi in un canale prima che esplodesse la mina. La dichiarazione della signora, riportata dall’ufficiale inglese, è una testimonianza fondamentale per far luce, davvero, sui responsabili della strage. La verità: “Verso le ore 9 del 21 novembre 1943 un gruppo di 5 tedeschi arrivò al casolare e ci ordinarono di raccoglierci insieme nel cortile della trebbiatura. Immediatamente dopo 4 tedeschi aprirono il fuoco su di noi con i fucili automatici mentre il quinto metteva una mina sotto i cadaveri e la faceva esplodere, facendoli saltare in aria – conclude la signora – Dichiaro con assoluta certezza che i 5 tedeschi che compirono il massacro venivano dalle case di Pietransieri e che in precedenza li avevo visti in parecchie occasioni” chiarì l’anziana all’inquirente militare.

Targa dell'eccidio dei Limmari Report-age.com 2016Un solo gruppo di 5 soldati ammazza le famiglie di contadini e pastori che, giorni prima, disubbidirono all’ordine di lasciare il paese, annunciato con un manifesto che sarebbe stato disposto dal feldmaresciallo Albert Kesserling. Molti pietransieresi si rifugiarono nei casolari D’Aloisio, Macerelli, Di Virgilio e D’Amico, allontanandosi di pochi chilometri dal paese, ma avvicinandosi proprio alla linea del fronte. Per la maggior parte avevano difficoltà a spostarsi sulla neve e con la preoccupazione di mantenere il bestiame, unico mezzo di sostentamento. Furono ammazzati perché occupavano, inconsapevolmente, l’area di sicurezza dei tedeschi. Il comandante della 11ª Compagnia – III Battaglione – primo reggimento della 1ª divisione, come avrebbe mai potuto giustificare, dinanzi ai suoi superiori, la presenza dei civili sulla prima linea. Il 21 novembre Pietransieri era sul fronte, a dimostrazione il 23 novembre, sotto il fuoco delle batterie britanniche, i tedeschi perdono quota 1009, a Nord Ovest di Castel Di Sangro (Z 36), esattamente Pietransieri. Risulterebbe dai documenti del tempo.

Forse è per questo che il comandante di brigata ordinò la strage contro coloro che erano da considerare ribelli, secondo le indicazioni del manifesto affisso, per essere rimasti nell’area interdetta. Per i disubbidienti che restavano la fucilazione era, di certo, il trattamento riservato dalle leggi di guerra dell’esercito germanico. L’operazione chirurgica eseguita ai 3 casali dallo squadrone si ripete, dopo le ore 9 anche per i rifugiati del casolare D’Amico. Improbabile dunque che si tratti dello stesso squadrone. Quelli del IV casolare avrebbero potuto scappare spaventati dalle esplosioni così vicine. Invece no, vengono ammazzati anch’essi, stesso modus operandi. Quei giorni, riportano le cronache, nell’area di Pietransieri la quiete precedeva la tempesta che, appena dopo l’eccidio, si sarebbe scatenata. Lo storico Paoletti omette nel suo libro una parentesi chiarita in un’intervista: “Altre pattuglie, come quella che passa al Casolare Cantini e al Di Florio, perlustrano la zona, ma senza più fare vittime. Poi finita l’emergenza del pericolo di un attacco alleato, i rapporti tra militari e popolazione si normalizzano, almeno nel settore del Reggimento. Alcuni giorni dopo la strage, l’unica scampata, Macerelli, medicata più volte da un infermiere tedesco, viene accompagnata a piedi dalle Carceri alte a Pescocostanzo. Un gesto che la situazione militare e un animo ben diverso, da parte delle truppe del III Reggimento, permettevano” sono le ultime battute della pagina Web Legalità e giustizia.

Dichiara Paoletti, a latere della sua pubblicazione del ’96 sulla strage commissionata dal Comune di Roccaraso, che per convincere alla evacuazione già il 16 e 17 novembre i tedeschi piazzarono delle mine e le fecero esplodere, ma non furono sufficienti a convincere parte della popolazione ad allontanarsi, soprattutto dalla valle della  Vita, nel bosco.

