Delrio per prevenzione sismica a Sulmona: progetto centrale Snam su faglia Morrone non è sua competenza

Sulmona (Aq). Il ministro Graziano Delrio vuole tenacemente ricostruire, ma la ricostruzione è poco e il ministro delle infrastrutture, questo pomeriggio a Sulmona, approva l’impegno preso dal sindaco, Annamaria Casini, per la prevenzione sismica in città e dall’assessore regionale alle aree interne, Andrea Gerosolimo, riceve il progetto di smilitarizzazione e conversione in Polo logisto della protezione civile del deposito militare di colle San Cosimo di Pratola Peligna (Aq). É d’accordo anche sull’idea di una sede distaccata dell’Ingv a Sulmona così pure sulla messa in sicurezza sismica di tutta l’autostrada gestita dalla società Strada dei parchi e annuncia che “ci sarà un investimento molto importante che viene validato adesso dal Consiglio superiore dei lavori pubblici”, ma della centrale di spinta Snam costruita in area a massimo rischio sismico e idrogeologico non vuole saperne.

Aggiornamento 1, 2, 3 e 4

gerosolimo-dalfonso-e-delrio-foto-maria-trozzi-report-age-com-11-11-2016In tutto questo rincorrersi di buonismo per la patria di Ovidio, prima a mettere in pratica uno studio di prevenzione sismica, a firma Pd, con la classificazione degli edifici cittadini grazie alle analisi degli esperti, manca qualcosa. Il primo cittadino ha predisposto quanto necessario per partire con le indagini sugli edifici del centro storico e così conoscere tutto sulla solidità del patrimonio culturale ovidiano grazie ad una equipe di esperti che si sta definendo: geologi, ingegneri e architetti, professionisti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e tecnici che arriveranno dalle più prestigiose università italiane e che potranno dare un responso sulla capacità di resistenza delle vecchie e antiche strutture sulmonesi e dei complessi monumentali da classificare.

Un paradosso di non poco conto. Sulla strada intrapresa nessuno pensa, in pochi guardano a quel progetto, ormai in fase di autorizzazione, in cui si prevede una centrale di compressione del metano a Case Pente a 2 passi dalla faglia più pericolosa d’Italia. Una mega centrale, appendice di un gasdotto per spingere a Nord, attraversando aree a massimo rischio sismico, il gas che la Snam venderà esclusivamente all’Europa traendo grande profitto solo per sé, senza alcun vantaggio per le popolazioni che accoglieranno centrale e maxitubi. Dalla mole di indagini geognostiche eseguite nei terreni che potrebbero accogliere l’enorme impianto non appare chiaro come siano stati declinati i dati raccolti per il progetto del Rete adriatica, quasi autorizzato.

Se prevenzione deve essere allora è utile sapere che la centrale in questione si costruirà su una superficie di 12 ettari, lo stesso spazio di 16 campi e mezzo da calcio. Di questi 12 ha, 1/3 sarà occupato da impianti fuori terra e gli altri saranno sotterrati. Alle 3 turbine da 11 Megawatt ciascuna, 2 delle quali sempre in esercizio per la spinta del gas, si aggiunge uno sfiatatoio alto forse 50 metri per i fumi della compressione. L’impianto verrebbe installato a 500 metri di distanza dal metanodotto già esistente, a 2,3 km da un Sito d’importanza comunitaria (Sic) e a poche centinaia di metri dal centro abitato, soprattutto a ridosso della faglia del Morrone. É la faglia più pericolosa d’Italia, perché la massima magnitudine attesa, in caso di attivazione, è prevista con valori inquietanti che oscillano da M 6,6 a M 6,7.

Faglia del monte morrone lo studio dei geologi Report-age.com 2016Se è vero che la tecnologia può risolvere la questione sismica,  in questo encomiabile programma di prevenzione programmato per Sulmona, approvato anche dal ministro, dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso e sostenuto dal sottosegretario regionale Mario Mazzocca, è da includere e da non sottovalutare anche la gravosa parentesi della centrale di Case Pente in prossimità di un faglia lunga 23 chilometri, da Pacentro (Aq) a Popoli (Pe) che potrebbe attivarsi in qualsiasi momento e potrebbe farlo senza avvertire, senza sciame sismico. Una faglia silente da quasi 2 mila anni.

