Fanghi toscani a Collelongo da rimuovere subito, il Tar ha deciso

L’Aquila. Vale il principio di precauzione, più volte richiamato dal Wwf Abruzzo montano, per il caso Le Grottelle perché i rifiuti industriali della Toscana finiti nella ex cava di Collelongo minacciano il pozzo Triolo non ancora contaminato, ma a rischio, dista solo 300 metri dal sito contaminato. I fanghi dovevano essere rimossi entro il 30 settembre di quest’anno, ribadisce il Tribunale amministrativo regionale e, dopo 3 rinvii, mercoledì i giudici si pronunciano: i rifiuti vanno immediatamente rimossi e se non provvederanno i responsabili se ne dovrà occupare il Comune.

Incendio Adria gomme Foto Trozzi Report-age.com 2014Il Tar (sezione I) ha così respinto l’istanza cautelare della ditta Tamburro contro il provvedimento della Provincia dell’Aquila che il 10 febbraio ha vietato all’azienda di proseguire l’attività per il recupero dei rifiuti. Un dettaglio, il Comune di Collelongo non si è costituito in giudizio. Comunque, il Tribunale amministrativo pronuncia ordinanza di respingimento sulla base del prevalente principio di precauzione in tema ambientale (ex art. 3 ter D.lgs. 152/2006), questo dopo aver ascoltato gli avvocati della Provincia dell’Aquila, Pierfrancesco De Nicola e Francesca Tempesta, e Angelo Guanciale, difensore ad opponendum dei consiglieri di minoranza Nicola Pierleoni, Cesare Angelo Pisegna e Cinzia Pisegna Orlando. Precauzione e monitoraggio costante della falda, l’insistenza del Wwf Abruzzo montano ha avuto la meglio a tutela della salute dei marsicani, in particolare per la presenza dei campi pozzo di Trasacco, fonte strategica prioritaria e insostituibile di alimentazione idrica non solo per Collelongo, ma per Trasacco, Luco dei Marsi ed Avezzano. La rimozione delle 17 mila tonnellate di rifiuti e materiale di miscelazione è immediata per preservare l’integrità della falda acquifera nelle vicinanze (art. 242 del D.lgs. 152/2006). Se i responsabili  non provvederanno nè lo farà il proprietario del sito, procederà alla bonifica l’amministrazione comunale. “Questa emergenza ambientale, come tante altre, poteva essere evitata con la partecipazione responsabile dei cittadini e delle associazioni ambientaliste ai processi decisionali – interviene Walter Delle Coste, presidente del Wwf Abruzzo Montano – Partecipazione volta a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente sano, in cui sono assicurati salute e benessere, così come scritto nella Convenzione di Aarhus nel lontano 1998”.

Il caso le Grottelle. Una lunga battaglia quella intrapresa dall’associazione ambientalista abruzzese per far rimuore i fanghi provenienti dagli stabilimenti industriali di una società di Lucca che produce carta igienica ecologica. Da un controllo a campione eseguito dall’Agenzia regionale per la tutela ambientale della Toscana, il 26 novembre 2015, emerge che i rifiuti provenienti dagli stabilimenti di Porcari e di Diecimo, in provincia di Lucca, conferiti poi nella cava abruzzese gestita dalla ditta Tamburro, superano  per centinaia di volte i limiti di legge. A tenere comunque sotto controllo la situazione della ex cava sono i consiglieri di minoranza di Collelongo che inviano gli atti anche alla Procura. Il 16 ottobre scorso in un incontro in Comune Walter Delle Coste e Velina Armati, del Wwf Abruzzo montano, ricostruiscono tutti i passaggi degli scarichi nella ec cava. I 2 ambientalisti sono tra i primi a denunciare l’anomalia di un risanamento ambientale, a Collelongo, fatto con rifiuti industriali in una cava che ricade in un Sito d’interesse comunitario (Sic) nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm). Dai documenti dell’ufficio tecnico comunale (Utc), il consigliere Nicola Pierleoni elenca, in quella stessa occasione, tutte le interrogazioni, purtroppo andate a vuoto, presentate in consiglio per la verifica del rilascio dell’autorizzazione al ripristino ambientale. La situazione è più grave di quanto sembra: gli intermediari finanziari non sarebbero abilitati a emettere le polizze fideiussorie, obbligatorie per il rilascio dell’autorizzazione, a favore del Comune o della Provincia dell’Aquila. Inoltre, uno degli intermediari non risulterebbe più nell’elenco dal 3 marzo 2016, cancellato dal ministero economia e finanze. “Nell’ultima Conferenza di servizi, tenutasi il 28 ottobre in municipio a Collelongo, la delegata dell’ente parco, Cinzia Sulli, chiede l’adozione degli atti per il ripristino dell’integrità ambientale del sito inquinato. Anche il Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), rappresentato da Alberto Cipolloni, e l’Ambito territoriale ottimale marsicano (Ato), con Aurelio D’Amico, domandano un monitoraggio sistematico della qualità dell’acqua utilizzata da migliaia di persone del pozzo non distante dal sito, fortunatamente non inquinato. Ciò non esclude che potrebbe esserlo in futuro, è la più grande preoccupazione di Delle Coste così del presidente della conferenza di servizi, Vincenzo Tarquini e del sindaco di Collelongo Rosanna Salucci, che ribadiscono la necessità di rimuovere i rifiuti depositati e risultanti non conformi alla normativa.

Il 7 novembre, il segretario comunale di Collelongo, Gianna Del Fiacco, avvia un procedimento di verifica delegando Vincenzo Tarquini, responsabile del settore lavori pubblici del Comune di accertare la veridicità delle dichiarazioni di Remo Tamburro, gestore del Sito, che  per ottenere l’autorizzazione il 12 giugno 2014 avrebbe dichiarato che la cava non ricade all’interno di un Sito di interesse comunitario (Sic), parte integrante del Parco nazionale d’Abruzzo dal 1995 e della Rete natura 2000.

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