Con molta probabilità le esecuzioni del mattino del 21 novembre vennero compiute da 2 gruppi militari che operarono contemporaneamente e solo su ordine dell’ufficiale di quel settore del fronte, il comandante 11ª compagnia – III battaglione – 1ª divisione paracadutisti, anche perché altrove non si registrarono atrocità come quella consumata nella frazione di Roccaraso in un momento in cui i tedeschi temevano uno sfondamento delle linee da parte nemica. Della strage di Pietransieri non c’è traccia nei documenti ufficiali dei militari. Quando il generale Heindrich comanderà in provincia di Arezzo, nel 1944, anche lì si registrarono massacri simili, purtroppo.

Non risulterebbe traccia di rappresaglie per eventuali incursioni dei partigiani, la loro attività in quei luoghi e ai tempi era debolissima. Un’azione contro la popolazione sacrificando 10 italiani per ogni tedesco ucciso? L’ipotesi sarebbe da escludere, azioni del genere non venivano eseguite dagli stessi soldati del posto, assegnati nelle case di quelle che poi sarebbero state le loro vittime. Su questo i britannici avevano studiato bene i tedeschi e sapevano come il nemico affrontava questo genere di operazioni: i rastrellamenti. In paese erano stati trasferiti i corpi di 2 tedeschi uccisi al fronte, arrivati dall’altra parte del fiume Sangro, è indicato nei documenti ufficiali, Troppi giorni trascorsero dal decesso dei 2 all’eccidio per ipotizzare che si trattasse di una reazione per quei 2 morti in battaglia. I militari tedeschi tendevano a non far passare troppo tempo tra la causa e l’effeto, la rappresaglia doveva servire da esempio e monito e andava resa pubblica. Cosa che non accadde per l’eccidio di Pietransieri.

Maresciallo Georg Schulz (a destra) Creta 1941. Dal libro di Alessandro Teti, Castel di Sangro 1943-1945 70° anniversario della distruzione). Su Roccarasozoom l’immagine viene così commentata da Ugo Del Castello: “I diavoli verdi sono i paracadutisti tedeschi. Ed ecco i peggiori, quelli della Beckerhorden, le Orde di Becker, coloro che quasi certamente compirono l’eccidio di Pietransieri. Famosi nell’ambito della Wehrmacht per la loro esagerata durezza e la scarsa disciplina

La giurisdizione nell’area. L’Alto Sangro era  sotto la giurisdizione della 1ª Divisione Paracadutisti nell’Inverno 1943 comandata dal generale Richard Heidrich, il maggiore Neumann lo aiutava. La polizia militare, non sarebbe tra i corpi militari responsabili del massacro. Perché la Feldgendarmerie era già lontana quando Pietransieri si trovava ad un soffio dalla linea del fronte. A 30 miglia da lì, era il quartier generale della 1ª divisione, ad Introdacqua (Aq) per l’esattezza, ma non erano conosciuti gli spostamenti di Heindrich in quei giorni. Due km a Nord da Pietransieri, a Rivisondoli, era acquartierato il comandante di brigata, tenente colonnello Georg Schultz. Nel 1944 Heindrich prese il comando del 1° Corpo paracadutisti è Schultz le redini, forse, della 1ª Divisione. In un primo momento ad essere sospettato dell’eccidio fu il maggiore von Schulenburg che con il capitano Schulder stazionava all’hotel Reale di Roccaraso. Il primo era al comando delle truppe della città e forse del battaglione, Schulder l’aiutante: “Le truppe di Pietransieri erano probabilmente sotto il suo comando.. circa 100 soldati” il fascicolo dell’inquirente  inglese è trascritto in L’eccidio di Pietransieri pubblicazione di Paolo Paoletti (pagg. 13 e 14, ed 1996), qualcuno però oggi punta il dito su Schultz.

