La riforma che snatura le aree protette: associazioni sul piede di guerra

Roma. Bocciate da governo e senato le osservazioni e le proposte delle 17 associazioni ambientaliste che criticano la modifica alla legge sui parchi e le aree protette. Una riforma che snatura, una modifica sbagliata, dicono gli ecologisti che chiedono ora alla Camera dei deputati di accogliere la richiesta di rivedere il disegno di legge che altrimenti mpegnerà nella votazione forse 630 onorevoli.

Parco regionale Sirente Velino Foto Maria Trozzi Report-age.com 2016
Parco regionale Sirente Velino. Foto Maria Trozzi

La modifica della Legge 394 del 1991 sulle aree protette è passata al senato. Approvata, eppure per le associazioni in prima linea contro la riforma dei parchi il testo in esame non valorizza il ruolo delle aree protette come strumento efficace per la difesa della biodiversità e non chiarisce il ruolo che devono svolgere la comunità del Parco. “Un testo che doveva rafforzare il ruolo e le competenze dello Stato centrale nella gestione delle aree marine protette, ma che in realtà continua a lasciare questo settore nell’incertezza e senza risorse adeguate – scrive il gruppo ambientalista – Perché non possiamo non sottolineare che questa riforma viene fatta senza risorse, che la legge approvata non riesce a delineare un orizzonte nuovo per il sistema delle aree protette e senza migliorare una normativa che, dopo 25 anni di onorato servizio, non individua una prospettiva moderna per la conservazione della natura nel nostro Paese”. I punti critici del disegno di legge oggi approvato al senato si legano al fatto che peggiorerebbe ancora di più la qualità delle nomine al vertice degli enti e non razionalizza sufficientemente la composizione del consiglio direttivo in cui è prevista la presenza di portatori di interessi specifici e non generali. Non viene definita la partecipazione dei cittadini né la previsione di comitati scientifici;

  • Una governance delle Aree marine Protette che non prevede alcuna partecipazione delle competenze statali e individua Consorzi di gestione gli uni diversi dagli altri;
  • L’assenza di competenze specifiche in tema di conservazione della natura di Presidente e Direttore degli Enti Parco;
  • Un sistema di royalties che, pur legato ad infrastrutture ad alto impatto già esistenti, deve essere modificato per evitare di condizionare e mettere sotto ricatto i futuri pareri che gli enti parco su queste dovranno rilasciare;
  • Una norma che attraverso la “gestione faunistica”, con la governance prevista, acuirà le pressioni del mondo venatorio;
  • L’istituzione di un fantomatico Parco del Delta del Po senza che venga definito se si tratti o meno di un parco nazionale, quando peraltro la costituzione di questo, come Parco Nazionale, è già oggi obbligatoria ai sensi dalla legge vigente;
  • Non si garantisce il passaggio delle Riserve naturali dello Stato, del personale e delle risorse impegnato, ai parchi.

Soprattutto non si vietano le esercitazioni militari nei parchi e nei siti natura 2000. In Abruzzo, è bene saperlo, su monte Ruzza e in pieno parco del Gran Sasso non è ancora prevista alcuna bonifica per l’area in cui si tenevano le esercitazioni militari e così non manca la sorpresa di trovare, in prossimità dei sentieri, delle bombe da mortaio o mucchi di vecchi copertoni. Depotenziati, per gli ambientalisti, anche i requisiti per la pianificazione, la classificazione e la gestione dei siti Rete natura 2000. “Abbiamo dato la massima disponibilità al confronto, elaborando argomenti seri e proposte dettagliate – scrivono le associazioni in trincea – Siamo costretti a dover prendere atto di mancate risposte del relatore, della maggioranza e del Governo, con il risultato doppiamente negativo di perdere l’opportunità di miglioramenti costituzionalmente coerenti e di determinare un grave scollamento tra la politica italiana ed un approccio alla conservazione della natura coerente alle indicazioni ed agli obblighi internazionali – il gruppo conclude –  A 25 anni dalla sua approvazione, il senato, snaturandone i presupposti, approva modiche inadeguate alla legge sulle aree protette che ha salvato una parte del territorio italiano. La questione ora si sposta alla camera dei deputati dove le associazioni ambientaliste faranno di tutto per farsi sentire”.

A chiedere modifiche alla deforma sono Ambiente e lavoro, Aiig – associazione insegnanti di geografia, Club Alpino Italiano, Centro turistico studentesco, Ente nazionale protezione animali, Fai – Fondo ambiente italiano, Greenpeace Italia, gruppo di Intervento giuridico, Italia nostra, Lav – Lega antivivisezione, Legambiente, Lipu, Marevivo, Mountain wilderness, Pro Natura, Sigea, Wwf Italia.

mariatrozzi77@gmail.com

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