“Ma verrà valutata sicuramente, non si preoccupi però dal ministro competente” è ancora più interessante ascoltare il ministro delle infrastrutture Delrio quando accenniamo al fatto di costruire una centrale di spinta di quelle dimensioni sull’area della faglia del Morrone

Ascolta:

centrale-di-spinta-e-faglia-del-morrone-con-scorrimento-verso-la-piana-tas-terrazza-in-altitudine-di-sulmona-report-age-com-2016Dimostrare che la centrale di compressione del gas naturale è a prova di terremoto, così come previsto per la massima accelerazione attesa della faglia del Morrone, è doveroso e la situazione va indagata magari da un ingegnere che si occupa di progettazione di impianti e che con una perizia possa verificare gli aspetti indispensabili per garantire sicurezza ai cittadini, oltre al fatto di superare i problemi di inquinamento per le emissioni dell’impianto. Dare coerenza al discorso della prevenzione che si vuole intraprendere per Sulmona è il minimo. Ed è proprio il vuoto normativo nazionale a costituire un problema. L’assenza di una disciplina che vincoli in modo specifico chi costruisce grandi opere strategiche, magari utili, in certi luoghi sensibili dà incertezza per il futuro. Così per l’impiantistica si fa riferimento solo a norme europee come l’Eurocodice 8 per la progettazione delle strutture per la resistenza sismica. Da qui parte la più grande preoccupazione di questa città che diventerà banco di prova per la prevenzione sismica e, paradosso, potrebbe al contempo accogliere una centrale di spinta di enormi dimensioni, per 8 ettari sotterrata, di cui si sa davvero poco e vicina a una faglia come quella.

Investire in prevenzione per non avere poi da curare così come fatto in campo medico, per il cancro alla mammella per le donne o per il tumore all’utero, ha comportato una spesa sanitaria infinitivamente minore, conferma il ministro Delrio: “La cura, la manutenzione e la prevenzione del rischio sismico è una grandissima opera – dichiara il ministro delle infrastrutture – è l’unica vera grande opera del nostro Paese che si realizza giorno dopo giorno con la fatica, passo dopo passo, a cominciare dalla classificazione degli edifici. Se Sulmona vuole essere una delle zone sperimentali per cominciare subito la mappatura immediata e la classificazione degli interventi questo è esattamente quello che cerchiamo di mettere in piedi con Casa Italia. L’Italia sino a quest’anno non aveva una classificazione sismica e nel nuovo anno finalmente l’avremo”.

Ricostruzione. Sono stati spesi, tra il 2010 e il 2012, 4.3 miliardi in media all’anno per le ricostruzioni. E sono stati spesi quasi 250 miliardi per le ricostruzioni dai danni sismici o idrogeologici dal fine del dopoguerra ad oggi. Quindi non abbiamo la scelta di abbandonare l’appennino perché abbandoneremo noi stessi e quindi le zone più sismiche. É assolutamente sbagliato dover rincorrere per ricostruire quando hai la possibilità di prevenire”. Non è un’idea ma una cosa concreta il discorso della prevenzione per il governo, chiarisce il ministro: “Perché abbiamo 20 milioni di persone che abitano nelle zone sismiche 1 e 2, ci siete voi, ma ci sono 20 milioni di persone. E ci sono 6 milioni di edifici che son stati costruiti in gran parte, diciamo 70, 80% senza le normative sismiche”. Il ministero delle infrastrutture sta predisponendo le linee guida  per la classificazione e Delrio prevede che a dicembre saranno pronte.  “In breve una vera e propria classificazione sismica pronta per il prossimo anno così che per un cittadino che ha fatto l’analisi del suo edificio privato le spese, in questa Finanziaria fino all’85%  nei condomini e sino al 75% nell’abitazione singola, sono in detrazione – aggiunge il ministro – Questo per far partire la prevenzione e classificazione e deve trovare negli edifici pubblici un punto che non può soffrire di mancanza di risorse. La parola d’ordine ai sindaci e alle comunità locali è che non ci saranno problemi di regole come il Patto di stabilità per l’edilizia scolastica, non ci sono e non ci saranno problemi di regole sbagliate per mettere apposto il municipio, perché noi non vogliamo che la sicurezza che è un valore per tutti sia un valore variabile da città a città. Non può essere che la sicurezza di una scuola sia diversa per un piccolo borgo dell’Appennino rispetto ad una grande città. Noi siamo per l’autonomia dei territori ma dobbiamo porci gli obiettivi come Paese”.

mariatrozzi77@gmail.com

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