Paul Haas, soldato tedesco di stanza a Pietransieri, in quel periodo, dette ad una ragazza del posto, non un indirizzo qualunque, ma quello di casa. Probabilmente lo affidò alla giovane prima di partire, come si faceva, un tempo, prima di un addio per non spezzare il filo della speranza, per non perdere i contatti con una ragazza carina e nei confronti della quale si provava qualcosa, magari d’approfondire in tempi migliori. Quando l’inquirente britannico raggiunse la famiglia del soldato tedesco riferì, nel rapporto, che i genitori pensavano che il ragazzo, morto a marzo del ’44, appartenesse ad una unità della fanteria tedesca e non dei paracadutisti. Prova ne è la posta da campo del giovane 35229B, quando quella dei componenti di una divisione dei paracadutisti cominciava con la lettera L, come quella del comandante delle truppe stanziate a Roccaraso, il conte von Schulenburg: L36480.

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Il feldmaresciallo visita la divisione con Heindrich Sorgente immagine Roccarasozoom.it

Una iniziativa personale dell’ufficiale in comando del settore 1009, ovvero Pietransieri. Dal 13 al 21 novembre la località era proprio a ridosso della linea del fronte, (Hkl: Hauptkampfline), terra di nessuno. In breve la popolazione che si era rifugiata nel bosco dei Limmari si trovava proprio sull’area di sicurezza che i tedeschi volevano sgombra dai civili, 5 km a Nord e 5 km a Sud della Hkl. Negli archivi federali tedeschi di Friburgo, Bresgovia, e di Berlino mancherebbero proprio le carte della 1ª Divisione paracadutisti o del 1° Reggimento paracadutisti. Anche a livello di Corpo d’armata, negli atti, non ci sarebbe cenno a un fatto di sangue contro civili di Pietransieri. Quando Heindrich passa al comando del 1° Corpo paracadutisti, in provincia di Arezzo, territorio di sua giurisdizione, nel luglio-agosto 1944 erano avvenute alcune grosse stragi anche in quella provincia della Toscana. Per questa ragione nel 1945 il suo nome figurava nell’elenco degli ufficiali superiori germanici che la commissione britannica per i crimini di guerra, i vertici della Sib, suggeriva di processare. A scagionare l’alto ufficiale furono le dichiarazioni del maggiore Eberhard Martin Neumann, aiutante del comandante della 1ª Divisione paracadutisti che fu ascoltato, da prigioniero, il 1 marzo 1946, prima dell’avvio delle indagini sulla strage di Pietransieri. Neumann fa riferimento solo alle stragi di Arezzo del ’44: “Durante il periodo in cui fui aiutante del comandante della 1ª Divisione Paracadutisti non ho visto alcun ordine che fosse relativo all’atteggiamento da tenere in merito all’attività partigiana. Come aiutante della divisione ero allo stesso tempo anche IIa (addetto al personale) e qualunque ordine che veniva ricevuto sullì’atteggiamento da tenere con i partigiani andava direttamente all’Ia (l’ufficiale addetto alle operazioni)  e all’Ic (ufficiale responsabile dell’intelligence) A quel tempo Ia era il maggiore Heckel e Ic il tenente Treiber (ambedue quest ufficiali furono catturati, portati in un campo a Taranto  e successivamente rilasciati)… Posso affermare che nell’area della 1° Divisione Paracadutisti, che rimase per tutto il tempo sulla linea del fronte, ci dovemmo preoccupare ben poco per l’attività partigiana e che in nessun caso fu necessario che uomini della divisione si dovessero preoccupare di rappresaglie di una qualche importanza”

Malato di cancro, Richard Heindrich, generale tedesco al comando della 1ª divisione Paracadutisti stanziata sul territorio di Roccaraso, dopo il 1947 giurò di non aver mai sentito parlare della strage. Solo in quell’anno e per poche settimane l’esercito alleato indaga sulla questione.

Il manifesto che ordinava lo sgombero. Nel 1966 il primo cittadino di Roccaraso, Camillo Redaelli, ricorda che proprio il 7 novembre, all’improvviso, arrivò l’ordine di sgomberare tutti, senza eccezione, la frazione. Diciannove anni prima, il 3 novembre 1947 nel palazzo municipale, il sindaco di Roccaraso, Ippolito Del Castello, indicò all’ufficiale inglese che indagava solo che la data dello sgombero risaliva ai primi di novembre, senza precisare il giorno mentre sul sito Pietransieri Racconta è indicato che il 30 ottobvre 1943 Albert Kesselring fece affiggere un manifesto, nelle località: Rivisondoli, Pescocostanzo, Roccaraso, Roccacinquemiglia e Pietransieri, che recitava in lingua tedesca: “Tutti coloro che si troveranno ancora in paese o sulle montagne circostanti saranno considerati ribelli e ad essi sarà riservato il trattamento stabilito dalle leggi di guerra dell’esercito germanico”. Nella stessa pagina del sito si riporta una testimonianza di Pia Cocco, figlia di Maria Cordisco, morta sotto una mina nazista all’interno di un casolare. La donna dà per scontato che a ordinare il massacro fosse stato il tenente Schulemburg: “..si accanì in un primo momento contro il bestiame razziato, mitragliato e abbandonato nei boschi circostanti. In un secondo momento contro la popolazione. Alcuni pietransieresi, vennero sorpresi e fatti saltare all’interno dei casolari”.

Tribunale di Sulmona Report-age.com 2016Procedimento civile. Una richiesta di risarcimento danni per l’eccidio dei Limmari è stata presentata, anni fa, dall’amministrazione di Roccaraso alla Germania. Il 18 novembre 2013 l’avvocato difensore delle vittime di Pietransieri, Lucio Olivieri, commenta il rifiuto dell’istanza di risarcimento danni a favore delle vittime legato a un problema di giurisdizione. Il risarcimento non può essere mosso nei confronti di uno Stato straniero, ma solo verso i diretti responsabili, è la sentenza della Cort di giustizia dell’Aja del 2012. É giusto che i documenti escano fuori dagli archivi privati e segreti perché queste responsabilità, ancora da accertare, non hanno alcun diritto all’oblio e soprattutto perché la violazione dei diritti fondamentali dell’uomo non rientra nei casi in cui gli stati godono d’immunità (Sentenza della Corte costituzionale 2014).

Casali dei Limmari foto in analogico di Mario Di Salvo

Casali dei Limmari foto in analogico di Mario Di Salvo

22 Agosto 2016 Lo stato di abbandono dei Casali dei Limmari. Il 21 agosto 2016 degrado e sporcizia ai Casali dell’eccidio di Pietransieri costringono l’Associazione nazionale partigiani Italiani  (Anpi) a scrivere al Presidente della Regione per un intervento. La risposta non si fa attendere: “Andrò presto con i vertici Anpi ai Limmari per vedere la situazione e telefonerò anche al sindaco per capire il da farsi” così dichiara il governatore, Luciano D’Alfonso, appena 2 giorni prima il terremoto di Amatrice. Quello di Pietransieri ha il triste primato di essere anche il primo eccidio di massa di civili, 123 poveri innocenti – tra cui 34 bambini sotto i 10 anni – incluso un neonato di appena un mese, fucilati e fatti esplodere dalle truppe tedesche. Alle rimostranze dell’Anpi ha risposto anche il sindaco di Roccaraso, Fracesco Di Donato, sottolineando che i luoghi della memoria non sono assolutamente abbandonati perché: “fatta eccezione per l’erba alta, tutto è rimasto volutamente così come oggi appare, in ricordo dell’eccidio”. Di fatto è rimadta lettera morta la promessa di un progetto, sostenuto dalla precedente amministrazione regionale, per un Parco regionale della Pace ai Limmari, nella valle della Vita.

Programma di celebrazioni del 2016

Programma Pietransieri 20 e 21 novembre 2016

Programma Pietransieri 20 e 21 novembre 2016

mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamento

Eccidio dei Limmari. Farnesina dalla parte della Germania che godrebbe dell’immunità

Archivio

Presto D’Alfonso ai Limmari per sopralluogo ai casali dell’eccidio di Pietransieri  (?)

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